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Yotam Peled & the Free Radicals + Chiara Orefice (DE / IT)

Ph. Valentin Braun

migrena2x2 / a phygital experiment between Berlin and Naples

Lavoro originale di Yotam Peled
Rivisitato con Chiara Orefice
Project management & distribution: Laia Montoya / TINA agency
Produzione: Sofia Fantuzzi
Documentazione: Valentin Braun
Con il supporto di Fonds Darstellende Künste sovvenzionato dal Federal Government Commissioner for Culture and the Media, Collider AIR / Contemporary Calgary, e Goethe Institute.

Una sperimentazione inedita tra Berlino e Napoli: una residenza “ibrida” in collaborazione con Chiara Orefice, performer di base a Napoli, alla quale Yotam Peled “trasmetterà” a distanza la sua performance. Durante i giorni di residenza, Yotam e Chiara lavoreranno in video chiamata zoom affinchè Chiara possa accogliere nella sua casa e nel suo corpo la performance “migrena2x2” di Yotam. Insieme ricostruiranno la performance, cercando un modo per Yotam di essere presente durante le repliche in calendario, aperte al pubblico. Quindi l’esperimento si basa sulla possibilità di essere presenti anche se a distanza. In questo esperimento, il concetto di ospitalità si estende anche al corpo dell’artista locale, che “ospita” la performance, prestando a Yotam il suo corpo, la sua voce, la sua abilità e la sua presenza nello spazio domestico. Il corpo di Chiara ospiterà la coreografia e la drammaturgia; lo spazio domestico ospiterà un nuovo modo di incontrarsi:”phygital” (fisico-digitale). La presenza “digitale” di Yotam a distanza, in diretta (e non registrata), sarà essenziale durante la performance; significherà ridurre la distanza geografica tra Italia e la Germania.

migrena2X2 è una performance ibrida che esiste in uno spazio confinato, fatto di frammenti di memoria, attraverso la sospensione e la manipolazione degli oggetti. È un’interpretazione astratta e contemporanea della storia del Giona biblico, che incarna la nozione di profezia esplorando il subconscio, affrontando traumi e fantasie. Il fardello del performer è incarnato dalle kettlebell, e il suo liberarsi si svolge attraverso un rituale – tra una preghiera e un delirio. Un’intensificazione di schemi di movimento selvaggi fa sì che il corpo lentamente si decostruisca, si scomponga, si sciolga e si arrenda per risvegliare un materiale astratto, un insieme di arti e organi che divorano lo spazio, facendo emergere spazi e superfici nascoste, raggiungendo la catarsi e infine il riconoscimento di sé.

BIO

Yotam Peled è nato in Israele nell’89 e fin da bambino ha coltivato le belle arti, l’atletica e la capoeira. All’età di 21 anni, dopo aver terminato il servizio militare, ha iniziato a danzare e successivamente ha seguito una formazione superiore in circo contemporaneo. Nel 2015 si è trasferito a Berlino e da allora ha lavorato come interprete freelance con diversi coreografi europei, oltre a creare il proprio lavoro coreografico, che ha girato in tutto il mondo e ha ricevuto diversi premi. Insieme all’ensemble “Yotam Peled & the Free Radicals”, è stato artista residente in “THINK BIG” / TANZtheater International festival di Hannover, TalentLAB#19 / Grand Theater Luxembourg, Choreographic Center di Heidelberg, TanzLabor / ROXY Ulm, Skopje Dancer Theater, Tanzhaus Zürich, PimOff Milano, Altofest Napoli. Yotam è stato insegnante ospite presso ACAPA, Folkwang University of Arts, Dock11, Munstrum Theater, Cie. Hors Surface, Cia. Maura Morales, Overhead Project, PRISMA festival, tra gli altri.

