Chorea Vacui

Chorea Vacui

L’essenza propria del visibile è di avere un doppio di invisibile in senso stretto, che il visibile manifesta sotto forma di una certa assenza.

Dobbiamo prendere alla lettera quello che ci insegna la visione: che per suo mezzo tocchiamo il sole, le stelle, che siamo contemporaneamente ovunque, accanto alle cose lontane come a quelle vicine, e che perfino la nostra facoltà di immaginarci altrove, di mirare liberamente a esseri reali ovunque essi si trovino, attinge anch’essa alla visione, riutilizza mezzi che ci vengono da essa.

Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito

L’occhio privato di ogni riferimento nello spazio scenico, di fronte alla vertigine del vuoto, affonda nella propria orbita, la vista si ritrae e l’immagine evocata appare.
Lo spettatore è chiamato a prendere parte al processo di costruzione del visibile: un guardare capace di non separare; una frattura nel nostro modo di vedere che sovverte la gerarchia fra soggetto e oggetto facendoci riconoscere corpi fra i corpi, parte “guardante” della materia guardata.

Radio Leib

adio Leib Radio Leib è “corpo vivo” in movimento. Uno spazio sconfinato che accoglie proposte di radiofonia sperimentale e di comunità. Il nome “Leib” si riferisce ad un corpo vivo a contatto col mondo; il Leib come stare al mondo (Lebenswelt). Un progetto di Teatringestazione Direzione Gesualdi/Trono

NA-Creature

Na-Creature

Long Play Track

ideazione e cura
Teatringestazione

regia
Gesualdi | Trono

dramaturg
Loretta Mesiti

ambienti sonori e musiche dal vivo
Alessandro Pezzella

regia video
Antonio Arte

assistente alla regia
Giovanni Passariello

photo ©Fondazione Feltrinelli

co-produzione
Fondazione Feltrinelli e Teatringestazione
nell’ambito del progetto Atlante degli immaginari

I nostri bambini partecipano alle lotte dei grandi così come partecipano di fatto alle condizioni dipendenti dalla loro emarginazione. Se possibile, vi partecipano e vi parteciperanno, speriamo, con maggiore coscienza e chiarezza della generazione che li precede. 

La mensa dei bambini proletari – Ombre Rosse – Nuova Serie – n 6 – 1974

Siamo nello sguardo di Dioniso bambino di fronte allo specchio, un attimo prima che i Titani sopraggiungano a sbranarlo. Dove ha luogo la seduzione dell’immagine riflessa. Il dio bambino scorge il suo corpo indistinguibilmente confuso con quanto lo circonda; preda della pulsione vorace, rivelatrice, abbagliante che muove il divenire. 

Cemento e lamiere impastati con cristalli liquidi e panni stesi al “sole mio” seccano la fantasia dei ragazzi di strada, che vivono nelle pieghe asfittiche di una società insufficiente. Si insegue una vita immaginaria, produzione seriale di uno stato di privazione, vuoto da colmare, vita cava, come la Napoli greca. L’immaginario dei ragazzi è inquinato da una sovrabbondanza di immagini di successo, legate all’ostentazione del superfluo, composte in una falsa narrazione, in cui chi non lavora vince, oppure ottiene ciò che vuole con la forza. La percezione di un pericolo incombente porta ad accettare un permanente stato di emergenza: educativa, abitativa, lavorativa, criminale, in virtù del quale si abdica alle proprie libertà piegandosi ad una vita condizionata. Nessuno può dirsi innocente.
La povertà educativa è una precisa strategia politica. Non riguarda soltanto l’insufficienza della scuola, ma l’indifferenza di un intero paese.
Di povertà educativa è morto Ugo Russo, a soli 15 anni: la scuola, impotente, che si abbandona appena si può, un’adolescenza tra lavoretti mal pagati e umilianti, un tentativo di rapina finito in tragedia. 


