Con|Tè|Sto:Liberazione

LIBERAZIONE

Se pensiamo alla liberazione pensiamo ad un agire libero che si libera nel suo agire, così come si diviene umani in ogni istante in cui il verso si tramuta in parola nell’atto dell’articolazione. La libertà è controintuitiva. Agire liberamente è agire contro il proprio istinto. Richiede fatica, volontà, autodeterminazione.

Uno dei luoghi in cui liberiamo la nostra azione poetica è di sicuro l’istituzione carceraria, in cui operiamo dal 2006, prima nell’OPG di Aversa, poi nel carcere di Napoli-Poggioreale e ora nel carcere di Napoli-Secondigliano.
Il contatto con la complessità del carcere, e ancor più con la condizione dei detenuti e della mancata genitorialità grazie all’ultimo progetto Bar-Abba, ci permette di radicare l’azione artistica nelle pieghe della società.

Il teatro in carcere inaugura spazi ibridi a valenza sociale, artistica, poetica e politica; crea un cortocircuito che libera nuove energie e ispira buone pratiche e nuove interazioni, rinnovando le estetiche degli artisti e l’immaginario atrofizzato dei detenuti, attivando dinamiche relazionali e collaborative inedite e infine richiamando un pubblico trasversale ed eterogeneo. Il cammino di formazione non esclusivo, radicato in un ambiente di solito inaccessibile, basato su un’esperienza impattante dal punto di vista emotivo, permette di estendere le competenze e le sensibilità dei partecipanti, contribuendo alla formazione di una cittadinanza consapevole con un accresciuto senso di responsabilità civile e politica.
Riqualificando il penitenziario come luogo di socialità sperimentale e di cultura si contribuisce al suo superamento aprendo domande sulle condizioni sociali e politiche che definiscono il nostro tempo. – [Gesualdi | Trono]


| Correlazioni |

Compagnə affini per processo, interessi, orizzonti.
I contributi sono collegati alle pagine in rete dove potete seguire i loro percorsi.

Liberate Amore. mix media su carta. A3. Opera di Federica Terracina

Federica Terracina è pittrice e tessitrice di relazioni e materia.
https://incrediblefox.com


Da Parole sotto sale. Piccolo vocabolario poetico (2020), edizioni animaMundi

Claudia Fabris è poetessa, artista dello spazio e performer
https://www.animamundiedizioni.com/manufacturers/claudia-fabris


| Connessioni |

Articoli in rete riferiti alla parola chiave; ulteriori e non lineari spunti di riflessioni.

“Mimma” Cornelia Quarti, una vita antifascista

Tecnologia della liberazione o dell’assoggettamento

Palestine’s Freedom Theater has been nominated for the Nobel Peace Prize

Il Carcere Liberale? Non Esiste


| Per-Forma |

Progetti e opere in cui riverbera la parola chiave.

Bar-abbâ

a cura di Teatringestazione
con la direzione e la guida di Gesualdi|Trono
l’assistenza di Giovanni Passariello

Il progetto prende vita nel 2020 già presso la Casa Circondariale di Poggioreale, dove ha concluso il suo ciclo a novembre 2023.
A partire dall’aprile del 2024, il progetto si rivolge ai detenuti della Casa Circondariale Napoli Secondigliano, e alle loro figlie e ai loro figli minorenni, compresi in una fascia di età 12-16 anni.

I Detenuti insieme alle figlie e ai figli adolescenti si ritrovano in carcere a seguire un percorso al tempo stesso di cura, formazione e creazione artistica, che si compie con la produzione di uno spettacolo.
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| Nello Spazio |

Prossimi appuntamenti per ritrovarci dal vivo, laddove il nostro lavoro si fa presente.