Chiara Orefice danzatrice e performer , dopo gli studi di danza classica, moderna e contemporanea si avvicina alla danza butoh e poi al teatro. Tra i suoi maestri: Raffaella Giordano, Claudia Dias, Maria Mugnoz, Julie Stanzak , Masaki Ivana, Silvia Rampelli, Cloude Coudly, Daniele Ninarello. Approfondisce lo studio del corpo attraverso la pratica dello Shiatsu e consegue il diploma di laurea in Filosofia della comunicazione con tesi dal titolo “ Il corpo e la danza in Nietzche”. Dal 2005 al 2008 è membro della compagnia “Danza Flux” diretta da Fabrizio Varriale. Dal 2009 segue il corso di formazione “Scritture per la danza contemporanea” diretto da Raffaella Giordano presso il Teatro Stabile di Torino e Arboreto Teatro Dimora di Mondaino. Da questa esperienza fonda insieme ad altri 10 artisti il collettivo Famiglia Fuché con progetto “Quaderni” ( selezionato per Premio Equilibrio presso il Palladium di Roma,Fast-Festival internazionale delle arti contemporanee- Terni – Festival Santarcangelo 41). Autrice di vari progetti coreografici, tra i quali “Benvenuta 40°/15”: Piattaforma 2009 – Torino; Invito di sosta produzione Sosta Palmizi, Arezzo; Vetrina Giovane danza d’autore 2010, Ravenna ;vincitrice del premio Nero di scena 2010,Teatro Nuovo – Napoli. Dopo l’incontro nel 2010 con la Regista Gey Pin Ang e inizia a dedicarsi allo studio della voce e del canto insieme al musicista Raffaele Natale dando vita allo spettacolo- concerto “Fabula Suite”. Nel 2012 lavora con il Teatro Valdoca per le produzioni “Cage parade” e “Ora non hai più paura” Dal 2013 entra a far parte della comunità dei lavoratori dello spettacolo L’Asilo di Napoli dove inizia la sua ricerca performativa sul rapporto tra corpo suono e spazio – sviluppando performance in spazi non convenzionali in collaborazione con i musicisti Les Enerves, Giuseppe Frana, Fabrizio Elvetico, Peppe Vietri, Stefano Costanzo, Jean Philippe Gross ed altri. Dal 2014 con il progetto “People” sperimenta pratiche di incursione in contesti sociali (feste e club in particolare) per indagare il rapporto tra pubblico e privato attraverso dispositivi di interazione. Nel 2015 fa parte del collettivo Yeald ricerca composizione coreografica con il tutoring di Claudia Dias presso l’atelier Real di Lisbona – in questa occasione incontra Joao Fiadeiro fondatore del metodo Real Time composition. Nel 2016 collabora come coreografa il regista Pierpaolo Sepe, nello spettacolo Crave di Sarah Kane (Napoli Teatro festival) e nel progetto “Brigata Napoli” presso l’Asilo di Napoli. Nello stesso anno rende parte a “Riabituare il futuro” – progetto di riqualificazione degli spazi abbandonati dell’Abruzzo – associazione “ArteAlter” in collaborazione con le danzatrici Francesca Saraullo, Gisela Fantacuzzi ed Helen Goutier. Nel 2017 entra a far parte del progetto Half a house per il Festival Fabbrica Europa di Firenze. Tra i suoi ultimi lavori: “Back Pink Poem – per una leggenda familiare” con Renato Grieco ad Altofest 2018 Malta e 2019 Matera” – “Appunti per un incendio” Teatro Nuovo Napoli – e “we are here” in collaborazione con il fotografo Fabio Artese – Marosi Festval, About city – Feltrinelli Milano e Grande Vento L’Asilo di Napoli. Attualmente partecipa come coreografa e regista video al progetto “Little Italy“ del compositore Giovanni Guidi.

www.yotampeled.com
@yp.freeradicals

Amalia Franco (IT)

ph Andrea Macchia

Esercizi per scomparire

Di Amalia Franco e Gianluca Vigone
Con Amalia Franco
Marionette Amalia Franco e Gianluca Vigone
Consulenza marionette Damiano Privitera
Produzione La Terra Galleggiante_Teatro del Lavoro, Pinerolo
Con il supporto di
Workspace Ricerca X / research & dramaturgy, Torino
TRAC_Centro di residenza pugliese-Crest-Teatro Tatà di Taranto
Maison Copeau, Pernand Vergelesses

“Immagino un elenco numerato in cui perdere il filo, nonostante o data la presenza dei numeri: l’elenco numerato di esercizi propedeutici alla sparizione.”

