artisti 2025

Sans collier, Physiographie d’existences

ph. Louise Bédard

Coreografa e interprete: Louise Bédard
Scrittura: Angélique Willkie
Dramaturg: Anne Thériault
Compositrice: Diane Labrosse
Set designer: Marilène Bastien
Luci: Lucie Bazzo
Direttore delle prove: Scott McCabe
Truccatore: Angelo Barsetti
Costumi: Anna Duverne
Responsabile di produzione: Pier-Luc Legault
Produzione: Louise Bédard Danse

Coproduzione: La Chapelle Scènes Contemporaines
Louise Bédard Danse è sostenuta da Canada Council for the Arts e il Conseil des arts de Montréal.

Questo progetto ha ricevuto il sostegno finanziario del Conseil des arts et des lettres du Québec.

Un ringraziamento speciale a Olivier Bertrand e all’intero team di La Chapelle.

La compagnia ha beneficiato di residenze di creazione presso l’Agora de la danse, Place des Arts, Centre d’art Diane-Dufresne e Maison de la culture du Plateau-Mont-Royal. Danse K par K, Furies Festival de danse contemporaine, Circuit-Est choreographic centre, Festival Quartiers Danses. Agence Roger Roger.

Sans collier, Physiographie d’existences

Durante l’isolamento della pandemia, la coreografa e danzatrice Louise Bédard ha iniziato a fotografarsi, creando una serie di autoritratti che sono diventati molto più di semplici immagini: sono diventati soglie verso altre esistenze.

Da questo corpus fotografico emergono gradualmente i volti e i corpi di donne diverse – alcune reali, altre immaginarie – che trovano nel corpo dell’artista il loro spazio di manifestazione. Bédard diventa medium vivente, prestando la sua fisicità a presenze femminili che portano con sé storie di trasformazioni e fragilità.

Queste donne, a lungo private di visibilità, rivendicano attraverso la performance il diritto di esistere scenicamente. Il corpo maturo dell’artista si fa territorio di incontro, spazio dove diverse identità possono finalmente lasciare la loro impronta.

Guidata dalle parole e dalla sensibilità di Clarice Lispector – scrittrice brasiliana nota per la sua esplorazione dell’interiorità femminile – Bédard costruisce una vera e propria fisiografia delle esistenze: una mappatura corporea di vite, desideri e memorie che prendono forma e presenza in scena. Un lavoro che trasforma l’autobiografia in coralità, l’isolamento in incontro, la fotografia statica in danza pulsante di vita.

Louise Bédard Danse

Di base a Montréal, Québec (CAN), Louise Bédard è una rinomata coreografa che ha fondato la compagnia Louise Bédard Danse nel 1990. Spinta dalla passione per il movimento, lo spazio e il tenue filo che ci tiene in un perenne stato di sospensione e ormeggio, offre una danza sensibile e luminosa con veracità e umiltà.

Louise ha danzato per diversi coreografi di Montreal, arricchendo la sua carriera con incursioni nella performance, nel teatro e nel cinema. La creazione, in cui unisce conoscenza e scoperta, rimane per lei un fertile campo di esplorazione.

Il suo percorso l’ha avvicinata all’essenza del gesto, che libera la sua immaginazione ed esprime forza e fragilità. La sua firma coreografica è apprezzata per la sua finezza, che apre spazi di soggettività e di espressione intima.

Nel 2018, Louise Bédard ha ricevuto il premio Performer of the Year al Prix de la danse de Montréal, sottolineando il suo eccezionale contributo. Nel 2025 festeggerà i 35 anni di attività con la sua compagnia, proseguendo una carriera segnata da audacia e originalità.

facebook
instagram

Atlas of Sounds

ph. Oliver Look

Sceneggiatura, ricerca, registrazioni e rappresentazione teatrale: Ludomir Franczak
Loops, mix audio e mastering: Marcin Dymiter
Produzione: Teatr Szwalnia / Łódz

Atlas of Sounds

“Atlas of Sounds” è una collezione in continua evoluzione ed espansione di paesaggi sonori. Esplora l’audiosfera di luoghi diversi, entrando in relazione tanto con fenomeni udibili quanto con quelli nascosti o immaginari.