2 maggio – 31 ottobre | Napoli e Online | ArtEco Nexus
TOCC Capacity Building rivolto ad artistə, studentə d’arte e opertatorə della cultura
ISCRIVITI QUI

10 maggio | Bari | Radiant Rebellion
Laboratorio Gratuito per Sunplugged Festival
ISCRIVITI QUI

6 – 10 maggio | Bari | Radiant Rebellion
Residenza Artistica per Sunplugged Festival
INFO QUI

9 – 12 maggio | Andria | Lo Stato dei Luoghi
Assemblea nazionale dei soci
INFO QUI

17 – 18 maggio | Italia | Giornate Nazionali di C.Re.S.Co.
Eventi dei promotori diffusi sul territorio nazionale
INFO QUI

21 maggio | Online | Progetto Onda Pazza
Presentazione esiti con le scuole
INFO QUI

22 – 25 maggio | Foggia | Poietés
Laboratorio Gratuito con esito per UniFG “La Città che Vorrei”
INFO QUI


| Nel Tempo |

Dove abbiamo lasciato traccia del nostro passaggio, nell’anno in corso.

  • 6 – 19 aprile | Ystad (SWE) e Faro (PRT) | Radiant Rebellion
    Residenza Artistica per Sunplugged Festival
  • 20 marzo | Catania | “Farsi Teatro in Carcere”
    Seminario per gli studenti dell’UniCT Scienze Politiche
  • 12 – 13 marzo | Foggia |”Riconoscersi cittadinə per appartenenza poetica
    Convegno Teatro e Cittadinanza presso UniFG

ONDA PAZZA – Il filo della memoria

ONDA PAZZA – Il filo della memoria

ONDA PAZZA – Il filo della memoria,  progetto selezionato dal  bando del Ministero dell’Istruzione “Custodire la memoria delle vittime delle stragi di mafia. Iniziative scolastiche di promozione della legalità”.

Onda Pazza – il filo della memoria” è un progetto del Teatro dei Venti di Modena, che si propone di creare momenti di riflessione e divulgazione sul tema della legalità e della memoria coinvolgendo 35 scuole di 7 regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna). Il programma prevede incontri con testimoni dell’antimafia che promuoveranno, negli istituti scolastici che hanno aderito al progetto, laboratori creativi con l’obiettivo di realizzare materiali originali, podcast, graphic novel in co-creazione con gli studenti, da diffondere a livello nazionale. 

Teatringestazione è partner operativo del Teatro dei Venti, e ha condotto l’attività in Campania, presso l’Istituto comprensivo G. Carducci a Mariglianella NA, l’Istituto comprensivo D. Alighieri a Marigliano NA, l’Istituto comprensivo statale Darmon a Marano di Napoli NA, l’Istitusto comprensivo statale 26° Imbriani – S. A. de’ Liguori a Napoli e il Liceo Classico Statale Vittorio Emanuele II – Garibaldi a Napoli.

I testimoni

Tra i testimoni, Luisa Impastato, nipote di Peppino, assassinato dalla mafia in Sicilia (Il titolo del progetto “Onda pazza” trae spunto proprio dall’attività giornalistica con “Radio Aut” della vittima della criminalità organizzata). Altri rappresentanti dell’antimafia sono: Arianna Mazzotti, nipote di Cristina, vittima innocente della ‘ndrangheta, Beatrice Federico, moglie di Raffaele Pastore, che nel 1996 venne ucciso dalla camorra dopo la denuncia per racket di due anni prima e Celeste Costantino, che si occupa da sempre di politiche culturali, tematiche di genere, comunicazione e mafie. Inoltre, è vicepresidente di “Una Nessuna Centomila”, la Fondazione che lavora sul contrasto alla violenza sulle donne. Tra i testimoni anche Alessandro Gallo che è parte integrante del progetto con l’associazione Caracò, figlio e nipote di due esponenti importanti della camorra napoletana degli anni ’80, grazie al teatro, capì ben presto da che parte stare, decidendo di tenersi lontano dalla malavita, anzi combattendola attivamente. Uno degli ultimi incontri in ordine di tempo si è tenuto ad Arzano, in provincia di Napoli, dove Beatrice Federico ha incontrato gli alunni dell’Iis “Don Geremia Piscopo”.