L’opera agisce come “corpo intensivo, attivo localmente per salti, scarti, vibrazioni e modulazioni”. Più che di una scrittura drammaturgica, si tratta di un dispositivo, che dà all’opera la forma di uno zibaldone dei pensieri, o dei pensierini bambini. La figura, il corpo danzante e la parola sono gli elementi atti alla costruzione di molecole specializzate, i singoli esercizi, in cui è attiva la tecnologia del corpo, che disgrega, lega, moltiplica le cellule. Si tratta di un esercizio di appropriazione ed uso sconsiderato dei codici, necessario alla localizzazione (nel corpo) del pensiero. Gli Esercizi si esercitano nell’indeterminatezza, nel dominio del ‘pressappoco’, del non misurabile. L’attenzione è sullo spostamento dalla centralità dell’opera intesa come fatto concluso alla composizione come luogo decentralizzato.

BIO

Amalia Franco è un’artista indipendente, la cui ricerca verte sulle contaminazioni tra danza, marionette ibride e maschere espressive che realizza lei stessa. È autrice e performer in Corpo Unico in collaborazione con il Quartetto Muarice e la compositrice Giulia Lo Russo, in Trittico. Cantillazioni in collaborazione con la danzatrice Anna Moscatelli e la musicista Renata Frana, e Trittico. Lasciare andare con grazia. Performer per la compagnia Barca dei matti, diretta da Natacha Belova, Ifoperator Production e per il Teatro del Lavoro, diretto da Damiano Privitera. Partecipa al GDA 2015, all’interno di Nuove Traiettorie, con il progetto Moving Masks. Ha lavorato sulla drammaturgia del paesaggio con il progetto Tillandsie, drammaturgia urbana dei crolli, in collaborazione con Leonardo Delogu e Lajos Talamonti.

amalia-franco.tumblr.com/
facebook.com/amalia.franco.142

Giorgia Lolli (IT)

Eufemia, solo

Da e con: Giorgia Lolli
Musica: AA.VV.
Produzione Anghiari Dance Hub 2020 Progetto
Vincitore del Bando Abitante – Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e Fondazione CR Firenze.
Con il sostegno di SdFactory Laboratorio Creativo (Reggio Emilia) e blueFACTORY (Fribourg, CH).
Selezionato per la Vetrina della Giovane Danza d’Autore – azione del Network Anticorpi XL 2021.

“Il linguaggio è un atto costante di identità. Noi siamo ciò che scegliamo di dire.”
– Vera Gheno, sociolinguista

Eufemia, dal greco, “colei che parla bene”, o “colei di cui si parla bene”, è una creazione per una giovane danzatrice e una macchina da scrivere. Sulla scena, una visione non romantica del romanticismo e una nostalgia di epoche mai vissute si incontrano, per scrivere una lettera d’amore diretta al Teatro ed al suo pubblico. Eufemia: celeste, lunatica, eloquente, intima, sofisticata, leggera. È tutto quello che decidi che sia.

BIO

Giorgia Lolli è una danzatrice e autrice italiana. Si laurea in Danza Contemporanea presso Zürich University of the Arts e si sposta in Israele, completando la formazione con Batsheva e Kibbutz Contemporary Dance Company. Durante gli studi danza creazioni di Emanuel Gat, Rami Be’er, Dor Mamalia & Dariusz Nowak, Yoshiko Chuma e Regina Van Berkel. Nel 2019 riceve il supporto i-Portunus per una residenza presso Skopje Dance Theater, dove danza in creazioni di Simon Kuban e Yotam Peled. Dal 2019 è attiva come danzatrice freelance con progetti in Italia, Danimarca, Finlandia e Svizzera. Negli ultimi anni si avvicina alla ricerca autoriale: il suo progetto Eufemia, prodotto da Anghiari Dance Hub, è selezionato dal Network Anticorpi XL per la Vetrina della Giovane Danza d’Autore 2021, finalista a Direction Under 30, e presentato a TodiOFF, Festival Hasard (CH) e Festival Lugar Futuro (PT).

