Bar-abbâ

________ Bar-abbâ

In aramaico “Bar” vuol dire figlio e “Abbas” vuol dire padre. Si fa riferimento al Barabba delle culture messianiche, figura criminalizzata, brigante, rivoltoso o indicato spesso come Cristo stesso, dunque un figlio che porta il peso di una assenza, di una recisa reciprocità. Detenuti e figlie e figli adolescenti si ritrovano insieme, in carcere, a seguire un percorso al tempo stesso di cura, formazione e creazione artistica, che si compie con la produzione di uno spettacolo. Il laboratorio teatrale si basa su pratiche sceniche diversificate e attività multidisciplinare, sulla messa in comune di esperienze e saperi e la creazione di esiti aperti al pubblico. La continuità porta ad un effetto trasformativo, sia dal punto di vista culturale che relazionale, intervenendo non soltanto sulla relazione tra detenuti e figli, ma coinvolgendo anche l’istituzione e le cerchie relazionali che di fatto ne subiscono l’influenza.

Con Bar-Abba, in sinergia con l’Istituzione, si radicano e si sviluppano gli obiettivi di cucitura, relazione, apprendimento, ampliamento delle prospettive di vita e professionali. Ispirato alla Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti, siglata tra Ministero della Giustizia e Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, il progetto contrasta la povertà sociale ed educativa, rimarginando il rapporto detenuti-figli, restituendo il diritto alla continuità del legame affettivo e alla genitorialità, per il reinserimento nella società con una lingua nuova, un pensiero riformulato e una visione inedita di futuro. Il laboratorio teatrale condiviso tra detenuti, figlie e figli è il luogo concreto dove prende corpo una nuova possibilità di vita, con ricadute tangibili sull’intero sistema di relazioni familiari e sociali che regolano la vita di una comunità.

Ideato nel 2019, rimasto in sospeso a causa della pandemia, prende finalmente vita nel 2021 presso la Casa Circondariale di Poggioreale, dove ha concluso il suo ciclo il 20 novembre 2023, con l’esito pubblico “BarAbba Open Day”, in occasione di “Affabulazione” rassegna culturale del Comune di Napoli.

È stato sostenuto per due annualità dall’otto per mille della Chiesa Valdese.

E’ tutt’ora in corso presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano.


2024
Casa Circondariale di Napoli Secondigliano

Il progetto ha preso avvio nel 2024 ed è tutt’ora in corso presso il reparto Mediterraneo della Casa Circondariale di Napoli Secondigliano.


2021 – 2023
Casa Circondariale di Napoli Poggioreale

Ideato nel 2019, rimasto in sospeso a causa della pandemia, prende finalmente vita nel 2021 all’interno della Casa Circondariale di Poggioreale-Napoli.

Il biennio 2021-2023 è stato sostenuto dai fondi otto per mille della Chiesa Valdese.

Il lavoro ha coinvolto 12 detenuti e i loro figli e figlie concentrandosi sullo studio del Don Chisciotte di M. Cervantes per approdare alla conclusione del suo ciclo il 20 novembre 2023, con l’esito pubblico “BarAbba Open Day” in occasione della rassegna culturale “Affabulazione” del Comune di Napoli, invitando il pubblico ad entrare nelle viscere del carcere di Poggioreale per prendere parte ad una giornata in cui, all’esito spettacolare, è seguito un incontro di riflessione e dibattito moderato da Valentina Vittoria Mancini.

Tratto dal comunicato stampa

“Come un vaso senza fondo ci ingoia la fantasia di Cervantes, ci risucchia nel suo vortice di schiaffi, bastonate, denti all’aria, urla di battaglia, scenari fantastici che si sovrappongono alla fissità imposta dalla narrazione comune, avventure che si risolvono in un nulla di fatto.
Parte Don Chisciotte, corazzato di illusioni che rimbombano di eroi da eguagliare, isole da conquistare, giganti da combattere, principesse da liberare, castelli da difendere, incantesimi da spezzare, ingiustizie da punire. Un viaggio di solo ritorno, attraversando la violenza, lo scherno, il sopruso dell’uomo sull’uomo, per ricongiungersi con la sua trista figura. Lo accompagna Sancio, legato alla promessa di un’isola che non c’è.
Incantato l’uno e illuso l’altro si muovono entambi da una realtà certa verso l’impossibile. Erriamo in cerca di quelle avventure che ci permettono di sfuggire al nulla, protendendo maldestramente una mano armata per toccare, un urlo per parlare, una fuga per rincorrere, accumulando cicatrici come promemoria. Erriamo per imparare.”