Le scuole e le associazioni coinvolte

L’iniziativa, curata da Teatro dei Venti, compagnia teatrale con base a Modena, attiva dal 2005, anche a livello internazionale nella creazione di spettacoli e nella realizzazione di progetti multidisciplinari, ha un partner d’eccezione: il ministero dell’Istruzione – Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico. Le altre realtà coinvolte sono: FNAS – Federazione Nazionale delle Arti in Strada, Stalker Teatro, CRAB Teatro (Piemonte), Teatro Invito, Pandemonium Teatro (Lombardia), Emiliano Valente, Emanuele Di Giacomo, Valentina Virgili (Lazio), ProPositivo (Sardegna), TeatrInGestAzione, Baracca dei Buffoni (Campania), Genìa Labart (Sicilia). La consulenza scientifica e progetto video è a cura di Caracò.

Report e Podcast delle singole attività

Conduzione dei laboratori e postproduzione
a cura di Giovanni Passariello

ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “26° IMBRIANI – S. A. DE’ LIGUORINAPOLI
– gruppo misto seconde medie

La Scuola Media S. Alfonso Maria de Liguori ha coinvolto 17 ragazzi e ragazze di seconda media di tre classi diverse. Il gruppo ha ascoltato la testimonianza di Beatrice Federico, moglie di Raffaele Pastore, imprenditore ucciso dalla camorra a Torre Annunziata nel 1996. La storia ha inizio nel 1994 quando nel loro negozio due uomini entrano e chiedono una somma di 50 milioni di lire. Raffaele rifiuta di essere vittima di estorsione e denuncia: dopo alcuni mesi i due uomini vengono arrestati. Due anni dopo però altre due persone, appartenenti allo stesso clan: Gallo-Cavalieri, entrano nel negozio e sparano Raffaele e sua madre, il primo muore, la seconda rimane ferita. 

La reazione e attenzione del gruppo sono state presenti e eterogenee. Ci sono state domande consapevoli, riguardo il pericolo della camorra, le modalità attraverso cui si manifesta e domande più ingenue, quasi come si fosse ancora all’oscuro di questa presenza, nel quartiere Vasto, in cui ha sede la Scuola Media, zona popolare dove le ferite dell’illegalità si perpetuano quotidianamente.

La scelta del podcast è stata decisa perché consci di un’ epoca in cui lo storytelling puo coinvolgere tutti alla riflessione e all’esplorazione dei temi legalità e memoria in maniera differente, stimolando la loro capacità immaginativa e creativa. Il laboratorio podcast ha permesso loro di attivare la propria creatività per la costruzione di un testo collettivo, attraverso letture testuali nuove, utili all’esercitazione e alla scoperta della voce come strumento di trasmissione. 

Il tema principale da cui si è partiti nella costruzione del testo è stato la paura. Grazie all’immaginazione del gruppo si è costruita la visione fantastica di una città metaforica, in cui affrontare la propria paura, insieme, con il coraggio e la solidarietà, diventa un atto di forza, indispensabile per sconfiggere la maledizione che costringe la città a non avere colori ed essere minacciata dalle ombre del potere criminale.

Liceo Classico Statale Vittorio Emanuele II – Garibaldi Napoli
Classe IV E

La IV E del Liceo Classico Vittorio Emanuele ha ascoltato la testimonianza di Beatrice Federico, moglie di Raffaele Pastore, imprenditore ucciso dalla camorra a Torre Annunziata nel 1996. La storia ha inizio nel 1994 quando nel loro negozio due uomini entrano e chiedono una somma di 50 milioni di lire. Raffaele rifiuta di essere vittima di estorsione e denuncia: dopo alcuni mesi i due uomini vengono arrestati. Due anni dopo però altre due persone, appartenenti allo stesso clan: Gallo-Cavalieri, entrano nel negozio e sparano Raffaele e sua madre, il primo muore, la seconda rimane ferita. 

Durante la testimonianza il silenzio è stato sintomo di estrema attenzione mista a curiosità; le domande sono state precise ed empatiche, sia per le cause e sia per gli effetti della vicenda. Il Liceo è nel centro storico di Napoli, la sua posizione geografica non si assolve dalla crudele prevaricazione e manifestazione della Camorra, ma mantiene una sua separazione netta, per motivi economici e sociali. 