instagram.com/giorgilolla/
facebook.com/giorgilolla/

Valeria Caboi & Manuel Pinheiro (PT)

ph. Chiara Mela

Nulla Concreto

Coreografia: Valeria Caboi
Sound design: Manuel Pinheiro
Con: Valeria Caboi e Manuel Pinheiro
Voci registrate: David Jacinto
Registro Video e Montaggi: Chiara Mela
Logistica: Reunion Festival-Alkantara
Assistenza alla Produzione: Pulso Companhia Instável
Accompagnamento artístico: Igor&Moreno
Appoggio logistico – residenze: S’Ala Sassari
Co-produzione: Teatro José Lucio da Silva

Interferenze, isolamento, ritmo e trance. Nulla Concreto è il goffo tentativo di un corpo umano di mantenere il suo stato inalterato. È il viaggio di un essere vivo, attraverso il suono e il movimento, alla ricerca di una neutralità utopica. Questo progetto nasce con l’intenzione di creare un’opera d’arte dove nulla e tutto sarebbe successo, inviando un messaggio semplice con un corpo immobile, e con un sound design monotonale e aritmico. Già durante il primo studio è apparsa chiara la necessità di una mediazione tra il desiderio di scomparire, di nascondersi dal pubblico, dai social network, dall’aggressività della città e l’impulso comunicativo di cui un corpo organico ha bisogno, producendo movimento e suono. I significati di interferenza e isolamento hanno ora, con la Pandemia, subito un cambiamento radicale, una estremizzazione che non lascia indifferente il processo di creazione del lavoro.

BIO

Valeria Caboi, coreografa, danzatrice e insegnante. Laureata in Arti dello Spettacolo presso l’Univ. Sapienza di Roma e post-laurea in Advanced Dance Studies presso la London Contemporary Dance School, ha studiato anche allo I.A.L.S. (Roma), al M.A.S. (Milano), al Forum Dança (Lisbona). Ha partecipato al Master di danza-terapia della Sapienza di Roma.
Come interprete ha collaborato con: Elisa Monte Dance Company (NY), Nine Bob Note (UK), GBCorsetti (IT), Arthur Pita (UK), CDN (PT), PIA (PT), The Yonis (UK), Aldara Bizarro (PT), TaikaBox (FIN).
Come coreografa ha creato: GestAzione (Premio Marte Live 2010, Roma), Red T-Shirt Project (Inghilterra, Italia, Portogallo 2012-2015). È stata coreografa del progetto svedese Open Lab Halland (2015), EYE LIE (2016), The closest thing (2017).

Manuel Pinheiro. Sound Designer / Musicista / Operatore del suono. Si è laureato in Sound Arts & Design al London College of Communication, dopo aver studiato Produzione musicale a Lisbona presso RESTART, Tecniche audio presso ETIC, Fotografia presso ARCO e Jazz presso HOT CLUB.
Come sound designer lavora con coreografi e registi in Inghilterra, Svezia e Portogallo, come: Ricardo Jacinto, Robin Dingemans, Young Vic Theater, Laura Farnsworth, Bijan Sheibani e lo scrittore Tarrel Alvin McCraney.
Come percussionista e operatore del suono, fa parte della scena pop/rock portoghese con Diabo Na Cruz, You Can’t Win Charlie Brown, Real Combo Lisbonense, Tv Rural.

La collaborazione tra i due artisti è iniziata nel 2011 quando si sono incontrati alla London Contemporary Dance School (The Place), durante la creazione del progetto di nuove tecnologie e coreografia a distanza “Red T-Shirt Project”, guidato da Valeria Caboi e con il sound design di Manuel Pinheiro. Insieme hanno anche creato EYE LIE (una creazione che utilizza il suono per guidare danzatori non visivi o bendati), Gray Coat Mood (video di danza) e hanno partecipato, rispettivamente come performer e sound designer, con la compagnia portoghese CDN (North Dance Company).
Nulla Concreto, tuttavia, è il primo lavoro in cui i due artisti si ritrovano insieme sul palco in una vera e propria co-creazione, dove suono e coreografia vogliono mantenere lo stesso livello di importanza comunicativa e dove la soglia tra i diversi ruoli creativi e i loro spazi vuole essere infranta.

valeriacaboi85.wixsite.com/valeriacaboi

Ateliersi (IT)

