CRASI

Nell’ambito delle attività promosse dalla Fondazione Morra all’interno degli spazi di Casa Morra Archivio d’Arte contemporanea, TeatrInGestAzione, la compagnia teatrale guidata dalla coppia Gesualdi | Trono, dà vita al Laboratorio Permanente di Pratiche Performative Interdisciplinare, in collaborazione con Lorenzo Mango, professore titolare della cattedra di Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo dell’Università L’Orientale di Napoli.
Il Laboratorio Permanente si ascrive in un più ampio e complesso progetto che prende il nome di CRASI – Centro di Ricerca delle Arti Sceniche Internazionale, e che comprende le multiple dimensioni in cui si declina l’opera di TeatrInGestAzione, in sinergia con la Fondazione Morra. Un progetto di formazione che durante l’anno ospiterà attività pedagogiche diversificate.

 

Il Laboratorio Permanente si articolerà in una fase preliminare e tre percorsi autonomi e complementari, a partire da novembre 2018 fino a novembre 2019, intervallati da aperture al pubblico. Il primo percorso è declinato in appuntamenti fissi dedicati alla condivisione della prassi artistica di TeatrInGestAzione; il secondo scandito da incontri a carattere teorico e pratico con esperti e studiosi di discipline e campi d’indagine che riteniamo complementari al teatro (Storia, architettura, filosofia, economia); il terzo ospita interventi pedagogici intensivi e diversificati, accogliendo visioni autonome della scena contemporanea indipendente e internazionale (registi, coreografi, performer). Un’attività ibrida di ricerca, formazione, creazione, che possa dare luogo ad un dialogo fertile, proponendosi come un’alternativa di costanza, rigore e disciplina, per condurre i partecipanti ad una preparazione necessaria a coltivare un’autonomia creativa.

 

“Il laboratorio è per noi il tempo e il luogo della conoscenza reciproca, del nutrimento, il tempo dell’onestà, della fragilità; il luogo della cura, dell’allenamento che mira a costruire una presenza che si fonda su una forma di agilità dell’ascolto, sulla ricezione e sulla reazione; un’occasione per riconoscerci e dare luogo a un progetto comune, e magari scoprire di poter condividere nel futuro un tempo più lungo. Qui a Casa Morra, TeatrInGestAzione sarà corpo vivo esposto all’opera.” (Gesualdi | Trono)

C.R.A.S.I.

Laboratorio Permanente di Pratiche Performative Interdisciplinare
indagine e formazione teatrale, pratica e teorica

 

Novembre 2018-19
Mercoledì e giovedì dalle 17:00 alle 20:00
presso Casa Morra, salita San Raffaele 20/C

In collaborazione con il prof. Lorenzo Mango, titolare della cattedra di Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo dell’Università L’Orientale di Napoli.

Nell’ambito delle attività promosse dalla Fondazione Morra.

 

Aperte le candidature, manifestazioni di interesse, richieste di partecipazione a studenti, attori, performer, danzatori, professionisti e non.
È possibile candidarsi come praticanti o come uditori.
La partecipazione è gratuita.
Per i praticanti la frequenza è obbligatoria.
Per gli uditori è ammessa una frequenza parziale

Resta aperto l’invito a visitarci, a chiunque ne faccia richiesta agli indirizzi indicati.

 

INFO
info@teatringestazione.com
+39 320 0304861 (whatsapp)
teatringestazione.com

> Iscriviti <

    FASE PRELIMINARE > morfologia
    La cura del lavoro è affidata a Gesualdi / Trono

    dal 26 al 30 novembre 2018
    tutti i giorni, dalle 11:00 alle 17:00

    dicembre 2018 / gennaio 2019
    mercoledì e giovedì, dalle 17:00 alle 20:00

    Le attività iniziano il 26 novembre 2018 con una Sessione Aperta della durata di 5 gg.
    Un’occasione di incontro e di lavoro sulla presenza e sulla creazione scenica; un primo approccio ai principi che sottendono la poetica e la prassi lavorativa di TeatrInGestAzione. Un laboratorio gratuito guidato da Anna Gesualdi e Giovanni Trono.