Il progetto trae ispirazione da una convinzione condivisa, a suo tempo, da Guglielmo Marconi, che studiò le onde sonore “registrate” nell’aria. Marconi era convinto che tutto ciò che è stato detto sulla Terra esista ancora intorno a noi: serve soltanto un ricevitore abbastanza sensibile da captare i suoni del passato.

Questa idea apre nuove possibilità di comprensione dell’audiosfera, spingendoci a pensare al suono non solo come qualcosa che si può ascoltare, ma anche come qualcosa da immaginare, ricordare o intuire.

Essa permette la costruzione di paesaggi immaginari profondamente legati a luoghi specifici, così che la performance si trasformi ogni volta che viene presentata in un nuovo contesto.

“Atlas of Sounds” è insieme un progetto di ricerca artistica e un lavoro performativo, fondato su un archivio mutevole di storie accomunate da una medesima prospettiva: il suono.

Rivela mondi privati, collezioni bizzarre e archivi impossibili.

Ogni storia ha il proprio tempo e si sviluppa attraverso strategie narrative differenti. Il pubblico compie un viaggio nello spazio e nel tempo, ascoltando la crosta terrestre, che custodisce le tracce e le memorie dei nostri antenati.

Ludomir Franczak

Di base a Lublin (POL), artista e ricercatore anti-disciplinare che lavora nelle arti visive, nella performance e nel teatro. Le sue opere sono presentate in teatri, gallerie, spazi pubblici e festival. Collabora con musicisti (Marcin Dymiter, Robert Curgenven, Robert Piotrowicz), artisti visivi (Magdalena Franczak, Sebastian Buczek) e teatri (Schaubude/Berlino, Cross Attic/Praga, TATWERK/Berlino, Szwalnia/Lodz).
Membro del collettivo che crea l’esposizione polacca al Quadriennale di Praga 2023. Il suo focus principale è la memoria, l’identità e l’attivismo ecologico. Attraverso azioni intermediali, crea progetti complessi utilizzando arti visive e sonore, storia o letteratura. È autore di diverse pubblicazioni artistiche e opere audio. È anche attivo come curatore e operatore culturale.

www.lfranczak.pl
instagram.com/ludomirf

With the support of

Natural Bread

Scrittura, direzione, performance: Yoonhwan Jeon
Producer: Jisun Park

Suono: Kayip
Operatore sottotitoli: Minji Kang Yoon
Prodotto da: AND Theatre

Natural Bread

Un artista, povero, arriva sull’isola di Gangwhado a causa di problemi economici e diventa un investitore in criptovalute fallito, costretto a partecipare alla folle tendenza dell’investimento in Bitcoin alimentata dal neoliberalismo.
Natural Bread si svolge integrando le attività quotidiane domestiche, proprie della società coreana – cuocere pane e bere il tradizionale vino di riso coreano – con quelle lavorative, tra cui investire in Bitcoin; nel suo scorrere naturale. Sullo sfondo uno schermo mostra il movimento sempre mutevole del grafico dei prezzi del Bitcoin, mentre Jeon Yoon Hwan investe in tempo reale. Per recuperare i soldi che perde investendo in Bitcoin, usa il compenso ricevuto per la sua performance, investendo nuovamente in criptovaluta. Questo atto irrazionale va oltre i canoni dell’investimento sicuro, proprio per il suo tasso di rendimento altamente instabile. La performance trova il suo spazio in scena e sullo schermo, aprendo una riflessione sul valore della vita di un artista senza sostegni in questa epoca; tra precariato e autocoscienza.