Ph. Margherita Caprilli

La mappa del cuore di Lea Melandri in VR

Di: Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi
Performer: Margherita Kay Budillon
E nella realtà virtuale:
Con: Fiorenza Menni, Andrea Mochi Sismondi e Francesca Pizzo
Musiche arrangiate ed elaborate da: Vincenzo Scorza e Mauro Sommavilla
Progetto sonoro: Fiorenza Menni
Abiti a cura di: Federica de Pascalis
Grazie a Lea Melandri per il pensiero condiviso, la vicinanza e la capacità di smontare gli schemi.
Produzione: Ateliersi
Con il sostegno di: Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna
In collaborazione con le software house Touchlabs e Gravital

Ateliersi sperimenta il linguaggio della realtà virtuale proponendo una diversa modalità di fruizione – intima, individuale, immersiva – del suo spettacolo La mappa del cuore di Lea Melandri. A metà degli anni ‘80 il settimanale Ragazza In fece la scelta dirompente di affidare a Lea Melandri, figura tra le più significative del femminismo italiano, una rubrica di corrispondenza in cui lei, anziché rispondere direttamente a chi scriveva, apriva un confronto con le giovani lettrici e i giovani lettori, creando – di fatto – un primo network sociale. Seguendo la “scandalosa inversione tra individuo e cultura” perseguita da Lea, Ateliersi conduce un viaggio emotivo attraverso quelle lettere intrecciando le urgenze e gli ardimenti sonori di allora con le risonanze presenti.

BIO

Ateliersi è un collettivo di produzione artistica che opera nell’ambito delle arti performative e teatrali. Riconosciuto per una scrittura scenica che trasfigura i dati del reale attraverso la loro ricomposizione poetica e musicale, Ateliersi si occupa sia di creazione artistica che della cura e della programmazione culturale dell’Atelier Sì a Bologna. La creazione di Ateliersi si compone di opere teatrali e interventi artistici in cui il gesto performativo entra in dialogo organico con l’antropologia, la letteratura, la produzione musicale e le arti visive per favorire una comunicazione del pensiero capace di intercettare inquietudini e prospettive che coagulano senso intorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo. Un approccio antropologico all’arte caratterizzato da un’attrazione per l’alterità, dalla predilezione per l’evoluzione culturale come oggetto di studio, dallo sviluppo della dimensione contestuale e dalla sperimentazione di pratiche interdisciplinari.

ateliersi.it
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Roberto Corradino & Reggimento Carri | Teatro (IT)

Ph. Eat the Rich/Marco Rich Albanese

Diario di Pinocchio 20202065 #Napoli

Vincitore del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti 2020
Drammaturgia, regia e interpretazione Roberto Corradino
con Roberto Corradino e gli spettatori
Col sostegno di Verso Sud/Ecosistema culturale
Col sostegno di Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

Pinocchio è tutti i bambini, gli adolescenti, i burattini familiari che siamo stati. I burattini statali, contribuenti, professionalmente realizzati o disoccupati. Flessibili. Fino a essere dinoccolati, disarticolati, fino a non essere più. Che fine ha fatto Pinocchio dopo esser diventato ragazzo e poi uomo in carne ed ossa? Ha avuto una famiglia, una donna, un uomo, ha avuto dei figli? E che ne pensava la preside della scuola di Pinocchio dopo l’episodio dell’incendio? Per vent’anni non ne abbiamo saputo più nulla. Ora si ritorna sul luogo del delitto. Ci ritroviamo tutti a scuola, quella dove Pinocchio è stato bambino, ragazzino, adolescente. Conveniamo vent’anni dopo, tutti noi, i personaggi di questa storia collodiana che è l’Eatalya, come testimoni di una cerimonia genealogica, un libro Cuore malato, un’iniziazione collettiva in ritardo che prova a raccontarsi la biografia culturale, il modello identitario, la nostra storia personale nazionale sullo sfondo della Grande Storia.

