avVento #2. BESTIALE COPERNICANA

avVento #2. Bestiale Copernicana

Nella distanza tra la dimensione intima che l’ha generata e la sua necessità di farsi appello, squarciando il confine dello sguardo soggettivo, la visione può prendere corpo richiamando tutti alla propria presenza. E’ ciò che deve essere successo ai visionari che ci hanno preceduto, il cui sguardo ha tracciato il solco del nostro presente. Ad alcuni di essi abbiamo rivolto il nostro studio, cercando di comprendere quali processi li abbiano portati a “vedere“ in modo nuovo e cosa della loro visione ci consegni un compito di fondazione. Tra essi il nostro primo pensiero è andato a Mikołaj Kopernik che agli albori del XVI sec. intuisce il moto della terra attorno al sole. Copernico operò così una frattura nel nostro modo di vedere che ha sovvertito la gerarchia fra soggetto e oggetto della visione facendoci riconoscere corpi fra i corpi, parte “guardante” della materia guardata, materia in cui siamo invischiati, atomi tra gli atomi, sostanza incrostata d’animale e di stelle.È su questo momento “genetico” della fondazione che vuole riflettere BestialeCopernicana, andando ad indagare i processi che, in diversi ambiti del sapere (scienza, filosofia, spiritualità) hanno dato vita a quei ribaltamenti, sovvertimenti del nostro percepire, a quelle visioni copernicane, bestiali, che hanno liberato una nuova possibilità di intenderci uomini e di progettare il nostro agire.Formalmente L’opera è costituita da tre episodi performativi autonomi e indipendenti l’uno dall’altro, distanti nel tempo, non consequenziali, che innestano lo stesso discorso in tre luoghi di diversa natura: uno spazio formale (teatro, sala espositiva), uno spazio domestico e in diversi ambienti urbani. Lo spettatore è chiamato ogni volta a prendere parte al processo di costruzione del visibile, a definire la propria presenza nello spazio e nel tempo condiviso dell’opera: dal paradigma della rappresentazione in cui l’AGIREDEL RAPPRESENTANTE, permette e autorizza la mia ASSENZA (“ti guardo, lasciandoti agire al posto mio”), al paradigma della presenza condivisa, in cui ciascuno è invitato a METTERE IN OPERA il proprio stare rendendolo ATTO DI COSTRUZIONE.
avVento #2. BESTIALE COPERNICANA

avVento #2. Bestiale Copernicana

Nella distanza tra la dimensione intima che l’ha generata e la sua necessità di farsi appello, squarciando il confine dello sguardo soggettivo, la visione può prendere corpo richiamando tutti alla propria presenza. E’ ciò che deve essere successo ai visionari che ci hanno preceduto, il cui sguardo ha tracciato il solco del nostro presente. Ad alcuni di essi abbiamo rivolto il nostro studio, cercando di comprendere quali processi li abbiano portati a “vedere“ in modo nuovo e cosa della loro visione ci consegni un compito di fondazione. Tra essi il nostro primo pensiero è andato a Mikołaj Kopernik che agli albori del XVI sec. intuisce il moto della terra attorno al sole. Copernico operò così una frattura nel nostro modo di vedere che ha sovvertito la gerarchia fra soggetto e oggetto della visione facendoci riconoscere corpi fra i corpi, parte “guardante” della materia guardata, materia in cui siamo invischiati, atomi tra gli atomi, sostanza incrostata d’animale e di stelle.È su questo momento “genetico” della fondazione che vuole riflettere BestialeCopernicana, andando ad indagare i processi che, in diversi ambiti del sapere (scienza, filosofia, spiritualità) hanno dato vita a quei ribaltamenti, sovvertimenti del nostro percepire, a quelle visioni copernicane, bestiali, che hanno liberato una nuova possibilità di intenderci uomini e di progettare il nostro agire.Formalmente L’opera è costituita da tre episodi performativi autonomi e indipendenti l’uno dall’altro, distanti nel tempo, non consequenziali, che innestano lo stesso discorso in tre luoghi di diversa natura: uno spazio formale (teatro, sala espositiva), uno spazio domestico e in diversi ambienti urbani. Lo spettatore è chiamato ogni volta a prendere parte al processo di costruzione del visibile, a definire la propria presenza nello spazio e nel tempo condiviso dell’opera: dal paradigma della rappresentazione in cui l’AGIREDEL RAPPRESENTANTE, permette e autorizza la mia ASSENZA (“ti guardo, lasciandoti agire al posto mio”), al paradigma della presenza condivisa, in cui ciascuno è invitato a METTERE IN OPERA il proprio stare rendendolo ATTO DI COSTRUZIONE.
avVento #2. BESTIALE COPERNICANA

avVento #2. Bestiale Copernicana

Nella distanza tra la dimensione intima che l’ha generata e la sua necessità di farsi appello, squarciando il confine dello sguardo soggettivo, la visione può prendere corpo richiamando tutti alla propria presenza. E’ ciò che deve essere successo ai visionari che ci hanno preceduto, il cui sguardo ha tracciato il solco del nostro presente. Ad alcuni di essi abbiamo rivolto il nostro studio, cercando di comprendere quali processi li abbiano portati a “vedere“ in modo nuovo e cosa della loro visione ci consegni un compito di fondazione. Tra essi il nostro primo pensiero è andato a Mikołaj Kopernik che agli albori del XVI sec. intuisce il moto della terra attorno al sole. Copernico operò così una frattura nel nostro modo di vedere che ha sovvertito la gerarchia fra soggetto e oggetto della visione facendoci riconoscere corpi fra i corpi, parte “guardante” della materia guardata, materia in cui siamo invischiati, atomi tra gli atomi, sostanza incrostata d’animale e di stelle.È su questo momento “genetico” della fondazione che vuole riflettere BestialeCopernicana, andando ad indagare i processi che, in diversi ambiti del sapere (scienza, filosofia, spiritualità) hanno dato vita a quei ribaltamenti, sovvertimenti del nostro percepire, a quelle visioni copernicane, bestiali, che hanno liberato una nuova possibilità di intenderci uomini e di progettare il nostro agire.Formalmente L’opera è costituita da tre episodi performativi autonomi e indipendenti l’uno dall’altro, distanti nel tempo, non consequenziali, che innestano lo stesso discorso in tre luoghi di diversa natura: uno spazio formale (teatro, sala espositiva), uno spazio domestico e in diversi ambienti urbani. Lo spettatore è chiamato ogni volta a prendere parte al processo di costruzione del visibile, a definire la propria presenza nello spazio e nel tempo condiviso dell’opera: dal paradigma della rappresentazione in cui l’AGIREDEL RAPPRESENTANTE, permette e autorizza la mia ASSENZA (“ti guardo, lasciandoti agire al posto mio”), al paradigma della presenza condivisa, in cui ciascuno è invitato a METTERE IN OPERA il proprio stare rendendolo ATTO DI COSTRUZIONE.