NA Creature è dedicato ad Ugo, ai ragazzi di Napoli e di tutte le periferie culturali.
Ci uniamo alla voce del Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo e dei suoi familiari, per rivendicare la verità sull’omicidio, e far emergere dopo un anno e mezzo di attesa se gli sia stata applicata una pena di morte senza processo.

ideazione e cura
Teatringestazione

regia
Gesualdi | Trono

dramaturg
Loretta Mesiti

ambienti sonori e musiche dal vivo
Alessandro Pezzella

regia video
Antonio Arte

assistente alla regia
Giovanni Passariello

photo ©Fondazione GianGiacomo Feltrinelli

co-produzione
Fondazione Feltrinelli e Teatringestazione
nell’ambito del progetto Atlante degli immaginari

Atlante degli Immaginari è un progetto di innovazione culturale tra i territori italiani promosso da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in ascolto dei fermenti creativi più innovativi. Un viaggio che nasce dall’incontro tra le sensibilità artistiche, le urgenze locali e un network di comunità tra le città di Milano Genova, Napoli, Taranto. UN percorso di co-progettazione – con il sostegno di Fondazione Cariplo – che culmina nella messa in scena in anteprima nazionale al festival Welcome to Socotra 2021.

Si ringraziano per il fertile dialogo:

Comitato Verità e Giustizia per Ugo Russo; Bianca Verde (DAMM e Lo sgarrupato); Giuseppe Carini (Mensa dei Bambini Proletari) con Roberto (Cyop&Kaf); Giovanni Laino (Fondatore di AQS – Associazione Quartieri Spagnoli), con Alessandro Pezzella (Educatore – AQS), insieme a Giovanni; Valeria Anatrella (Cooperativa il Grillo Parlante) con Gaetano (Educatore di prossimità – Centro Altra Casa), insieme ai ragazzi Marika, Luca, Anna; Nicola Laieta con Giuseppe di Somma (Maestri di Strada – Associazione Trerrote)

magnetometro


	

Bar-abbâ

________ Bar-abbâ

Attività teatrale 2021/2022 – Casa Circondariale di Poggioreale-Napoli

Un progetto di Teatringestazione
a cura di Gesualdi | Trono

Con il sostegno dei fondi otto per mille della Chiesa Valdese

Ideato nel 2019, rimasto in sospeso a causa della pandemia, prende finalmente vita nel 2021 Bar- Abba, un progetto sperimentale che riunisce un gruppo scelto di detenuti ai propri figli adolescenti, in un percorso di laboratorio teatrale all’interno della Casa Circondariale di Poggioreale-Napoli.

Il progetto si ispira alla Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti, che riconosce formalmente il diritto di questi minorenni alla continuità del proprio legame affettivo con il proprio genitore detenuto e, al contempo, ribadisce il diritto alla genitorialità dei detenuti.


In aramaico “Bar” vuol dire figlio e “Abbas” vuol dire padre. Barabba, figura biblica criminale e spesso criminalizzata, era dunque “figlio di un padre” – qualunque, aggiungiamo noi, ovvero sottratto alla relazione, restando dunque figura indefinita. Una condizione che potenzialmente può essere vissuta da tutti, ma che in carcere è subita dai figli prima e dai padri poi.

Non si è figli se non accanto ai padri. L’assunto può sembrare banale, ma non quando padri e figli sono separati per forza maggiore. In questi casi infatti si può perdere per sempre l’occasione di essere sia figli che padri, con tutte le conseguenze del caso, la cui ricaduta non è soltanto singolare, riferibile ai soggetti direttamente coinvolti, bensì sociale, ripercuotendosi sull’intero sistema di relazioni sociali che regolano la vita di una comunità.

Il riferimento che fa il titolo del progetto ad una figura controversa, spesso confusa, demonizzata, rimasta indefinita, brigante, rivoltoso, o Cristo stesso, vuole essere d’ispirazione ad una percorso che attraversa il tema della genitorialità in carcere e le sue declinazioni (identità, autorità, eredità, relazione, autonomia, educazione, trasmissione, autodeterminazione, responsabilità sociale), parte della più ampia riflessione sulla dignità.
La condivisione dal vivo dell’attività, e da remoto dei suoi compiti preparatori, produce una tensione costante che modifica la percezione della condizione di separazione.
Il percorso teatrale di creazione offre strumenti linguistici nuovi, nutre l’immaginario, dando luogo ad un campo di incontro inedito.

Il percorso prevede aperture pubbliche intercorso, volte alla messa in condivisione dell’esperienza attraverso diversi esiti e formati.

Su queste pagine sarà possibile seguire il tracciato del percorso, gli sviluppi del progetto, le aperture pubbliche e le possibilità di coinvolgimento nelle sue fasi partecipative.