    PERCORSO FONDAMENTALE > sintassi
    La cura del lavoro è affidata a Gesualdi / Trono

    dal 4 febbraio al 2 giugno
    mercoledì e giovedì, dalle 17:00 alle 20:00
    a seguire luglio/ novembre 2019
    orari e giorni da definire

    Aperto a chi (attraverso precedenti esperienze laboratoriali, e/o artistico/performative) abbia maturato il bisogno di coltivare la propria autonomia creativa ed esercitare la propria autorialità, prendendosi cura in modo meticoloso ed esigente della propria presenza scenica, approfondendo le dinamiche di relazione, la scrittura di scena e la composizione corale. I partecipanti potranno sviluppare il proprio spazio d’indagine in una struttura di lavoro che valorizza e sostiene il cammino individuale, che allo stesso tempo si fa traduttore di un’istanza condivisa, di un discorso molteplice e pluridimensionale.
    Nella nostra prassi movimento, canto, danza, parola, gesto, suono, si rispondono, si richiamano e si continuano, come in una partitura in cui ogni voce è chiamata ad accordarsi con tutte le altre e, contemporaneamente, è portatrice della propria linea melodica, della propria singolarità.

    Scenderemo nelle profondità del nostro corpo, per rivoltarlo esposto in atto poetico.
    Faremo tutto il possibile per essere vivi. Definire la nostra presenza. Portare alla luce quel desiderio riposto oltre l’umano sentire in quell’altrove inspiegabile ove risiedono i nostri fiori migliori, quell’orto delle possibilità, quelle azioni in potenza che rendono il corpo in scena molteplice e multi direzionale. Capace di comporre un discorso sempre nuovo, che non recita non ripete l’evidente, ma vive la scena, ne fa esperienza condivisa con lo spettatore.

    Uno studio quotidiano sul corpo esteso dell’attore, concepito come luogo della creazione; corpo che si abbandona alla forma geometrica multidimensionale della propria presenza, estroflesso, precipitato alle estreme conseguenze, spinto, estremizzato, allenato ad essere smembrato per accogliere lo spettatore nelle sue pieghe, corpo che si dispiega in paesaggio, percorribile dallo sguardo più attento.

    PERCORSI COMPLEMENTARI > lessico

    dicembre 2018 – novembre 2019
    iscrizioni aperte a tutti 

    Il percorso fondamentale si arricchirà degli incontri complementari.
    Lezioni trasversali tenute da studiosi, ricercatori e artisti ospiti che incontreranno i partecipanti condividendo visioni e pratiche.

     

    Primo Incontro

    16/17 e 23/24 gennaio 2019 dalle 17:00 alle 20:00

    Sessione di architettura applicata allo spazio scenico, guidata dall’arch. Daniele Balzano, ricercatore e professore a contratto presso il DiARC di Napoli.

     

    Secondo Incontro

    Giorni e orari da definire

    Incontro teorico a cura di Salvatore Margiotta e Mimma Valentino, ricercatori, saggisti, redattori di Acting Archives Review, entrambi collaboratori del prof. Lorenzo Mango, cattedra di Storia del teatro moderno e contemporaneo de ‘L’Orientale’ di Napoli.

     

    Ulteriori percorsi sono in via di definizione e saranno comunicati appena confermati.

    SESSIONI INTENSIVE> discorsi

    Ulteriori sessioni sono in via di definizione e saranno comunicate appena confermate.

    Il Corpo Animale

    Il Corpo Animale
    a cura di Gesualdi | Trono

    Il laboratorio è per noi il tempo della conoscenza reciproca, del nutrimento, il tempo dell’onestà, della fragilità; il luogo della cura, dell’allenamento che mira a costruire una presenza che si fonda su una forma di agilità dell’ascolto, sulla ricezione e sulla reazione; un’occasione per riconoscerci e dare luogo a un progetto comune, e forse scoprire di poter condividere nel futuro un tempo più lungo.
    L’osservazione e lo studio degli animali e del loro habitat, applicato all’allenamento del performer e al processo di creazione, di composizione, di scrittura di scena, è un elemento diventato costitutivo della ricerca di Teatringestazione: il corpo umano, svuotato del dato biografico, attraversando l’anatomia delle specie esplorate ad esso estranee – accade ad una nuova figura e si fa evento. Accade finalmente di essere un corpo, libero dal possederlo.
    Come scrive Roberto Marchesini in Etologia Filosofica (2016): «l’uomo ha un corpo, l’animale è un corpo». In questo essere della figura animale si appare in scena, venendo meno la biografia. Il corpo del performer quindi si fa evento a-storico: se salta è il salto e se parla è la parola. “Incorporare l’animale” è dunque una via verso l’abbandono, l’accadere, per uscire dalla storia e farsi paesaggio.


