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Drawing: Ilaria Garzillo

CONGIUNZIONE

 

In grammatica, la congiunzione è una parte invariabile del discorso usata per collegare tra loro due o più elementi all’interno di una proposizione; in astronomia, la posizione di due astri aventi in un dato istante la medesima longitudine rispetto a un altro astro; in matematica, nella teoria degli insiemi, prende anche il nome di intersezione o prodotto logico. In Altofest, il termine inaugura una nuova pratica, rivolta a quegli artisti che negli anni si sono avvicendati nelle sue programmazioni; invitandoli a “ricongiungersi” in una residenza di creazione collettiva, che faccia riferimento alla traccia poetica in esame nell’edizione corrente.
Nel contesto della Comunità di Altofest, si vuole inaugurare un dialogo germinale, aprire uno spazio inedito, una nuova soglia di interazione, un territorio liminale. Qui, la prospettiva creatrice è ribaltata, la produzione artistica diventa funzione della produzione critica. L’effimero è superato nella messa in comune del processo. L’esito non è l’obiettivo, ma passaggio essenziale che nutre il dialogo. La sua esposizione come atto di ricerca e il suo successivo precipitare in documento, rende la pratica artistica radicale e “inconsumabile” (Pasolini), contribuendo a formare un corpus ereditario, a cui riferirsi con nuove domande sull’azione poetica di Altofest.
Congiunzione sarà d’ora in poi quel luogo semantico a cui gli artisti di Altofest potranno tornare, per riscrivere la propria presenza, incrinare la forma, disarticolare il processo, fare esercizio critico, alla luce di una riflessione comune, riferita ad uno dei fondamenti del tracciato poetico da cui deriva la struttura del “dispositivo” Altofest.

Congiunzione raccoglie le istanze e il desiderio di ritornare a rivivere l’esperienza di Altofest, espressi più volte negli anni da molti degli artisti che lo hanno abitato. Ci siamo allora interrogati sul senso del ritorno e sull’urgenza di dargli un luogo definito all’interno della struttura di senso della comunità di Altofest. Si torna con una consapevolezza che sposta i confini della ricerca e dell’azione poetica e ridefinisce l’urgenza di essere presenti.

Le artiste in congiunzione:
Elisabetta Di Terlizzi
Federica Terracina
Raffaella Menchetti

Progetto:
Atti Liminali 

 

CORNICE TEMATICA: LA TRADUZIONE

La traccia poetica di questo Altofest 202X prende in esame il tema della “Traduzione”. Ad esso è dedicato il processo di rilettura di Altofest come dispositivo, attraverso le pratiche riflessive elaborate dalla Co.R – Comunità di Ricerca, di cui Congiunzione fa parte.

La traduzione è forma [letteraria]. Concepirla come tale significa tornare all’originale, perché lì, come intraducibilità, è rinchiusa la sua legge.

Walter Benjamin – Il compito del traduttore (1920)

La traduzione è una delle operazioni strutturali del dispositivo Altofest, richiesta esplicitamente agli artisti. Questi infatti, durante il periodo di residenza artistica presso le case dei cittadini residenti, sono impegnati a “tradurre” un’opera del proprio repertorio, non già adattandola allo spazio dove sarà esibita, ma lasciando transitare i segni che la compongono nel luogo abitato e dunque già segnato. L’artista si trova nella stessa posizione del traduttore, in un transito estetico tra la sua opera e la sua riscrittura, dove la trasfigurazione si attua tanto più si è fedeli all’originale.
Alla luce della propria esperienza pregressa in Altofest, gli artisti in “congiunzione” sono invitati a condividere un processo di creazione collettiva, riferendosi alle proprie poetiche in termini di “traduzione”, seguendo il tracciato di indagine proposto dalla Co.R, espresso nelle seguenti domande: in che misura il tuo processo di creazione – in e oltre – Altofest può essere inteso come un
processo di traduzione? Quali tra gli elementi fondamentali di tale processo trovano un equivalente nella pratica della traduzione (relazione con la fonte, relazione fra una “lingua madre”ed una “lingua del destinatario”, conversione dei segni)? Cosa invece resiste a lasciarsi cogliere attraverso questa analogia? Qual è la madrelingua del tuo processo creativo? Quali strategie hai adottato per confrontarti con l’impossibilità di tradurre, eventualmente manifestatasi nel dialogo con il donatore di spazio?