La scelta del podcast è stata decisa perché consci di un’ epoca in cui lo storytelling puo coinvolgere tutti alla riflessione e all’esplorazione dei temi legalità e memoria in maniera differente, stimolando la loro capacità immaginativa e creativa. Il laboratorio podcast ha permesso loro di colmare un vuoto conoscitivo, grazie alla visione d’una intervista di uno storico della camorra, e attivare la propria creatività per la costruzione di un testo collettivo, attraverso letture utili all’esercitazione e alla scoperta della voce come strumento di trasmissione. 

Grazie alla condivisione di un episodio di violenza realmente accaduto in un quartiere non lontano dal centro, il gruppo ha cominciato a elaborare una storia di finzione il cui protagonista viene imbrigliato nella rete illegale e ricattatoria della Camorra. Il livello di preparazione scolastica ci ha permesso di riflettere e innestare, nel tema della criminalità organizzata, concetti filosofici più ampi e affini alla loro formazione: la hybris e la teodicea su tutte. Rielaborati all’interno del progetto di Onda Pazza, sono stati utili per l’approfondimento dell’argomento e la definizione finale dello script.

Istitusto comprensivo statale Darmon, Marano di napoli NA
Classe IIIA

La III A della Scuola Media Statale DARMON Classico ha ascoltato, insieme ad altre classi e alla presenza di alcune madri invitate alla giornata, la testimonianza di Beatrice Federico, moglie di Raffaele Pastore, imprenditore ucciso dalla camorra a Torre Annunziata nel 1996. La storia ha inizio nel 1994 quando nel loro negozio due uomini entrano e chiedono una somma di 50 milioni di lire. Raffaele rifiuta di essere vittima di estorsione e denuncia: dopo alcuni mesi i due uomini vengono arrestati. Due anni dopo però altre due persone, appartenenti allo stesso clan: Gallo-Cavalieri, entrano nel negozio e sparano Raffaele e sua madre, il primo muore, la seconda rimane ferita. 

La testimonianza ha lasciato tutti i presenti colpiti dal coraggio e dalle parole di Beatrice. Sollecitati ad uscire dalla propria timidezza, i ragazzi hanno cominciato a domandare gli aspetti che hanno caratterizzato l’emotività di quel momento e degli anni successivi.  L’Istituto è sito nella periferia nord di Napoli, un comune particolarmente coinvolto da episodi violenti e tragici come quello testimoniato. Infatti la presenza dei partecipanti al tema era molto consapevole, nelle loro domande la solidarietà era chiara e spontanea, interessata alla condivisione di un tema sempre più delicato.

La scelta del podcast è stata decisa perché consci di un’ epoca in cui lo storytelling può coinvolgere tutti alla riflessione e all’esplorazione dei temi legalità e memoria in maniera differente, stimolando la loro capacità immaginativa e creativa. Il laboratorio podcast ha permesso loro di esplorare le infinite strutture compositive di una storia, e attivare la propria creatività per la costruzione di un testo collettivo, attraverso letture testuali nuove, utili all’esercitazione e alla scoperta della voce come strumento di trasmissione. 

La classe partecipante è eterogenea, i contesti familiari sono in alcuni casi più fragili rispetto ad altri. Questa disparità ha però trovato una sua comunione collettiva nella creazione, soprattutto grazie a chi inizialmente mostrava un respingimento all’ obiettivo del progetto. Il tema centrale e fondante del loro lavoro è stato la solidarietà di un gruppo di ragazzi che riesce a togliere dalle grinfie della camorra un terreno destinato allo sversamento dei rifiuti. Coinvolgono la cittadinanza, costituiscono un’associazione e trasformano il terreno in un parco – Green Park – per la comunità intera. 

Istituto comprensivo D. Alighieri, Marigliano NA
Gruppo composto da alunni provenienti da diverse classi

Il gruppo della Scuola Secondaria di I° “Dante Alighieri”, di Marigliano, ha ascoltato, insieme ad altre classi, nella Sala Consiliare del Comune, la testimonianza di Beatrice Federico, moglie di Raffaele Pastore, imprenditore ucciso dalla camorra a Torre Annunziata nel 1996. La storia ha inizio nel 1994 quando nel loro negozio due uomini entrano e chiedono una somma di 50 milioni di lire. Raffaele rifiuta di essere vittima di estorsione e denuncia: dopo alcuni mesi i due uomini vengono arrestati. Due anni dopo però altre due persone, appartenenti allo stesso clan: Gallo-Cavalieri, entrano nel negozio e sparano Raffaele e sua madre, il primo muore, la seconda rimane ferita. 