    L’uomo è dopo l’animale. Lo segue. Questo “dopo” della sequenza, della conseguenza, o della persecuzione, non è nel tempo, non è temporale: è la genesi stessa del tempo

    J. Derrida, L’animale che dunque sono


    Quando un animale compie un movimento, ad esso partecipa il corpo intero nella sua complessità.
    Esso si trasfigura già nella proiezione del salto prima ancora di compierlo. Alla stessa interezza deve puntare il corpo in scena. Questo lavoro permette al corpo di esplorare e attraversare delle

    anatomie che non gli appartengono, che portate in movimento offrono la possibilità di studiare la spinta propulsiva, la resistenza statica, la capacità reattiva, il respiro che si adatta alle condizioni proprie di ogni specie.
    Potremo percepire la forza di gravità distribuita orizzontalmente e non verticalmente, per prendere coscienza del reale peso di ogni parte del corpo ed affinare la propriocezione.
    L’indagine sugli animali ci permette dunque di maturare una presenza scenica multi-direzionale, dal carattere sferico, capace di una ricezione più acuta, forte nell’affermarsi nello spazio e agile nel disegnare senso.
    Attraverso l’imitazione dell’immagine animale, il corpo si svuota del suo soggetto, per incorporare oltre che un diverso respiro anche una disposizione all’atto, non pensata, fondata su un abitare il corpo nello spazio. Nella pratica, l’imitazione parte dalla visualizzazione per incorporare da principio la postura, poi l’andatura, fino ad arrivare al respiro, poi al verso e dunque alla parola. Un processo che si fonda su un meticoloso adattamento di una anatomia ad un’altra, con tutto ciò che ne consegue: una disposizione del peso inusuale e una articolazione del movimento conseguentemente diversa. Si reimposta la coordinazione tra gli arti superiori e quelli inferiori, accentuando il lavoro sulla spina dorsale, con passaggi frequenti tra condizione verticale e orizzontale. La postura inedita per il corpo del performer influenza la respirazione, che apprende nuovi ritmi e direzioni. La mimesi del corpo animale libera il performer dall’attitudine alla significazione sia della presenza che del gesto, così come del movimento e della relazione con lo spazio e gli elementi che lo definiscono. E’ un lavoro di rinuncia, di abbandono all’altro da sé.


    Varcando le frontiere o le fini dell’uomo, giungo all’animale: all’animale in sé, all’animale in me e all’animale che si sente mancante, a quell’uomo di cui Nietzsche diceva pressappoco, non mi ricordo dove, che era un animale ancora indeterminato, un animale mancante di sé

    J. Derrida, L’animale che dunque sono

    INFO

    In due appuntamenti distinti e indipendenti, incontreremo un massimo di 16 partecipanti.
    Aperto a chi abbia esperienza anche minima di scena, resistenza fisica e attitudine al movimento.
    Non importano l’età, la lingua, la provenienza geografica.


    I sessione/ 60 euro
    – 23 e 24 aprile, dalle 10:00 alle 17:00


    II sessione/ 60 euro
    – 28 e 29 maggio, dalle 10:00 alle 17:00

    Dove:
    La Serra – art & theater nursery
    Napoli, vicoletto II Santa Maria ad Agnone


    Per iscriversi:
    inviare una email a info@teatringestazione.com
    Oggetto email: animali lab – sessione (specificare se prima o seconda) – nome e cognome.
    Corpo email: breve nota biografica, accompagnata dai dati anagrafici e di contatto.
    info@teatringestazione.com
    +39 320 0304861

    Io Sono Teatro


    IO SONO TEATRO
    corso base di teatro per principianti e/o eterni appassionati
    aperto a tutti, non importano l’esperienza, l’età, la lingua, la provenienza geografica: non esistono limiti al desiderio di partecipazione.

    istruzioni per l’uso:
    prendi il tuo corpo, dotalo di un pensiero, dagli parola, mettilo in uno spazio definito.
    Procurati almeno un paio di occhi esterni che possano testimoniare di averti visto.

