MORSE . . . – – – . . .

 
 

 

MORSE . . . – – – . . .

 

 

Noi staremo offerti sulla croce,
alla gogna, tra le pupille
limpide di gioia feroce,
scoprendo all’ironia le stille
del sangue dal petto ai ginocchi,
miti, ridicoli, tremando
d’intelletto e passione nel gioco
del cuore arso dal suo fuoco,
per testimoniare lo scandalo.
P.P. Pasolini

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Installazione per luci corpi e suoni che occupa le finestre del PAN che si aprono sulla città. Finestre come fessure, da cui passa il suono come vento che propaga l’appello ai cittadini a ricongiungersi con la parte culturale della città. Finestre come ferite che si aprono sui corpi degli attori. Finestre da cui infine si lancerà un messaggio muto, fatto di luce, scritto in “Codice Morse”, e che il pubblico potrà decifrare grazie a dei volantini che precederanno l’evento. Con questo nostro lavoro vogliamo lanciare un appello dalle finestre di quella che rappresenta la casa delle arti di Napoli, il PAN appunto, dal 2005 spazio civico e Centro delle Arti dell’intera città . Luminaria Napoli è anche’essa uno spazio civico perché per 5 edizioni le sue sculture di luce hanno richiamato all’arte i cittadini, innalzato gli sguardi , lasciandosi assorbire nel tessuto cittadino, diventando “normale” luce culturale, che non abbaglia ma meraviglia chi la scorge passeggiando tra le vie che illumina. Entrambe queste entità oggi sono nella morsa della crisi, in un momento in cui la cultura è in secondo piano nel nostro paese. Pensando all’importanza di queste due esistenze, crediamo che il nostro intervento debba lanciare un appello alla città, un richiamo all’attenzione, una finestra aperta ai cittadini, ai passanti, a chiunque si ritrovi ad alzare gli occhi al cielo. Abbiamo pensato di lanciare un segnale che inviti a riaccendere la cultura in una città che ne è stata capitale per secoli. E questo segnale vuole però non essere soltanto un dono, ma stimolare alla partecipazione, affinché l’incontro tra l’opera e il suo pubblico avvenga a metà strada. Per questo il nostro richiamo è chiuso nelle stanze del Palazzo delle Arti di Napoli, e dalle sue finestre vuole espandersi in luce, corpo e suono sulla città.

MORSE . . . – – – . . . (2012)
di TeatrInGestAzione

cura della visione
Gesualdi | Trono

con Alessia Mete, Giovanni Trono, Serenella Martufi, Francesco Moraca

Installazione performativa in esclusiva per LuminAZIONE al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli in dei Mille, azione collettiva d’arte a sostegno della successiva edizione di LUMINARIA 2013, mostra d’arte pubblica ideata da Simona Perchiazzi e dedicata alle luci d’artista.

3_to_1

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ciò a cui aspiriamo è una vita
che noia, signori miei, vivere a questo mondo
come è allegra e vivace la musica, come si ha voglia di vivere

Il coraggio, l’abitudine, l’invisibile

Le strutture drammaturgiche di Beckett e Čechov richiedono all’attore una presenza stratificata, fino a farsi paesaggio, in cui “L’osservatore contagia l’osservato con la propria mutevolezza” come lo stesso Beckett scriveva. Si abita insieme un’architettura dell’altrove verso cui tende l’apparente immobile infinito spazio scenico, in stato di permanenza. Semplicemente si sta, sospesi tra un passato romanzato e un presente freddo e cronachistico, immersi in un silenzio gassoso, tra vie di fuga che cadono nel vuoto, riti quotidiani per restare in vita, mentre dentro tutto brucia e questo fuoco resta un segreto.
Indaghiamo le possibilità di un tempo “imperfetto”, innescando un dispositivo a tenaglia, che porta attori e spettatori all’immobilità, inchiodati alla tragedia dell’inattività, dell’ineluttabilità di certi destini. In un’epoca dominata dalla rinuncia, l’abitudine è la salvezza degli umili.
Imperfetto. In grammatica, tempo i. (o assol. imperfetto s. m.), tempo del verbo che, nell’indicativo, esprime un’azione passata considerata nel suo farsi e quindi non ancora compiuta nel tempo a cui il discorso si riferisce (andavo, credevo, sentivo, ecc.). Nel congiuntivo, invece, è usato in correlazione con un tempo storico («sperai che lui mi ascoltasse») o, nel periodo ipotetico, in correlazione col modo condizionale («verrei, se potessi»), o anche in proposizioni indipendenti per esprimere un desiderio («Dio volesse!», «tornasse presto!»)
La dannazione di chi sa è di non avere abbastanza tempo per mettersi in pratica. Tanto è il desiderio di vivere altre vite che ci si dimentica della propria. E la vita scorre nella completa inazione. Certi giorni passano senza che si sia detto niente o quasi, senza che si sia fatto niente o quasi. Tanto vale accontentarsi ma anche quello non si può quando il desiderio è più forte. Un salto nel buio ci vorrebbe, una corsa ad occhi chiusi come da bambini; un ballo in maschera, la musica che ti ubriaca, l’amore quello vero, un lavoro proprio quello fatto per te. A Mosca! A Mosca! A Mosca!
Le vite delle tre sorelle scorrono, ogni giorno uguale a quello precedente, come se il tempo non potesse andare avanti, inceppato in un eterno imperfetto verbale. Ciò che resta di Čechov e Beckett è l’atmosfera, i silenzi, le linee dure del significante, la solitudine delle occasioni perdute.