Con il sostegno dei fondi otto per mille della Chiesa Valdese

Atlante degli immaginari

Atlante degli Immaginari

Un progetto a cura della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Atlante degli Immaginari è un progetto di innovazione culturale tra i territori italiani, in ascolto dei fermenti creativi più innovativi, per promuovere percorsi di co-progettazione che diano origine a un cartellone di proposte artistiche originali. Un viaggio che nasce dall’incontro tra le sensibilità dei territori e le fonti d’archivio custodite da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, rappresentative di esperienze di protagonismo sociale.
INFO: fondazionefeltrinelli.it/eventi/atlante-degli-immaginari/

Le Fasi

24-25 ottobre 2020 Milano – Residenza di archivio
Due giornate di ricerca intensiva in cui è stato possibile conoscere le sezioni del patrimonio archivistico e librario della Fondazione che più di altre testimoniano pratiche di protagonismo sociale, politico e culturale di individui, gruppi, movimenti in grado generare processi innovativi.

28, 30 e 31 gennaio 2021 – Workshop di radicamento nei territori
Ogni comunità artistica organizza una giornata laboratoriale di “radicamento” e di “attraversamento” nei territori, tra passeggiate e installazioni in alcuni quartieri particolarmente significativi, per mettere a sistema le fonti storiche raccolte durante la residenza di archivio e far evolvere i temi di ricerca.


24-25 ottobre 2020 – Milano

Residenza di archivio

Due giornate di ricerca intensiva in cui è stato possibile conoscere le sezioni del patrimonio archivistico e librario della Fondazione che più di altre testimoniano pratiche di protagonismo sociale, politico e culturale di individui, gruppi, movimenti in grado generare processi innovativi.


31 gennaio 2021 – Napoli

La Città Educante: Chi ha paura dei Bambini?

Domenica 31 Gennaio 2021, ore 16:00
Presso Basilica di San Severo Fuori le Mura

Interverranno:

Giovanni Laino (Fondatore di AQS – Associazione Quartieri Spagnoli)
Alessandro Pezzella (Edutatore – AQS – Associazione Quartieri Spagnoli)
Accompagnati da Giovanni

Valeria Anatrella (Cooperativa il Grillo Parlante)
Gaetano (Educatore di prossimità – Centro Altra Casa)
accompagnati da Marika, Luca, Anna

Nicola Laieta (Maestri di Strada – Associazione Trerrote)
Giuseppe di Somma (Maestri di Strada – Associazione Trerrote)

Roberto (Cyop&Kaf – Napoli Monitor)


Ascolta la diretta radio

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I nostri bambini partecipano alle lotte dei grandi così come partecipano di fatto alle condizioni dipendenti dalla loro emarginazione. Se possibile, vi partecipano e vi parteciperanno, speriamo, con maggiore coscienza e chiarezza della generazione che li precede.

La mensa dei bambini proletari – Ombre Rosse – Nuova Serie – n 6 – 1974

Dopo che le parole si erano esibite in mille numeri, come nello spettacolo di un prestigiatore, accadeva che un bambino capisse il trucco. Si leggeva allora nei suoi occhi una quiete da pre-terremoto, poi ogni lettera cominciava a tremare e sussultando e vibrando si affiancava alle altre finché la parola era là, intera, con il corpo della cosa che indicava.

L’isola dei Bambini – F. Ramondino – ARN Associazione Risveglio Napoli

La scuola che domina ancora oggi nell’immaginario collettivo, nonostante le sperimentazioni attuali e quelle che hanno attraversato tutto il secolo scorso, è una scuola che contiene, controlla, si difende. La scuola non si desidera. Eppure essa è il luogo dove i bambini e gli adolescenti fanno la prima esperienza di emancipazione dalla famiglia; dove da figli iniziano il percorso che li porterà a diventare “futuri cittadini”. Una prospettiva questa che spesso sembra sfuggire a chi ha il compito di definire e disporre l’impianto dell’istruzione pubblica, ancora basata su un sistema di diseguaglianze e privilegi, sulla quantità delle nozioni apprese, sulla premialità e sul successo personale; invece che sulla scoperta delle competenze e sul desiderio. Bisogna spesso affidarsi all’iniziativa dei singoli insegnanti o di alcuni illuminati amministratori, o di associazioni e organizzazioni territoriali, per ritrovare quell’idea di paideia, che sottende alla formazione del fanciullo come cittadino, che mette insieme etica e spirito.
I bambini, come i folli, fanno paura; perché non sono addomesticati alla convenzione, a quel linguaggio d’ufficio da sempre inadeguato a descriverli o a parlargli. La scuola, così come è generalmente gestita, figura come istituzione totale a carattere repressivo, incapace di prendere posto nelle dimensioni smisurate e fantastiche abitate dai bambini e dagli adolescenti. Così l’educazione si imposta per lo più rispondendo al continuo stato di emergenza, quasi mai ad un pensiero prospettico.
Eppure una scuola diversa è stata possibile e lo è ancora. Sono tante le sperimentazioni e le esperienze che hanno tracciato la strada per sviluppare un’idea alternativa di scuola, capace di coinvolgere la comunità tutta, di trasformare i propri edifici in architetture umane e dinamiche, in dialogo con il presente mentre si semina per il futuro.