Yoonhwan Jeon/ E Teatro

Di base tra Seoul e Incheon (KOR), Jeon Yoon Hwan e AND Theatre si affidano agli aspetti contemporanei del teatro documentario e, allo stesso tempo, considerano varie metodologie teatrali per mediare tra finzione e realtà. Jeon Yoon Hwan ha sperimentato con opere documentarie integrando molteplici forme tra cui l’autobiografia, il monologo, il meta-teatro, il site-specific, dispositivi partecipativi del pubblico e opere immersive. Jeon Yoon Hwan ha creato costantemente opere che indagano la società capitalista contemporanea.
Sviluppa una riflessione sulla propria esperienza di vivere in un mondo pieno di assurdità e contraddizioni, dove una persona può diventare chi deride e allo stesso tempo il bersaglio di quella stessa derisione.

facebook.com/yoonhwan.jeon
instagram.com/jeonyoonhwan
facebook.com/ANDTheatre

Coro. Una specie di popolo

ph. Peppe Losapio

Di e con: Amalia Franco
Musiche: Fabio Orsi
Scenotecnica: Gianluca Vigone
Marionette: Amalia Franco
Coproduzione: Lavorare Stanca_VersoSud
Sostegno e residenza: RAMDAM, UN CENTRE D’ART e Botti du Shcoggiu
Progetto sostenuto da: Unione Europea e Goethe-Institut

Coro. Una specie di popolo

Nella commistione tra danza, figura e parola, l’artista esplora il Coro come entità fisica, sentimentale e di pensiero. Nella sua manifestazione più evidente il Coro è una pacifica masnada di marionette dedita a un movimento continuo e mai uguale di salita e discesa. Una specie di popolo – e qui la forma fisica trasuda in quella sentimentale – ma eterno, senza storia, come gli angeli o come la plebe.

Le creature del Coro sono la forma di un sentimento comune, il punto d’incontro tra il pensiero sottile e la manifestazione della materia. Il cubo è lo spazio di questo incontro: lo spazio nello spazio e il teatro nel teatro, artificio, baracca, oggetto cosmologico, solido platonico e macchina teatrale che muove e danza le figure.

Nell’andirivieni tra oggetti fisici, sentimentali e di pensiero, tra il visibile e l’invisibile, tra l’uno e i tanti, tra il cielo e la terra, avremo una guida, il Poeta, o Buffone, una specie di Caronte zoppo, che attraversa questo inframondo materico.

Amalia Franco

Di base a Taranto e a Torino (ITA), Amalia Franco è un’artista indipendente la cui ricerca si fonda sulle contaminazioni tra danza e figura, realizzando lei stessa marionette ibride e maschere. Il suo lavoro prosegue oltre lo spettacolo: sta nel rapporto laborioso con la materia prima e dopo. Pratica l’opera procedendo per espedienti, giustapposizione, accumuli, secrezione… a seconda del caso. Tra i suoi lavori, ‘Esercizi per scomparire’; ‘Corpo Unico’ con il Quartetto Maurice; ‘Trittico. Cantillazioni’ con Moscatelli e Frana; ‘Trittico. Lasciare andare con grazia’; ‘Mi prometti un ballo?’ con Di Crescenzo e Ceccobelli. Tra i festival, i teatri e le istituzioni in cui è stata invitata vi sono il Museo degli Uffizi, Anima If, Kilowatt Festival, Altofest, Marta-Museo Archeologico, FuoriFormato, Mirabilia, Tdanse, Teatri di Vita, Officine Caos, Immagini dall’Interno, Le Voci dell’Anima, VersoSud, Teatro dello Scompiglio, Laboratori Permanenti, Settimo Cielo, Teatro della Contraddizione e altri.

instagram
facebook
tumblr

Psychoanalysis of Money

ph. Charlotte Bösling

Concept e performance: Johanna Herschel e Felix Falczyk
Produzione di: Felix Falczk e Johanna Herschel
Coproduzione con: Implantieren Festival 2024
Finanziato da: Cultural Office of the City of Frankfurt am Main and the Hessian Ministry of Science and Research, Culture and Art.
La fase di ricerca è stata sostenuta dal Fonds Darstellende Künste con fondi del Federal Government Commissioner for Culture and the Media nell’ambito del programma NEUSTART KULTUR #TakeHeart Residency Grant in collaborazione con Theater im Ballsaal Bonn e Mousonturm Frankfurt.

Psychoanalysis of Money

Il denaro evoca una vasta gamma di emozioni e affetti. È un oggetto di ossessione e proiezione, una fonte di nevrosi quotidiana e un mezzo per soddisfare i desideri. Modella le nostre interazioni sociali fin nei minimi dettagli. In “La psicoanalisi del denaro” cerchiamo di invertire la logica del denaro stesso.