*   3 TO 1 nasce dall’esperienza del progetto Altofragile, dispositivo di condivisione tra artisti e spettatori del processo creativo e dello spazio che lo ospita. Una pratica teatrale, inaugurata da TeatrInGestAzione, capace di ridurre la distanza fra pubblico e scena, condividendo con esso il tempo e lo spazio della ricerca: lo spettatore accompagna il lavoro degli attori, che offrono al suo sguardo un momento unico e irripetibile, interpellando il suo sguardo e stimolando una reale autonomia critica, rendendolo partecipe del processo di creazione, introducendolo nell’ingranaggio della macchina attoriale. (altofragile.eu)

3 TO 1 (2011)

by TeatrInGestAzione

cura della visione
Gesualdi | Trono

itinerari drammaturgici
Loretta Mesiti

con
Alessia Mete, Ilaria Montalto, Michela Vietri

 

 

 

L’attesa

L’ATTESA

 

Intorno a chi, in una fila, aspetta il proprio turno,
la realtà appare talvolta come uno spettacolo teatrale.

Da questa suggestione prende le mosse il progetto L’Attesa, prodotto dal Napoli Teatro Festival Italia 2010.

Un progetto del NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA 2010

Dieci scrittori italiani si lasciano ispirare dalla vita quotidiana delle città di Napoli. Cinque compagnie emergenti trasformano i loro testi in performance teatrali, con le quali abitare la vita quotidiana di dieci luoghi d’attesa della città. Le performance de L’Attesa intendono amplificare la teatralità involontaria della città, per andare in cerca di un nuovo pubblico, ignaro e casuale. Fra i passanti stupiti e queste misteriosi incarnazioni delle memorie, dei fantasmi della loro città si crea uno straniante gioco di specchi, di grande impatto emotivo.

Nell’ambito del progetto L’Attesa TeatrInGestAzione ha portato in scena:

PETRU di Maria Pace Ottieri, Stazione Cumana Montesanto

L’ATTESA di Vincenzo Consolo presso il Supermercato GS e la Pizzeria Sorbillo

ASSENTI di Ivan Cotroneo (II versione) presso funicolare di Chiaia.

Petru e L’Attesa, elaborati da TeatrInGestAzione sotto forma di
dramma radiofonico, sono andati in onda su RADIO 3 RAI.

a cura di Mario Fortunato

testi di Milena Agus, Vincenzo Consolo, Ivan Cotroneo, Andrea De Carlo, Paolo Di Paolo, Dacia Maraini, Maria Pace Ottieri, Sandra Petrignani, Valeria Di Napoli alias Pulsatilla, Elisabetta Rasy

scene teatrali Teatro Bellini – fondazione Teatro di Napoli, Taverna Est Teatro, TeatrInGestAzione di Gesualdi Trono, Maniphesta Teatro, Calone e Laieta,

produzione Napoli Teatro Festival Italia paese Italia / lingua italiano

PRIMA ASSOLUTA

 

 

 

Petru (2010)

di Maria Pace Ottieri

ideazione e cura della visione
Gesualdi | Trono

con Alessia Mete, Ilaria Montalto, Michela Vietri

Versione radiofonica RadioTre Rai

 

 

 

 
 

Assenti (2010)

di Ivan Cotroneo

ideazione e cura della visione

Gesualdi | Trono

con Ciro Arancini, Marilisa Mautone

*produzione Napoli teatro Festival Italia, nell’ambito del progetto L’Attesa, a cura di Mario Fortunato

 

 

 

 
 

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L’Attesa (2010)

di Vincenzo Consolo

ideazione e cura della visione
Gesualdi | Trono

con Alessia Mete, Ilaria Montalto, Michela Vietri, Ciro Arancini, Marilisa Mautone