BIO

Roberto Corradino & reggimento carri | teatro nasce nell’ottobre del 2000 da un’idea di Roberto Corradino, attore e regista, che studia e lavora con: Marco Martinelli / Ermanna Montanari (Teatro delle Albe/Ravenna), Mimmo Cuticchio, Cesare Ronconi (Teatro della Valdoca / Cesena), Maria Maglietta / Marco Baliani, Pippo Delbono, Federico Tiezzi / Sandro Lombardi, Eimuntas Nekrosius. reggimento carri | teatro lavora a lungo sulla drammaturgia contemporanea. Cerchiamo la verità dell’attore, come singolare o collettivo, attraverso la drammaturgia contemporanea, cercando di riconquistare uno spettacolo teatrale come rito collettivo, coniugando tradizione e nuovi linguaggi in un teatro semplice e popolare. reggimento carri | teatro ha messo in scena: Piaccainocchio, finalista al Premio Scenario nel 2003; Perché ora affondo nel mio petto – 2005, tratto da Pentesilea di von Kleist; La commedia al sangue – 2005, dal romanzo Di questa vita menzognera di Giuseppe Montesano, coprodotto dal Festival di Castel dei Mondi; Conferenza / Nudo e in semplice anarchia coprodotto dall’Es.Terni Festival 2008, tratto da Shakespeare Riccardo II. Nell’agosto 2009 ha debuttato Le Muse Orfane di M.M.Bouchard, coprodotto da Castel dei Mondi Festival 2009 e Officina Triangolo Scaleno Teatro/ Festival Teatri di vetro 2009, il primo di una trilogia sulla famiglia come microcosmo di relazioni sociali. Nel 2011 ha prodotto Cuore (Cuore. Like a drum in the night…dal romanzo di Edmondo De Amicis ai giorni nostri) per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (1861) con il patrocinio della Regione Puglia/Assessorato al Mediterraneo Cultura e Turismo e sostenuto da Teatro Pubblico Pugliese nell’ambito delle azioni di sviluppo del Fondo Europeo/P.O.R. FESR 2007 – 2013 per “Gruppo teatrale giovane” e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (Di cosa si parla quando si parla di amore), un progetto di messa in scena da Il paese lontano di Jean Luc Lagarce, sostenuto da Teatro Kismet O.per.A., Alliance Francaise e Facè a Facè/Words of France for Scena italiana 2011, in collaborazione con PAV (Roma). Attualmente in lavorazione Cantiere Le Braci/Progetto Le Braci un progetto sulla tragedia dell’antica Grecia, mescolato con materiale contemporaneo, scrittura di autofiction e installazioni/performance. Un progetto straordinario, una “Bibbia” teatrale divisa in sette capitoli come i sette peccati capitali, indaga il senso dell’essere umano terrestre e la sua presenza sulla Terra. Negli ultimi anni si è interessato al lavoro partecipativo con le comunità, dai bambini agli anziani, in particolare collegando luoghi di lavoro creativi e site specific o di rievocazione ai luoghi attraversati dalle esibizioni. Dal 2015 con Knownone o Roberto Corradino è morto, fino ai progetti con Altofest, Teatri di Bari / TeatroKismet OperA, fino alle opere più recenti legate al tema della vacanza legato alla tradizione e al ciclo degli eventi naturali, le forme performative si sono estese dal laboratorio tout court al lavoro diretto sul territorio con le comunità di abitanti. E quindi Skausche (il film di Michele), una narrazione home theater sulla storia di un giovane pastore suicidatosi negli anni ’70, a CapuletiMontecchi zeroazero ispirato a Romeo e Giulietta, laboratorio per ragazzi dai 6 ai 13 anni e per i nonni sotto forma di partita di calcio per un evento di piazza, in cui è coinvolta l’intera comunità cittadina, fino alle opere home theater Una bistecca di J.London (2017), Kankroukore o Quella notte che mia nonna parlava come un corvo (2016), Shakespearealacàrte (2016), sorta di menu di intrattenimento per il pubblico dei pub, o le esibizioni Come loose your dogs on me (2017), una performance di una persona che canta, o Con piedi per terra che cammina spettacolo per 15 spettatori sul rapporto fisico con il suolo e sulla speciazione dei regni animali, fino a L’unica casa certa (Altofest/Matera capitale europea della cultura 2019) commedia umana itinerante per 25 spettatori messa in scena in una casa privata su personali ricordi e rievocazioni ancestrali con gli antenati e i morti, ispirata a Giordano Bruno e alla teoria degli infiniti mondi incrociati con la storia personale del film Interstellar o Suona la musica di Lucignolo / Su tutta la paura ti piace un’opera alchemica itinerante per 8 persone, coprodotta nel 2021 con Verso Sud / Ecosistema culturale negli spazi non urbani della campagna pugliese (Corato / Bari / Castel del Monte). L’ultima produzione, drammaturgicamente pensata per gli spazi di un edificio scolastico, si è concentrata sul modello educativo e sull’auto-fiction di una biografia immaginaria dell’artista Pino Gelosi alias Pinocchio quando da burattino diventa umano Diario di Pinocchio 20202065, vincitore del Premio Tuttoteatro.com 2020, performance che coinvolge il pubblico nell’azione.