La presenza di più di 50 studenti all’evento si è rivelato molto positivo, sia nell’ ascolto, attento, sia nel momento delle domande, in special modo sulle reazioni della comunità di Torre Annunziata dopo l’omicidio di Raffaele, e sulla ragione che vede Beatrice portare avanti la sua testimonianza. L’Istituto si trova nella provincia napoletana, al centro di lotte intestine tra numerosi clan per il controllo del territorio tra la provincia di Caserta e quella di Napoli. 

La scelta del podcast è stata decisa perché consci di un’ epoca in cui lo storytelling può coinvolgere tutti alla riflessione e all’esplorazione dei temi legalità e memoria in maniera differente, stimolando la loro capacità immaginativa e creativa. Il laboratorio podcast ha permesso loro di esplorare le infinite strutture compositive di una storia, e attivare la propria creatività per la costruzione di un testo collettivo, attraverso letture testuali nuove, utili all’esercitazione e alla scoperta della voce come strumento di trasmissione. 

Il gruppo è numeroso, molto attento e interessato alle tematiche trattate dal progetto Onda Pazza. È gratificante vedere in loro il desiderio di conoscere sempre più da vicino le modalità e la struttura attraverso cui si forma e agisce un clan camorristico, grazie a questa curiosità il lavoro ne ha beneficiato nella fase di costruzione della storia. L’immaginario creativo finora elaborato attraverso il tempo, lo spazio, i personaggi e l’azione narrativa ha subito deliberatamente una biforcazione distopica: come sarà nel 2040 il nostro mondo senza camorra? Come sarà nel 2040 il nostro mondo con la camorra?

Istituto comprensivo G. Carducci, Mariglianella NA
Classe IIA

Nell’istituto comprensivo “G. Carducci Alighieri” la classe di seconda media, di Mariglianella, ha ascoltato, insieme ad altre classi, la testimonianza di Beatrice Federico, moglie di Raffaele Pastore, imprenditore ucciso dalla camorra a Torre Annunziata nel 1996. La storia ha inizio nel 1994 quando nel loro negozio due uomini entrano e chiedono una somma di 50 milioni di lire. Raffaele rifiuta di essere vittima di estorsione e denuncia: dopo alcuni mesi i due uomini vengono arrestati. Due anni dopo però altre due persone, appartenenti allo stesso clan: Gallo-Cavalieri, entrano nel negozio e sparano Raffaele e sua madre, il primo muore, la seconda rimane ferita. 

Mariglianella è adiacente a Marigliano, il confine che li divide è solo politico-amministrativo, la fragilità di fronte le barbarie della criminalità si indebolisce in egual modo, nonostante la forte rete legale della comunità. Le domande dei ragazzi e delle ragazze hanno sorpreso un po’ tutti, il loro focus si è soffermato sulla forza di Beatrice, come madre, come moglie e come donna. Nonostante la tragedia vissuta è riuscita a fare crescere due bambini, ha continuato a parlare di suo marito affinché nessuno dimenticasse il suo coraggio e combatte, tra mille impegni lavorativi, con diverse associazioni per portare in luoghi di fragilità i valori della sua testimonianza, tra cui la solidarietà.

La scelta del podcast è stata decisa perché consci di un’ epoca in cui lo storytelling può coinvolgere tutti alla riflessione e all’esplorazione dei temi legalità e memoria in maniera differente, stimolando la loro capacità immaginativa e creativa. Il laboratorio podcast ha permesso loro di esplorare le infinite strutture compositive di una storia, e attivare la propria creatività per la costruzione di un testo collettivo, attraverso letture testuali nuove, utili all’esercitazione e alla scoperta della voce come strumento di trasmissione. 

La classe è molto partecipativa, i studenti si mostrano felicemente coinvolti negli esercizi laboratoriali proposti. Abbiamo esercitato la nostra immaginazione attraversando le immagini e i modi rappresentativi dei camorristi. L’esito della scrittura collettiva ha prodotto differenti storie inventate, in contesti temporali e spaziali differenti. Il podcast conterrà punti di vista e spunti di ascolto variegati.