Una scuola che scioglie i propri confini in una intera “città educante”.
Napoli in particolare è stata campo di sperimentazione di pratiche ed esperienze di pedagogia attiva, che fin dagli anni ‘60 si sono sviluppate nelle pieghe della città, occupandosi delle sue contraddizioni e conflitti e facendone elementi di autoformazione. Tanti i luoghi che hanno accolto indistintamente bambini, adolescenti, ragazzi lavoratori, disoccupati, emarginati, esclusi. Il contrasto alla povertà educativa era all’epoca non soltanto emergenza sociale, ma urgenza politica, animata da una visione di “risveglio” che ha lasciato un’importante eredità. Le storie di queste esperienze forse sono poco note ai non addetti ai lavori, ma a conoscerle da vicino fanno sperare in una fioritura futura.
Parliamo di esperienze come quella dell’ARN (Associazione per il Risveglio di Napoli), o della più suggestiva Mensa dei Bambini Proletari; quest’ultima un’esperienza unica nel suo genere, che ci ha colpito per la sua forza poetica e politica insieme e per la sua radicalità. Quella spinta all’autodeterminazione, alla formazione di una intera “comunità educante” è arrivata fino ai giorni nostri; ha lasciato in eredità uno spirito innovatore e una incredibile capacità immaginativa, che ancora anima le esperienze attuali di contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa; la riconosciamo nelle importanti organizzazioni che oggi “fanno scuola” come i Maestri di Strada, l’AQS – Associazione Quartieri Spagnoli, il Mammut, e tante tante altre esperienze disseminate in tutta la città. Realtà che agiscono con sensibilità predittiva, in maniera costante e presenziale, accompagnando i futuri cittadini in percorsi di cura dell’immaginario intessuti nella città.
Seguendo queste ed altre tracce stiamo esplorando Napoli come “Città Educante”, cercando quelle che sono le attuali “pedagogie attive”, non sempre ufficiali, a volte spontaneamente organizzate dagli abitanti di uno stesso quartiere. Pratiche condivise, basate sul mutuo soccorso, su una sapienza acquisita sul campo, che incrociano gli “addetti ai lavori”, interagendo con la scuola ufficiale o mediando con la parte più marginale della città. Abbiamo incontrato sulla nostra strada voci e testimonianze di ieri e di oggi; i cui racconti e pensieri crediamo di poter condensare in una domanda: “chi ha paura dei bambini?”. Da qui partiremo per attivare una riflessione condivisa, un esercizio collettivo di immaginazione, a partire dalla voce dei protagonisti della “resistenza educativa” di questa città.
La paura si prova di fronte ad un pericolo e spesso Napoli, che è da sempre associata ai suoi “scugnizzi”, è percepita come “città bambina e pericolosa”. A partire da questa e altre suggestioni, citazioni, narrazioni filmiche, ispirazioni di diversa natura, ci predisponiamo attorno ad un tavolo; un laboratorio di idee dove ognuno è portatore della sua porzione di città ideale: incrociando esperienze e visioni, difficoltà e possibilità, desideri e realtà, tenteremo di comporre insieme il racconto di una “Napoli, città educante”.

Misantropie

MISANTROPIE

Da Molière ai bestiari medievali, sotto la guida de Il riso di H. Bergson.

Mi prende l’umor nero e un profondo dolore quando vedo la gente comportarsi in tal modo. Io riscontro dovunque solo vili lusinghe, ingiustizia, interesse, scaltrezza, tradimento; non posso contenermi, mi adiro, e mi propongo di mandare all’inferno tutto il genere umano.