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Barletti/Waas (DE)

Ph. C.M. Causati

Antigone
una tragedia da camera

Autore: Sofocle.
Traduzione: F. Hölderlin (tedesco)/ Fabrizio Sinisi (italiano).
Performance: Lea Barletti, Werner Waas. Sound design: Luca Canciello.
Regia: Barletti/Waas.
Produzione: Barletti/Waas
Con il sostegno di un Crowdfundingn (piattaforma Startnext) e il Fonds Darstellende Künste (programma NEUSTART KULTUR) della regione di Berlino.

Libertà personale e ragion di stato sembrano attualmente in conflitto. Le categorie di cosa è necessario e giusto vengono ridefinite giorno per giorno da ognuno di noi. Antigone si occupa di queste e altre questioni cui è difficile dare una risposta univoca. Da millenni, non smette di interrogarci. Ci parla di donne e uomini, guerra e riconciliazione, comunicazione e incomprensione, vita e morte. La nostra è una versione molto particolare dell’Antigone di Sofocle, lontana dai fasti del “teatro di stato”, ridotta al minimo, con solo due interpreti a dividersi i ruoli e, con i ruoli, le responsabilità, le colpe, i destini. Una sorta di “tragedia da camera” pensata soprattutto per appartamenti e/o spazi non teatrali e per un ridotto numero di spettatori. Una versione intima della tragedia sofoclea, dove i conflitti sono soprattutto interiori e lo spettatore è invitato a spiare da vicino, come con una lente, la lacerazione della coscienza di fronte a scelte difficili. Nella nostra Antigone non esistono personaggi se non nel senso di persone e non esistono buoni o cattivi: il conflitto è sempre dell’essere umano con se stesso.

BIO

Lea Barletti e Werner Waas lavorano insieme dal 1998, prima a Roma, poi a Lecce e dal 2012 a Berlino. Insieme hanno realizzato numerosi spettacoli, fondato un premio di drammaturgia contemporanea (Il centro del Discorso), un festival/laboratorio sperimentale (K-now!) e collaborato con vari artisti da tutta Europa. Dal 2012 lavorano con il nome di Barletti/Waas facendosi conoscere soprattutto per il loro lavoro su Peter Handke e più recentemente anche con la messa in scena di propri testi. Dal 2016 collaborano continuativamente con il TD Berlin. I loro lavori, spesso concepiti in due lingue, mostrano un particolare interesse per il linguaggio poetico e per l’immediatezza e trasparenza del discorso teatrale, e sono stati visti in molti luoghi teatrali e non, grandi e piccoli, ufficiali e underground, in Germania e Italia. Dal 2020 Barletti/Waas fa parte dell’utilizzo pionieristico dell’ Haus der Statistik a Berlino, uno spazio di sperimentazione multidisciplinare.

barlettiwaas.eu

Vöcks de Schwindt (DE)

Ph. Jana Kiesser

On the first night we looked at maps – Los Alemanes del Volga

Ricerca, Testi & Performance: Federico & Wenzel Vöcks de Schwindt
Prodotto da Vöcks de Schwindt in collaborazione con TATWERK | Performative Forschung.

​​Il pubblico viene accolto al suo posto al tavolo, dove sono sparsi foto, mappe, documenti e un libro di canzoni e dove viene servito il tè al mate. Con la performance documentaria “La prima notte che guardammo le mappe – Los Alemanes del Volga”, la coppia di artisti argentino-tedeschi Federico e Wenzel Vöcks de Schwindt invita il pubblico a un viaggio storico e biografico. Seguendo i tedeschi del Volga emigrati nel XVIII secolo, si ripercorre il loro passaggio dalla regione tedesca dell’Assia alla Russia e, cento anni dopo, il loro cammino verso le Americhe. Gli interpreti si confrontano con i frammenti della migrazione passata e con le contraddizioni dell’identità familiare in una narrazione sempre mutevole di una coppia alla ricerca di un’eredità queer – e di una patria che forse non è mai esistita.
Una performance multilingua: principalmente in inglese, in parte in italiano, tedesco e spagnolo.