Attraverso un processo di analisi, i partecipanti esplorano le strutture complesse del denaro. Insieme, esaminiamo il denaro come meccanismo di repressione delle dipendenze sociali e affrontiamo le dimensioni inconsce della vita pecuniaria. Attraverso esercizi speculativi, interroghiamo le origini del denaro e cerchiamo nuovi modi per aggregarci.

Il nostro uso quotidiano e apparentemente naturale del denaro viene esaminato criticamente. Il denaro diventa uno strumento di terapia.

Deepfake Situations

Di base a Berlino (DEU), sotto l’etichetta Deepfake Situations, Felix Falczyk e Johanna Herschel lavorano su strategie e tattiche per l’appropriazione indebita di situazioni (quotidiane), con l’obiettivo di interrogarsi sulle basi del nostro modo di stare insieme. Insieme al pubblico, costruiscono situazioni in cui vengono provati, disimparati o simulati nuovi comportamenti. In quanto dispositivi interdisciplinari ed esperimenti performativi, i loro lavori esplorano i confini tra teatro, arti visive e coreografia sociale. Le opere sono state presentate presso istituzioni quali il Museum of Contemporary Art di Skopje (NMK), Ballhaus Ost a Berlino, Mousonturm a Francoforte, le Giornate Internazionali Schiller presso il National Theatre di Mannheim, zeitraumexit Mannheim, Confluence Festival a Stoccolma (SE), Zeitzeug Festival a Bochum, ARENA Festival a Erlangen e TanzArt a Gießen. Le loro attività di ricerca artistica e le lecture sono state ospitate, tra gli altri, dal Collaborative Research Centre “Intervening Arts”, dal New Centre for Research & Practice (USA) e dalla School for Politics & Critique (NMK).

deepfakesituations.org
instagram

The body stuttering at the proximity of a future sign

ph: Ale Carmona

Ideazione, regia e interpretazione: Valeria Polorena
Composizione musicale e musica dal vivo: Sebastian Morell
Premi: Theater Festival in Unexpected Spaces in Buenos Aires Festival Perpretacions Barcelona
Residenza: Centre Civic San Martí, Nunart, Nau Ivanow
Open studio: Oda a la mecerie Bruxelles, L’arreplegada Girona, Vallecas Danza Madrid

The body stuttering at the proximity of a future sign

“Un’esplorazione della molteplicità delle identità che abitano i nostri corpi. Un rituale in cui, attraverso un viaggio di suoni e movimenti, emergono la strada, la festa, il carnevale e i club. Un invito a sfumare i confini tra intimità ed esposizione, il chiaroscuro delle nostre storie, il territorio, le nostre origini, i desideri, le influenze e i nostri demoni.”

Questo lavoro ricostruisce danze e musiche tradizionali attraverso la lente delle tecniche contemporanee. Cerchiamo la trasformazione senza cancellare la tradizione, alla ricerca di nuove possibilità espressive. È un tentativo di costruire un ponte tra linguaggi popolari e contemporanei, in bilico sulla soglia di una nuova estetica.

Vogliamo animare queste forme rappresentative con l’urgenza emotiva del presente. Un’esperienza per trascendere collettivamente il tempo e immergerci in un rituale anacronistico.

Valeria Polorena and Sebastian Morell

Di base a Barcelona (ESP), Valeria Polorena è danzatrice, insegnante, coreografa e regista; presente in festival come la Bienal de Arte Joven, FIBA, Theatre San Martín Festival CCR e altri. 

Ha lavorato con coreografi come Mathilde Monnier, David Wampach e Alexandra Pirici. 

Ha ricevuto varie borse di studio e sostegno per realizzare i propri progetti, tra cui il programma di residenza d’artista presso il Centro Nazionale della Danza, il CN D di Parigi e la residenza del Tic Tac Art Center.