    Ora respira profondamente e con parole tue, o di poeti, dichiara a quegli occhi fissi su di te:
    IO SONO TEATRO.
    Io sono il poeta
    sono il corpo che traspare
    sono l’aratro che dissoda
    l’animale pronto al salto
    l’indomito vento

    Bene. Ora cerca altri corpi e ripeti con loro l’esercizio per almeno una volta a settimana.
    il sabato, dalle 18:00 alle 20:00 al DAMM via avellino a tarsia, 15 (Parco Ventaglieri)

    Guidiamo i partecipanti ad una graduale scoperta del piacere di stare in scena, delle potenzialità inespresse o sopite del proprio corpo, della bellezza di cui ogni essere umano è portatore, di tutti gli strumenti che possediamo per definire la nostra presenza.

    “Il teatro fu la mia scuola e tutto quello che ho imparato è dal teatro che l’ho imparato”
    A. P.

    Prenderemo come riferimento testuale “il codice di Perelà” di Aldo Palazzeschi. La sua struttura presenta vari tipi di scrittura: l’uso continuo del dialogo, l’uso del monologo, l’uso dei parlati teatrali, i racconti all’interno del racconto, lo stile che anticipa soluzioni surrealistiche, il gusto particolare del fantastico e un forte realismo magico.
    Perelà è qualcosa di diverso: un non-uomo confuso per un super-uomo, un eroe senza guerre, filosofo senza intelletto e soprattutto un protagonista al quale manca totalmente il desiderio di primeggiare, è l’essere senza pensiero inteso come pensiero del sé individualistico.

    La cura del lavoro è affidata a Gesualdi / Trono di TEATRINGESTAZIONE

     

     

     


    Experience

    Aperto a chi (attraverso precedenti esperienze laboratoriali, e/o artistico/performative) abbia maturato il bisogno di prendersi cura in modo meticoloso ed esigente della propria presenza scenica, approfondendo le dinamiche di relazione, di scrittura di scena, di composizione corale in modo da coltivare la propria autonomia creativa e sviluppare la propria autorialità. I partecipanti potranno sviluppare il proprio spazio d’indagine in una struttura di lavoro che valorizza e sostiene il cammino individuale, che allo stesso tempo si fa traduttore di un’istanza condivisa, di un discorso molteplice e pluridimensionale. Nella nostra prassi movimento, canto, danza, parola, gesto, suono, si rispondono, si richiamano e si continuano, come in una partitura corale, in cui ogni voce è chiamata ad accordarsi con tutte le altre e, contemporaneamente, è portatrice della propria linea melodica, della propria singolarità.

    Scenderemo nelle profondità del nostro corpo, per rivoltarlo esposto in atto poetico.

    Faremo tutto il possibile per essere vivi. Definire la nostra presenza. Portare alla luce quel desiderio riposto oltre l’umano sentire in quell’altrove inspiegabile ove risiedono i nostri fiori migliori, quell’orto delle possibilità, quelle azioni in potenza che rendono il corpo in scena molteplice e multi direzionale. Capace di comporre un discorso sempre nuovo, che non recita non ripete l’evidente, ma vive la scena, ne fa esperienza condivisa con lo spettatore.

    Il laboratorio è per noi il tempo della conoscenza reciproca, del nutrimento, il tempo dell’onestà, della fragilità; il luogo della cura, dell’allenamento che mira a costruire una presenza che si fonda su una forma di agilità dell’ascolto, sulla ricezione e sulla reazione; un’occasione per riconoscerci e dare luogo a un progetto comune, e magari scoprire di poter condividere nel futuro un tempo più lungo.


    Gli autori di riferimento:
    SAMUEL BECKETT e ANTON ČECHOV

    L’osservatore contagia l’osservato con la propria mutevolezza.
    S. B.