Versione radiofonica RadioTre Rai

 

 

 

Mamma! SonTanto Felice

Mamma! SonTanto Felice

 


Mamma! SonTanto Felice (2010)

di TeatrInGestAzione

cura della visione
Gesualdi | Trono

itinerari drammaturgici
Loretta Mesiti

con Giovanni Trono, Alessia Mete, Michela Vietri, Ilaria Montalto, Marilisa Mautone, Francesco Moraca

La logica del profitto personale non conduce alla piena soddisfazione dei bisogni che lo motivano, ma ad uno spasmodico – e piuttosto disperato – accrescimento del sé attraverso il consumo (consumo di oggetti, situazioni, relazioni, persone). L’impulso (che altro non è che primordiale istinto di sopravvivenza) a combattere per il proprio spazio, ci priva, paradossalmente, proprio dello spazio vitale più prezioso, perché presi nel meccanismo perverso di esaudimento delle aspettative (familiari, sociali, amichevoli) e del commercio di sé stessi perdiamo il desiderio di proporre un’iniziativa nuova, del tutto nostra, perdiamo l’audacia necessaria tracciare un nostro destino, perdiamo cioè un’indispensabile fonte di entusiasmo, gioia ed energia. La nostra azione diviene così umiliante corteggiamento / compiacimento dei vecchi, nella speranza che ci elemosino la loro eredità, piuttosto che dedicare il nostro tempo, la nostra azione, ad edificare una realtà del futuro che assomigli a quella che desideriamo. In questo senso la voce critica della nostra riflessione intende rivolgersi all’adulto che abita il nostro spettatore e parlare anche al “bambino” che è stato, per ricordargli, semplicemente, il piacere inebriante della possibilità, che non lascia limitarsi dalla logica del calcolo, della fantasticheria, che non si supponga destinata a rimanere tale. Il piacere inebriante del mettersi radicalmente in gioco. La possibilità di attingere a questo piacere, resta sempre aperta. L’insegnamento dei surrealisti a questo proposito è illuminante: non c’è rivoluzione possibile, secondo loro, senza in primo luogo la battaglia per la difesa del proprio spazio di immaginazione. Non c’è libertà politica, senza libertà poetica, cioè senza la libertà di sognare senza pudore e di credere all’assoluta con divisibilità e praticabilità del proprio sogno.

Alfredo #on air

Alfredo #on air

Questa è la beffa e il tradimento. Prima ti tolgono ogni forza,
e poi si sdegnano se sarai meno di un uomo.
Se vuoi vivere, smetti di vivere.
C. Pavese

Un coro di corpi e voci che raccontano l’uomo che fatica: ciò che non si può raccontare della vita di un uomo comune, ciò che viviamo nella nostra intimità e che determina il nostro destino. Alfredo è il nome, quel che resta di un uomo che muore prima del tempo, assassinato dalla fatica di vivere. Alfredo muore sul lavoro lasciando una domanda: “credi che si muoia così, senza saperlo?”
Lasciamo in scena la forza di un lavoro sulla oralità e sulla memoria. Attori e pubblico condividono lo spazio e la memoria di un tema che ci riguarda tutti: la fatica di vivere.
Si è voluto provare a riflettere con Pavese, la condizione dell’uomo che lavora. Abbiamo cercato di comprendere come nel lavoro possa essere racchiusa la strada della sua elevazione e della sua sottomissione, del suo “indiarsi” e del suo “imbestiarsi”. Fatica e parole, sono quanto gli uomini custodiscono di più alto, ciò che di noi resta, in un mondo che passa.
Vincitore del bando Giovani Compagnie festival TEATRIaperti ’09 (Firenze dei Teatri | Arteriosa Prato); presentato al Ravello Festival ’09 in occasione del premio Etica e Impresa; selezionato per Rossobastardo Live 2010 – Fringe del Festival dei Due Mondi – Spoleto; in versione radiofonica è andato in diretta sulle frequenze di Radiolina Officina99 (Napoli) e Radio Onda Rossa (Roma).
Vincitore dei premi miglior spettacolo e miglior regia Avanti Attori Prato

Alfredo On Air (2008)
di TeatrInGestAzione

cura della visione
Gesualdi | Trono

itinerari drammaturgici
Loretta Mesiti

con Giovanni Trono, Alessia Mete, Michela Vietri, Ilaria Montalto, Francesco Moraca

vincitore dei premi miglior spettacolo e miglior regia Avanti Attori Prato; vincitore del bando Giovani Compagnie festival TEATRIaperti ’09 (Firenze dei Teatri | Arteriosa); presentato al Ravello Festival ’09 in occasione del premio Etica e Impresa