Il Misantropo – Molière

Cura della visione
Gesualdi | Trono

In scena
I Detenuti della Casa Circondariale di Poggioreale

Costumi
Federica Terracina

Produzione
Napoli Teatro Festival e TeatrInGestAzione
In collaborazione con la
Casa Circondariale Napoli Poggioreale

i bozzetti di Federica Terracina

Misantropie nasce come esito del laboratorio di creazione scenica rivolto ai detenuti della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale.
Uno spettacolo che prende vita da una pratica che passa da corpo a corpo.

Il carcere rappresenta e ci rappresenta come sintesi della società viziata e deformata che viviamo. Luogo ai margini dell’esistenza, da consultare all’occorrenza come bestiario contemporaneo.

Qui, il nostro misantropo è l’uomo tra le bestie. In gabbia, accerchiato da pavoni, iene, camaleonti e altri animali, si dibatte tra istinto e morale mentre sprofonda nell’intestino di Célimène. Ma la bestia di cui parliamo non è riconducibile ad un soggetto, non ha nome e cognome, ma è massa, è atteggiamento, è resa.

Non una riscrittura del Misantropo ma un osservatorio sulla disumanizzazione, un decalogo sul divenire della bestia, una mappa per la discesa agli inferi, e su come l’uomo in fondo sia ridicolo nell’affermare la propria superiorità.

In mezzo mar siede un paese guasto

In mezzo mar siede un paese guasto

Esito e laboratorio con gli anziani ospiti della casa protetta San Giovanni Bosco (MO), in occasione di Trasparenze Festival 2019 Modena.


cura e conduzione Gesualdi|Trono
foto Vicky Solli

L’invito del Teatro dei Venti arriva puntuale, durante un percorso di ricerca dedicato negli ultimi tempi alla scomparsa, alla disillusione, alla cancellazione di ogni traccia d’uomo, fino all’estinzione.
Queste le domande che ci porremo durante il prezioso incontro con chi ha nel corpo segnato, messo in evidenza, il passaggio al mai. Non lo faremo abitando la dimensione intima e soggettiva, bensì quella politica: il corpo politico in estinzione; il processo di corruzione del corpo morto, come metafora di una civiltà guasta.
E’ nel passaggio al non più che la nostra presenza si fa inevitabilmente politica, quando il corpo non è più legato ad un’identità, ma si fa oggetto, scarto, rifiuto da prendere in carico. Qualcuno dovrà occuparsi della nostra carcassa, il cui peso sarà direttamente proporzionale alla memoria che porta con sé. Non è poi proprio questo divenire “rifiuto” un atto sovversivo?

Ci accompagnano in questa riflessione i versi de “la terra desolata” di T. S. Eliot. Una “città irreale”, un “paese guasto” (come lo chiama il poeta Caproni), che Eliot canta attraverso la profetica voce di Tiresia:

You who were with me in the ships at Mylae!
That corpse you planted last year in your garden,
Has it begun to sprout? Will it bloom this year?

Tu che eri con me sulle navi a Mylae!
Quel cadavere che l’anno scorso hai piantato nel tuo giardino,

Ha cominciato a germogliare? Fiorira quest’anno?

Stream~ Meditazioni

Stream~ Meditazioni

Inizialmente pensato come un convegno, Stream è un formato artistico intermediale che mette in rassegna flussi di pensiero; soliloqui condensati in uno spazio acustico e ipnotico. La composizione diacronica, si declina in meditazioni a tema, coinvolgendo voci autorevoli e sensibili, interpellate ad un dialogo in differita digitale.

Avevamo necessità di creare uno spazio dove accogliere l’autenticità del pensiero nel suo manifestarsi tra le labbra, mentre ancora le parole sono allevate nella bocca prima di arrotondarsi nel suono. Il suo metodo compositivo è ideato per scongiurare il carattere illustrativo tipico del formato convegno, che di solito raccoglie gli interventi degli esperti in una forma precostituita, che esclude l’uditore dallo spazio della riflessione.

Scelto un tema e individuati i relatori esperti della materia, si condividono materiali e spunti in uno scambio unico e singolare, durante una conversazione privata. Segue la registrazione, in un unico respiro, di un soliloquio a tema, non editato. Le parole sono trasferite ad un musicista e compositore che le mette in dialogo con il suono. Parole e musica sono poi depositate in uno spazio digitale, definito da un unico colore elaborato in impercettibili variazioni. L’operazione si compone di cicli a tema raccolti su queste pagine. 