    Sono necessarie nuove forme. Nuove forme sono necessarie e, se non ce ne sono, è meglio che nulla sia necessario.
    A. P. C.

    Le strutture drammaturgiche di Beckett e Čechov introducono l’attore a un lavoro complesso di costruzione della propria presenza, e nello stesso tempo richiedono quella trasparenza necessaria per farsi assorbire dalla geometria della scena, fino a farsi paesaggio. Il corpo, la voce, il silenzio, la parola-immagine, che si fa visione, compongono l’architettura dell’altrove verso cui è sempre teso l’apparente immobile infinito spazio scenico, in stato di permanenza. In questi luoghi, l’incontro tra spettatore e attore, si fa testimonianza, segno indelebile, sensibile memoria.

     

    Il Corpo Esteso


    programma di indagine e formazione teatrale sulla presenza scenica, a partecipazione giornaliera,
    per attori, performers, studiosi del corpo scenico

    Un invito a condividere il tempo e lo spazio del nostro allenamento quotidiano, lasciando a voi la libera scelta sulla frequentazione, esercitando così la responsabilità personale verso la cura del proprio lavoro. Aperto a chi (attraverso precedenti esperienze laboratoriali, e/o artistico/performative) abbia maturato il bisogno di prendersi cura in modo meticoloso ed esigente della propria presenza scenica, approfondendo le dinamiche del movimento, la struttura e il funzionamento del proprio corpo inteso come macchina emozionale.

    www.teatringestazione.com


    Il corpo è l’unità di un essere fuori di sè. (…)
    (…) L`anima è l`estensione o la distesa del corpo. Cos`è che fa un´estensione? È una tensione, é anche un`in-tensione, nel senso di un´intensità . (…) A tale intenzionalità bisogna sostituire l´intensività , l`estensione del senso della tensione del fuori come tale.

    Un corpo è dunque una tensione. E l´origine greca del termine è “tonos”, il tono. Un corpo è un tono. E con ciò non dico nulla che un anatomista non approverebbe: un corpo è un tonus. Quando il corpo non è più in vita, non ha più tonus, si trasforma o nel rigor mortis (la rigidità cadaverica) oppure nell´inconsistenza del marciume. Essere un corpo significa essere un certo tono, una certa tensione. Dirò inoltre che una tensione è anche una tenuta. Conseguentemente vi sono delle possibilità di sviluppo in senso etico che non si sospetterebbero a prima vista.

    J.-L. Nancy, De Anima

    Da anni conduciamo uno studio quotidiano sul corpo esteso dell’attore, concepito come luogo della creazione; corpo che si abbandona alla forma geometrica multidimensionale della propria presenza, estroflesso, precipitato alle estreme conseguenze, spinto, estremizzato, allenato ad essere smembrato per accogliere lo spettatore nelle sue pieghe, corpo che si dispiega in paesaggio, percorribile dallo sguardo più attento.
    Ogni giorno con la nostra pratica quotidiana, scendiamo nelle profondità del nostro corpo, per rivoltarlo esposto in atto poetico.
    Facciamo tutto il possibile per essere vivi. Definire la nostra presenza. Portare alla luce quel desiderio riposto oltre l’umano sentire in quell’altrove inspiegabile ove risiedono i nostri fiori migliori, quell’orto delle possibilità, quelle azioni in potenza che rendono il corpo in scena molteplice e multi direzionale. Capace di comporre un discorso sempre nuovo, che non recita non ripete l’evidente, ma vive la scena, ne fa esperienza condivisa con lo spettatore.

    Intendiamo la pedagogia come accompagnamento di un autonomo percorso di scoperta delle proprie possibilità espressive. Chi prende parte al processo pedagogico si trova nella condizione di osservare se stesso, in scoperta.
    Il laboratorio è per noi il tempo della conoscenza reciproca, del nutrimento, il tempo dell’onestà, della fragilità; il luogo della cura, dell’allenamento che mira a costruire una presenza che si fonda su una forma di agilità dell’ascolto, sulla ricezione e sulla reazione; un’occasione per riconoscerci e dare luogo a un progetto comune, e magari scoprire di poter condividere nel futuro un tempo più lungo.