Sebastian è un compositore e un musicista, specializzato nella collaborazione con team di artisti e produttori in campi diversi come le arti dello spettacolo, il cinema e la musica popolare. Tra i suoi lavori più recenti figurano le composizioni musicali originali per “Esto no es un simulacro” (Biennial of Young Art Buenos Aires), “Yo es multitud” (San Martín Theater, CCR), “Access to the Tangible” (CCK, MIAC Brazil) e “Bots” (Artlab).

linktr.ee/valeriapolorena
instagram.com/valepolorena
linktr.ee/seba.morell
instagram.com/seba.morell

(Sans) Ordre

ph. Yana Isaenko

Concept e performance – Polina Fenko
Con
Archivio di registrazioni sul campo di Marina Karpova
Voci registrate degli ospiti:
Sonara Lunara (astrologa)
Harriet Roberts (educatrice di salute mestruale ed embriologa)
Anonimo (criminologo)
Supporto alla residenza: Lake studios, Tanzfabrik.
Sedi:  4bid gallery, New Fears gallery.

(Sans) Ordre

La performance (Sans) Ordre apre uno spazio di riflessione su una storia alternativa della coreografia, che prende origine dalla pratica del tracciamento del corpo umano. Studiando diversi tipi di documenti che illustrano differenti metodi di notazione del movimento, quello coreografico appare profondamente legato a quello militare, in particolare nelle sue tecniche di cattura e disciplina del corpo.

Nel corso dei secoli, sia la guerra che la danza sono state oggetto di trascrizione del movimento. Attraverso le partiture, sono stati trascritti gesti collettivi e singolari, provati e rimessi in scena.

Come possono questi parallelismi mettere in discussione le nostre idee preconcette e invitarci a riflettere sulle intersezioni tra disciplina e creatività, regimentazione e libertà?

Attraverso metodi di ricerca speculativi, questa performance crea connessioni tra criminologia, astrologia ed embriologia, e i pattern ricorrenti negli score coreografici e militari.
Mette in discussione la nostra percezione della coreografia, abbracciando il dubbio, il libero flusso dell’attenzione, l’ironia e la mente di un sognatore, come modo per meditare collettivamente su come la coreografia potrebbe funzionare diversamente se la consideriamo una pratica di creazione del mondo.

instagram
facebook

Polina Fenko

Di base a Berlino (DEU), nata a Saint-Petersburg, Polina Fenko è un’artista e drammaturga della danza.

Attraverso le sue pratiche coreografiche e drammaturgiche Polina ricerca la relazione tra coreografia sociale, somatecnica e politica percettiva. La sua ricerca attuale si concentra sull’intersezione tra partiture militari e coreografiche e tecnologie di sorveglianza esplorate attraverso metodologie sperimentali di coreografia documentaria.

Spinta dal suo interesse per le forme e le ideologie plurali di produzione della conoscenza, organizza conversazioni performative, workshop e conferenze-performance che si occupano dell’esplorazione di forme alternative di coesistenza e di modi di relazionarsi l’uno con l’altro, ripensando la nozione di sociale.

Tra le numerose collaborazioni con singoli artisti, Polina ha lavorato come dramaturg per il TanzTage Festival al Sophiensæle, Potsdamtage e ICK Amsterdam.

Ha recitato in opere di Simone Forti, Alexandra Pirici, Kiori Sherwood-Kawai, Kirill Savchenkov e altri. I suoi lavori sono stati presentati in vari festival e luoghi di performance ad Amsterdam (W139, 4bid gallery, Kunstkapel), Torino (Lavanderia a Vapore), Berlino (Lake studios, New Fears gallery, Tanzfabrik), Vienna (ImPulsTanz).

Before Night Falls

Direzione artistica e coreografia: Delerci Daniela
Creato e interpretato da: Ahmed Gharreb, Mostafa Bassem, Ziad Wallace, Unique

Interpretato da: Salvatore Cataldo, Toto, Mohand Qader 
Drammaturgia: Delerci Daniela
Disegno del suono e della voce: Mohammed Abo El Naga (Bonga)
Crediti vocali: Nouman Malik, Costas Roco, Mostafa Bassem, Simon Donnelly
Disegno luci: Haley Yiu
Direttore di produzione: Ezzat Ismail
Coproduzioni e supporto:
Alcuni lavori del DCollective sono stati sviluppati in collaborazione con istituzioni e festival in Egitto e in Europa, tra cui: Contemporary Dance Night 2023 e Yalla Studio nel 2024.
Premi e riconoscimenti: WomenCinemakers Biennale (2024-2025) Berlino Al Ard Film Festival (2025) Italia
Ringraziamenti: DCollective esprime profonda gratitudine ad Ahmed Ghareeb, Ziad Wallace, Unique e Mostafa Bassem che condividono le loro storie e ispirano ogni fase del processo. Un ringraziamento speciale a Ezzat e a Yalla Studio per l’incessante supporto creativo, prima e dopo la creazione.