Consulenza scientifica
Un progetto di

Poietes

Poietes

a cura di Gesualdi | Trono

“Dar da leggere all’altro significa anche lasciar desiderare, o lasciare all’altro il posto di un intervento con il quale potrà scrivere la sua interpretazione: l’altro dovrà poter firmare nel mio testo. Ed è qui che il desiderio di non essere compresi significa semplicemente ospitalità alla lettura dell’altro”

Derrida, Il gusto del segreto, 1997

La lettura comunitaria ad alta voce può dare luogo ad uno spazio di “ri-conoscenza” – intesa come gratitudine, reciprocità, rivelazione, sapere, promessa, incontro, risonanza, comprensione. La pagina del libro si fa casa comune. Le parole ci confortano e allo stesso tempo ci sollecitano domande nuove. Nell’ascolto reciproco si rinnova quel patto poetico che ci chiama tutti alla responsabilità dello sguardo.

A partire dall’analisi del meccanismo di evocazione e apparizione affidato alla parola, che è alla base dell’opera Chorea Vacui e di molte altre opere di Teatringestazione, condividiamo un percorso di creazione, che decontestualizzato dalla sua funzione produttiva, dà luogo ad un incontro inedito, volto a fare della vista una esperienza collettiva. Ci affideremo alla pratica della lettura partecipata, per poi muoverci dal testo allo spazio che ci circonda, dove la parola si fa geometria e la visione si manifesta. Ci eserciteremo alla descrizione del visibile e dell’invisibile. Scopriremo che vedere è scrivere, nominare è creare.

Chiamiamo a raccolta i partecipanti per compiere un gesto atletico collettivo, lanciati a capofitto tra le righe, nello slancio aerobico della voce, portati dal flusso del discorso, rincorrendo le parole; pronti a cambiare andatura, articolando la lunghezza dei passi nella cadenza dei capoversi. E in un ultimo scatto, passare ad altra bocca la testimonianza delle immagini evocate, di un paesaggio nuovo.

L’obiettivo è recuperare la vista, dilatare lo sguardo, stravedere insieme, dare voce agli occhi.

Intendiamo la genesi dell’opera non come atto autarchico, realizzazione di un disegno concepito a priori, ma come disposizione a formulare la domanda viva e impellente che si impone fra gli elementi e le fonti a disposizione.

Nel momento della creazione scenica gli elementi che si offrono nello spazio vengono letti e disposti come parti del discorso in un processo ermeneutico condiviso, che porta a disvelare un livello sempre più articolato e complesso della domanda che sta all’origine della struttura del lavoro.

La parola scritta viene osservata come spazio, dove trovar posto. Tra gli occhi che la scrutano, il fiato che la spinge e la lingua che l’addomestica, si fa statura e corpo il poietès.

Il laboratorio si rivolge ad ogni fascia di età, interesse, esperienza, comunità di cittadini o soggetti fragili, professionisti della scena e non, performer e non.

La sua articolazione e declinazione si adatta al tipo di destinatari, spazi e tempi, da concordare con la struttura ospitante.

Può svolgersi in spazi formali e non, al chiuso o all’aperto.

La durata può condensarsi in una formula intensiva di due o più giorni, o declinarsi in più appuntamenti lungo l’arco di un periodo più lungo.

In accordo con lo spazio ospitante e in sintonia con la sua programmazione, è possibile prevedere o meno un esito aperto al pubblico.

INFO

In due appuntamenti distinti e indipendenti, incontreremo un massimo di 16 partecipanti.
Aperto a chi abbia esperienza anche minima di scena, resistenza fisica e attitudine al movimento.
Non importano l’età, la lingua, la provenienza geografica.


I sessione/ 60 euro
– 23 e 24 aprile, dalle 10:00 alle 17:00


II sessione/ 60 euro
– 28 e 29 maggio, dalle 10:00 alle 17:00

Dove:
La Serra – art & theater nursery
Napoli, vicoletto II Santa Maria ad Agnone


Per iscriversi:
inviare una email a info@teatringestazione.com
Oggetto email: animali lab – sessione (specificare se prima o seconda) – nome e cognome.
Corpo email: breve nota biografica, accompagnata dai dati anagrafici e di contatto.
info@teatringestazione.com
+39 320 0304861

Ad Occhi Aperti

Ad Occhi Aperti – α/ω dream 

«Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà.»