Un’operazione di
TeatrInGestAzione

Direzione
Gesualdi | Trono

Dramaturg
Loretta Mesiti

Primo ciclo ~ Abitare Futuro

Maggio 2020, in occasione di Maggio dei Monumenti, manifestazione a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli

3 meditazioni in 3 appuntamenti con Dario Gentili (filosofo, insegna Filosofia Morale all’Università Roma Tre), Isabella Bordoni (poetessa, artista e curatrice indipendente), Pietro Gaglianò (critico d’arte e curatore indipendente), Renato Grieco (compositore e musicista).

Il discorso si fa materia sonora, fluisce di stanza in stanza, disegna l’habitat poetico che accoglie lo spettatore. Le voci interpellate sul tema dell’abitare-futuro si offrono in soliloquio, aprendoci al sorgere del pensiero. L’odierno stato di eccezione si impone come punto di partenza e segna una cesura non soltanto nel tempo, ma nel modo di fabbricare ogni possibile rappresentazione del domani e del visibile. Il corpo, la lingua, la selva sono le figure che ci indicano la soglia dove la domanda è in trasfigurazione e si fa radura, casa, invito.

PER ORIENTARSI bisogna mettersi in ascolto, indossare le cuffie, passare alla modalità schermo intero, guardare, affondare nel colore e lasciar lavorare “un artefice interno che forma la materia e la figura da dentro, come da dentro del seme o radice manda ed esplica il stipe, da dentro il stipe caccia i rami, da dentro i rami le formate brancie, da dentro queste ispiega le gemme, da dentro forma, figura, intesse, come di nervi, le fronde, gli fiori, gli frutti” (G.Bruno, De la causa, principio et uno).

Testi e voci
Isabella Bordoni
Pietro Gaglianò
Dario Gentili

Drammaturgia sonora
Renato Grieco

*Traccia Isabella Bordoni
Piano
Andrea Laudante / Jacopo D’Amico

Traduzione dall’italiano
Giovanna Lo Conte

Isabella Boridoni è autrice e artista, curatrice indipendente. Inizia il proprio percorso artistico nella seconda metà degli anni ’80 all’interno della scena nord europea delle arti sceniche e elettroniche. Conclusa l’esperienza in seno a Giardini Pensili che ha fondato nel 1985 e co-diretto fino al 2000, con IB_Progetto per le Arti ha dato vita a una piattaforma collaborativa internazionale, nella relazione tra arte, luoghi, archivi della contemporaneità. Attenta alle poetiche dei luoghi e alla reciproca influenza tra l’organizzazione dello spazio naturale, urbanistico e abitativo, e il gesto dell’arte, ha fatto di questi orizzonti materia d’indagine con progetti artistici, cura, docenza. Interessata al “documento” come dispositivo di costruzione e decostruzione narrativa, la sua pratica comprende performance, installazioni, radio. Coinvolta nella sfera dell’arte pubblica e relazionale con progetti ad ampio raggio, introduce i termini poetry.scapes e cittadinanza poetica per descrivere l’ambito processuale che questi mettono in atto. È direttrice artistica di Associazione IMAGONIRMIA di Elena Mantoni e del premio «spostamento variabile» art residency and publishing project.

Renato Grieco è un compositore e musicista attivo maggiormente nel campo della musique concrète e della radio-arte. Dal 2013 si è esibito in Italia, Regno Unito, Francia, Svizzera, Russia, Germania, Norvegia, Danimarca, Polonia, Slovenia, Turchia, Malta, Grecia sia con il suo progetto solista (con lo pseudonimo kNN) che in numerose collaborazioni in veste di performer, interprete o drammaturgo del suono per la danza. È co-curatore del festival La Digestion – musica ascoltata raramente.

Pietro Gaglianò è critico d’arte e curatore. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le contronarrazioni agite dall’arte, prediligendo il contesto urbano e sociale come scena dei linguaggi contemporanei, con una particolare attenzione per i sistemi teorici della performance. Nei suoi progetti è centrale la sperimentazione di formati ibridi tra arte e scienze sociali per coltivare la percezione politica dello spazio pubblico e della comunità. Insegna in istituzioni italiane e statunitensi. Tra le pubblicazioni La sintassi della libertà (Gli Ori, 2020) e Memento. L’ossessione del visibile (Postmedia Books, 2016).