Before Night Falls

“Before Night Falls” esplora la maschilità attraverso una lente egiziana, rivelando le tensioni tra identità culturale, aspettative sociali e relazioni interpersonali.

Ambientato in un salotto — spazio simbolico di conforto ma anche di confronto — il lavoro segue quattro performer maschi mentre attraversano i ruoli ereditati, tra vulnerabilità e forza.

Attraverso il movimento, la parola parlata in arabo e in inglese, e con la città come sfondo vivo e pulsante, “Before Night Falls” interroga il significato dell’essere uomo oggi. Creato al Cairo, il lavoro invita il pubblico in uno spazio intimo e fragile, dove la maschilità può essere ripensata — non come una performance, ma come un’esperienza umana condivisa — incoraggiando una riflessione e un dialogo collettivi.

DCollective

Di base a London (GBR), DCollective è un collettivo di danza contemporanea fondato nel 2024 dalla coreografa Daniela Delerci. 

Il collettivo è guidato da una visione artistica audace: creare spettacoli di risonanza sociale che parlino di temi di identità. Mescolando movimento, voce e narrazione visiva, DCollective crea esperienze immersive che sfidano le narrazioni convenzionali e invitano il pubblico in spazi di vulnerabilità, riflessione e connessione con realtà diverse. Il loro lavoro emerge spesso da un profondo impegno con le comunità, trasformando le storie vissute in coreografia. Dedicato all’innovazione, alla collaborazione e allo scambio culturale, DCollective sta rimodellando il panorama della narrazione contemporanea. Attraverso spettacoli, laboratori e progetti interdisciplinari, il collettivo dà voce alle voci sottorappresentate e apre nuove strade per il dialogo attraverso i confini e le generazioni.

delercidaniela.co.uk
facebook.com/daniela.delerci
instagram.com/delercidaniela/

Courir à sa ruine

Di e con: Simona Rossi
Assistente e sguardo esterno: Matthieu Blond
Una coproduzione: Louma/ Ccn Nantes.
Col sostegno di Honolulu Nantes
Sguardo esterno: Michele Castelli

Courir à sa ruine

“Nel Betamax della vita non c’è il pulsante di riavvolgimento” ha scritto Nam June Paik. Eppure, per costruire bisogna prima scavare.

Questo lavoro emerge da uno scavo, il recupero di una videoregistrazione in cui anni prima raccontavo a braccio di un pezzo della mia personale storia dell’arte e, nello specifico, di una possibile forma di coreografia fuori dal suo contesto abituale. Parlavo di due corpi, non virtuosi, attraversati dalla scelta di passare un certo lasso di tempo in piedi. Dell’atto di “stare” come possibile forma di danza. E di resistenza.

Scegliere un punto limitato dello spazio e restarci per un po’: un atto creativo, un moto di libertà e sovversione per trovare alternative possibili, nonostante l’inevitabile fallimento.

In difesa del nonsense come fede.

Simona Rossi

Di base a Roma (ITA), attiva tra l’Italia e la Francia, Simona Rossi è una ricercatrice indipendente che parte dalla danza per prendere passeggiate in altri territori. È così che si è appropriata delle bio delle sue omonime per co-creare una situazione per appartamenti, che ha guidato visitatori per gli studi di Cinecittà, che ha sperimentato un laboratorio per spettatori per pensare il cinema col corpo. Ha danzato per Kinkaleri, Barokthegreat, Ambra Senatore e Loïc Touzé e da anni si interessa al lavoro di Yasmine Hugonnet, come danzatrice e poi come assistente e traduttrice per la scena.

facebook
instagram