Michelangelo Antonioni

Ad occhi aperti – #sogno A/Ω è un progetto di ricerca che combina cinema e performance: un’operazione cinepoietica partecipata, site-human-specific, che coinvolge le comunità di abitanti di una determinata area urbana, o di un più vasto territorio, nella elaborazione di una performance di live streaming cinema, di lunga durata, e condivide con il pubblico il processo di significazione.

La struttura della performance è specifica ed esclusiva per ogni luogo protagonista della tappa del progetto.

La performance finale si compone di uno o più episodi, disposti lungo una giornata, innestati nello scorrere abituale della vita di un determinato luogo. Lo spazio quotidiano diventa naturale set cinematografico, dove si combinano la dimensione reale e la finzione.

Le riprese si sviluppano lungo un’area definita, all’aperto, e in alcuni interni laddove reso possibile dalla partecipazione dagli abitanti del territorio.

I singoli episodi si presentano come brevi percorsi a piedi che il pubblico segue con un ritmo regolato dall’andamento del piano sequenza. Gli spettatori, camminanti, seguono lo sviluppo del film dal vivo e allo stesso tempo guardano la sua resa cinematografica sugli schermi dei loro dispositivi mobili, grazie allo streaming simultaneo.

Scene riprese dal vivo e scene registrate si compongono in un montaggio istantaneo, restituendo sui dispositivi mobili il film.

Il rapporto tra l’individuo e il paesaggio, naturale, urbano o umano che sia, determina il tema visivo di ogni #sogno. Le storie locali e le memorie personali degli abitanti, nutrono la scrittura di una sceneggiatura site-specific, da mettere in atto con la comunità. L’architettura umana e quella paesaggistica si fondono in una composizione discontinua, ispirata all’innovazione formale introdotta nel cinema da Michelangelo Antonioni, alla cui poetica il progetto si ispira.

L’impianto narrativo si sviluppa secondo quel “neorealismo interiore”, attribuito dai critici francesi alle prime opere di Antonioni. Non una sequenza di avvenimenti, ma uno sguardo che indugia sui silenzi e sull’assenza, sulle conseguenze personali e sugli effetti sociali di un intreccio di esistenze.

La trama emerge come sintomo di accadimenti evocati, collocati in un tempo indefinito, ispirati ad eventi realmente accaduti in seno alla comunità e legati alla memoria storica del luogo, ma decontestualizzati e rielaborati in un soggetto di fantasia. Il particolare e l’universale si combinano nell’alternanza tra profondità di campo e soggettive, in un unico piano sequenza, ad occhi aperti.

Chorea Vacui

Chorea Vacui

L’essenza propria del visibile è di avere un doppio di invisibile in senso stretto, che il visibile manifesta sotto forma di una certa assenza.

Dobbiamo prendere alla lettera quello che ci insegna la visione: che per suo mezzo tocchiamo il sole, le stelle, che siamo contemporaneamente ovunque, accanto alle cose lontane come a quelle vicine, e che perfino la nostra facoltà di immaginarci altrove, di mirare liberamente a esseri reali ovunque essi si trovino, attinge anch’essa alla visione, riutilizza mezzi che ci vengono da essa.

Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito

L’occhio privato di ogni riferimento nello spazio scenico, di fronte alla vertigine del vuoto, affonda nella propria orbita, la vista si ritrae e l’immagine evocata appare.
Lo spettatore è chiamato a prendere parte al processo di costruzione del visibile: un guardare capace di non separare; una frattura nel nostro modo di vedere che sovverte la gerarchia fra soggetto e oggetto facendoci riconoscere corpi fra i corpi, parte “guardante” della materia guardata.