BIO

Gli artisti argentini e tedeschi Federico e Wenzel Vöcks de Schwindt condividono dal 2014 una relazione che si estende dalla vita privata alle collaborazioni artistiche. I loro lavori congiunti sotto l’etichetta Vöcks de Schwindt spaziano da documentari e opere performative a produzioni teatrali multilingue e teatro musicale. Attualmente stanno esplorando le questioni delle identità migranti, dell’eredità queer, della tenerezza maschile e della performatività degli oggetti. Con “On the first night we looked at maps” i Vöcks de Schwindt sono stati selezionati nel 2020 per la piattaforma dei nuovi autori del Performing Arts Festival di Berlino (Germania). Inoltre, sono stati invitati a presentare il loro lavoro al Furore Festival di Ludwigsburg (Germania), al TD Berlin e al WUK Theater Quartier di Halle/Saale (Germania).

voecks-de-schwindt.de/
instagram.com/voecks.de.schwindt/ @voecks.de.schwindt
facebook.com/voecks.de.schwindt @voecks.de.schwindt

EXTRAFEST

Giuseppe Valentino

Dispatches from 202X

scritto e diretto da Giuseppe Valentino

Un breve viaggio nell’ultima edizione del Festival, l’anno del Covid, il ritorno ad una pseudo-normalità, idee e meditazioni sulla creazione, lo spazio (domestico e condiviso), l’economia e il futuro.

BIO

Giuseppe Valentino è nato nel 1978. Compie gli studi nella città natale prima di trasferirsi a Bologna. Lascia l’Italia per Zurigo dove vivrà per 9 anni lavorando come direttore della fotografia e regista di videoclip musicali. Nel 2006 si trasferisce a Città del Capo, Sud
Africa per studiare inglese e Documentary Filmmaking al Thupelo Institute di Woodstock vivendo e studiando in uno dei quartieri più pericolosi della città dove la realizzazione di documentari si inserisce direttamente nelle vicende legate alla realtà circostante. Fonda la casa di produzione Ferula Film producendo un lungometraggio dal titolo Xolo. Presentato al Black Star Film Festival vince il premio come miglior attrice e fa parte della sezione Orizzonti del BiF&ST 2018 e al 40esimo Festival di Villerupt in Francia. Con Ferula Film ha prodotto ‘Senza Tempo’, un documentario in co-produzione con RaiCinema. Nell’agosto del 2019 realizza a Parigi e Bruxelles un documentario sull’ultimo film di Leos Carax, ‘Annette’. Giuseppe Valentino vive e lavora in Puglia, è un regista e direttore della fotografia freelance.

Antonino Talamo

Beat-Bang

Condotto da Antonino Talamo

Un’esplosione di ritmo collettivo! Antonino Talamo ci guida in un drum-circle mattutino, partecipato. Un percorso ritmico creato per il Popolo di Altofest, che risveglia l’energia collettiva attraverso le percussioni corporali, attivando il nostro corpo musicale.
Una performance-laboratorio ispirata al “Batuque Na Mao”, il Laboratorio di Percussioni Corporali che Antonino Talamo ha sintetizzato in una pubblicazione metodologica.
Il metodo intende favorire lo sviluppo delle possibilità creative ed espressive musicali attraverso l’ulitizzo del proprio corpo come uno strumento a percussione.
Ritrovarsi nel suono, in un rituale collettivo di esplosione ritmica, farsi mondo che suona, percuote e sprigiona musica.

BIO

Antonino Talamo è musicista, percussionista, strumentista live & studio recording. Capace di un virtuosismo ludico con cui dosa sonorità e ritmi, creando estemporaneamente partiture travolgenti in cui si incrociano le fonti disparate, dall’elettronico al tribale, con una spiccata capacità di coinvolgere il pubblico in un qui ed ora inatteso, continuamente sorprendente. In lui si incrociano i linguaggi musicali del sud del mondo.