Renato Grieco è un compositore e musicista attivo maggiormente nel campo della musique concrète e della radio-arte. Dal 2013 si è esibito in Italia, Regno Unito, Francia, Svizzera, Russia, Germania, Norvegia, Danimarca, Polonia, Slovenia, Turchia, Malta, Grecia sia con il suo progetto solista (con lo pseudonimo kNN) che in numerose collaborazioni in veste di performer, interprete o drammaturgo del suono per la danza. È co-curatore del festival La Digestion – musica ascoltata raramente.

Dario Gentili insegna Filosofia morale presso l’Università di Roma Tre. Ha conseguito il dottorato di Ricerca in Etica e filosofia politico-giuridica presso l’Università di Salerno; ha svolto nel biennio 2009-2010 un post-dottorato in Filosofia e storia delle idee presso il Sum (Istituto Italiano di Scienze Umane); nel 2011-2012 ha avuto una borsa post-doc DAAD presso il Walter Benjamin Archiv di Berlino; nel 2013-2014 è stato assegnista di ricerca presso il Sum/Scuola Normale Superiore di Pisa; nel 2014 visiting researcher presso la Heinrich-Heine-Universität-Düsseldorf. Si occupa di pensiero italiano contemporaneo, analisi dei dispositivi spaziali nel pensiero politico, giuridico e architettonico occidentale, concezione della crisi in ambito politico ed economico. È autore di saggi e articoli pubblicati in diverse lingue. Ha scritto le seguenti monografie: Il tempo della storia. Le tesi “sul concetto di storia” di Walter Benjamin (2002); Topografie politiche. Spazio urbano, cittadinanza, confini in Walter Benjamin e Jacques Derrida (2009); Italian Theory. Dall’operaismo alla biopolitica (2012); Crisi come arte di governo, Quodlibet, Macerata 2018.

Renato Grieco è un compositore e musicista attivo maggiormente nel campo della musique concrète e della radio-arte. Dal 2013 si è esibito in Italia, Regno Unito, Francia, Svizzera, Russia, Germania, Norvegia, Danimarca, Polonia, Slovenia, Turchia, Malta, Grecia sia con il suo progetto solista (con lo pseudonimo kNN) che in numerose collaborazioni in veste di performer, interprete o drammaturgo del suono per la danza. È co-curatore del festival La Digestion – musica ascoltata raramente.

Lo Spazio a Dismisura d’Uomo

Lo Spazio a Dismisura d’Uomo

ideazione, cura e conduzione
Gesualdi | Trono

sound landscape
Maurizio Maria Galvani

Dispositivo performatico di insubordinazione poetica dello spazio, per dare voce ad un paesaggio umano smisurato; a partire da una struttura testuale che imposta uno spazio ideale di composizione, attingendo agli sguardi personali sui luoghi che abitiamo e vorremmo trasformare.

L’impulso a combattere per il proprio spazio, ci priva, paradossalmente, proprio dello spazio vitale più prezioso, quello dell’immaginazione, fonte di entusiasmo, gioia ed energia, indispensabile per edificare una realtà che assomigli a quella che desideriamo.

Invocata “al potere” dai surrealisti, l’immaginazione si traduce in uno spazio “a dismisura d’uomo”, dove convivono libertà politica, libertà poetica, libertà di sognare senza pudore e di credere all’assoluta condivisibilità e praticabilità del proprio sogno.

Vi invitiamo a creare ed abitare poeticamente con noi questo spazio a compiere un atto di ammutinamento della realtà. Ci muoviamo lenti lungo una parabola che tratteggia il nostro incedere verso il luogo della meraviglia, uno spazio sterminato che prende corpo in un collettivo In-Canto.

ISTRUZIONI

Il laboratorio si rivolge ad un gruppo di cittadini che formano il corpo di mantenimento dell’installazione partecipata, e che facilitano la partecipazione dei passanti.

Sul pavimento è tratteggiata un’ampia e lunga parabola alla cui estremità c’è un microfono aperto. Una traccia audio è consegnata ai partecipanti prima di entrare nella fila.

Insieme ci prepariamo ad abitare l’installazione partecipata, con un laboratorio, seguito dall’apertura del dispositivo ai passanti.

Al pubblico è indicato un punto di raccolta, dove si consegnano le istruzioni per abitare la parabola e attingere agli spunti testuali che, una volta raggiunto il microfono, potranno essere continuati, frammentati, interrotti, vocalizzati, iniziati e mai finiti, reinventati.

Per un’esperienza immersiva si consiglia di portare con sé auricolari e telefono cellulare.

Foglio di Sala