NA-Creature

Na-Creature

Long Play Track

ideazione e cura
Teatringestazione

regia
Gesualdi | Trono

dramaturg
Loretta Mesiti

ambienti sonori e musiche dal vivo
Alessandro Pezzella

regia video
Antonio Arte

assistente alla regia
Giovanni Passariello

photo ©Fondazione Feltrinelli

co-produzione
Fondazione Feltrinelli e Teatringestazione
nell’ambito del progetto Atlante degli immaginari

I nostri bambini partecipano alle lotte dei grandi così come partecipano di fatto alle condizioni dipendenti dalla loro emarginazione. Se possibile, vi partecipano e vi parteciperanno, speriamo, con maggiore coscienza e chiarezza della generazione che li precede. 

La mensa dei bambini proletari – Ombre Rosse – Nuova Serie – n 6 – 1974

Siamo nello sguardo di Dioniso bambino di fronte allo specchio, un attimo prima che i Titani sopraggiungano a sbranarlo. Dove ha luogo la seduzione dell’immagine riflessa. Il dio bambino scorge il suo corpo indistinguibilmente confuso con quanto lo circonda; preda della pulsione vorace, rivelatrice, abbagliante che muove il divenire. 

Cemento e lamiere impastati con cristalli liquidi e panni stesi al “sole mio” seccano la fantasia dei ragazzi di strada, che vivono nelle pieghe asfittiche di una società insufficiente. Si insegue una vita immaginaria, produzione seriale di uno stato di privazione, vuoto da colmare, vita cava, come la Napoli greca. L’immaginario dei ragazzi è inquinato da una sovrabbondanza di immagini di successo, legate all’ostentazione del superfluo, composte in una falsa narrazione, in cui chi non lavora vince, oppure ottiene ciò che vuole con la forza. La percezione di un pericolo incombente porta ad accettare un permanente stato di emergenza: educativa, abitativa, lavorativa, criminale, in virtù del quale si abdica alle proprie libertà piegandosi ad una vita condizionata. Nessuno può dirsi innocente.
La povertà educativa è una precisa strategia politica. Non riguarda soltanto l’insufficienza della scuola, ma l’indifferenza di un intero paese.
Di povertà educativa è morto Ugo Russo, a soli 15 anni: la scuola, impotente, che si abbandona appena si può, un’adolescenza tra lavoretti mal pagati e umilianti, un tentativo di rapina finito in tragedia. 


NA Creature è dedicato ad Ugo, ai ragazzi di Napoli e di tutte le periferie culturali.
Ci uniamo alla voce del Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo e dei suoi familiari, per rivendicare la verità sull’omicidio, e far emergere dopo un anno e mezzo di attesa se gli sia stata applicata una pena di morte senza processo.

ideazione e cura
Teatringestazione

regia
Gesualdi | Trono

dramaturg
Loretta Mesiti

ambienti sonori e musiche dal vivo
Alessandro Pezzella

regia video
Antonio Arte

assistente alla regia
Giovanni Passariello

photo ©Fondazione GianGiacomo Feltrinelli

co-produzione
Fondazione Feltrinelli e Teatringestazione
nell’ambito del progetto Atlante degli immaginari

Atlante degli Immaginari è un progetto di innovazione culturale tra i territori italiani promosso da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in ascolto dei fermenti creativi più innovativi. Un viaggio che nasce dall’incontro tra le sensibilità artistiche, le urgenze locali e un network di comunità tra le città di Milano Genova, Napoli, Taranto. UN percorso di co-progettazione – con il sostegno di Fondazione Cariplo – che culmina nella messa in scena in anteprima nazionale al festival Welcome to Socotra 2021.

Si ringraziano per il fertile dialogo:

Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo; Bianca Verde (DAMM e Lo sgarrupato); Giuseppe Carini (Mensa dei Bambini Proletari) con Roberto (Cyop&Kaf); Giovanni Laino (Fondatore di AQS – Associazione Quartieri Spagnoli), con Alessandro Pezzella (Educatore – AQS), insieme a Giovanni; Valeria Anatrella (Cooperativa il Grillo Parlante) con Gaetano (Educatore di prossimità – Centro Altra Casa), insieme ai ragazzi Marika, Luca, Anna; Nicola Laieta con Giuseppe di Somma (Maestri di Strada – Associazione Trerrote)

magnetometro