Alto Fragile

Abbiamo immaginato un’opera, un’opera unica, che si dissemini nel tempo, lasciando intervalli in bianco. Intervalli nei quali proseguire l’azione e maturare la riflessione dentro e fuori la scena: Alto Fragile. Alto Fragile inaugura quindi una nuova pratica teatrale: una pratica teatrale che non ambisce alla realizzazione di uno spettacolo finito, ma si propone di condividere con il pubblico il tempo e lo spazio della ricerca.

 

 

 

 

 

 

Abbiamo immaginato un’opera, un’opera unica, che si dissemini nel tempo, lasciando intervalli in bianco. Intervalli nei quali proseguire l’azione e maturare la riflessione dentro e fuori la scena: Alto Fragile. Alto Fragile inaugura quindi una nuova pratica teatrale: una pratica teatrale che non ambisce alla realizzazione di uno spettacolo finito, ma si propone di condividere con il pubblico il tempo e lo spazio della ricerca.

ALTO FRAGILE è un dispositivo per artisti in residenza e spettatori attivi. Il progetto è l’ESPOSIZIONE PUBBLICA DELL’INGRANAGGIO CHE MUOVE UN CORPO IN STATO DI CREAZIONE, dell’opera che si fa corpo sotto lo sguardo del pubblico.

Esso si basa sulla condivisione tra artisti e spettatori del processo creativo e dello spazio che lo ospita, affinché si possa costruire una memoria comune intorno alla nascita di un’opera, al meccanismo umano che l’ha generata, che crei un’affezione e generi una nuova curiosità verso i linguaggi della scena contemporanea, affinché si possano superare le distinzioni di genere. Sentiamo il bisogno di ricostruire una lingua comune. Per questo abbiamo creato ALTO FRAGILE, affinché ogni spettatore potesse apprendere la grammatica della scena contemporanea, imparare una nuova lingua che è destinata sì a una continua mutazione, ma che nel suo incedere può divenire riconoscibile al passo.

Radio Leib

adio Leib Radio Leib è “corpo vivo” in movimento. Uno spazio sconfinato che accoglie proposte di radiofonia sperimentale e di comunità. Il nome “Leib” si riferisce ad un corpo vivo a contatto col mondo; il Leib come stare al mondo (Lebenswelt). Un progetto di Teatringestazione Direzione Gesualdi/Trono

Altofest

Ciò che facciamo con Altofest è creare un luogo di promiscuità in cui ognuno accoglie il rischio di esporsi all’altro. Il privato non è più proprio, ma intimità condivisa. L’espropriazione, il dislocamento che spesso sono vissuti come traumi, nel caso di Altofest sono come il temporale che blocca sconosciuti inaspettatamente sotto la stessa tettoia o nello stesso androne a cercar riparo.

 

 


DARE LUOGO ad una rigenerazione Umana / Urbana

Altofest si configura come luogo d’inizio, fatto di passi incerti e attese sugli usci delle case. A Napoli, perché ogni istante vissuto in questa città è come la prima volta, il primo suono, la prima luce. Ci interessa l’innamoramento, e non il rinnovamento. Qui è possibile perché nulla è come sembra, qui non si conosce “sembra”. Qui si accade.

Qui capita di camminare per strada e vedere le donne che fuori dal proprio “basso” troneggiano in vestaglia, conquistando un fazzoletto di suolo pubblico, manifestando la propria identità, che si diluisce in quella del dirimpettaio, definendo un luogo che rende i due abitanti contemporaneamente a casa e fuori casa. In questo modo Napoli sposta il confine tra pubblico e privato non più avanti o più dietro, ma nell’atto di abitare, esso non è confine fisico bensì confine abitativo.
Ciò che facciamo con Altofest è creare un luogo di promiscuità in cui ognuno accoglie il rischio di esporsi all’altro. Il privato non è più proprio, ma intimità condivisa. L’espropriazione, il dislocamento che spesso sono vissuti come traumi, nel caso di Altofest sono come il temporale che blocca sconosciuti inaspettatamente sotto la stessa tettoia o nello stesso androne a cercar riparo.

Amiamo dire che il festival è una trappola nella quale si sceglie di capitare, essa lo è per l’artista che sceglie di portare i propri materiali fuori dallo spazio formale e lo è per il donatore che decide di lasciare che un’opera abiti il suo spazio intimo, lo è per il pubblico che riconosce il luogo privato come un luogo altro, uno spazio di scrittura. La casa del donatore diventa foglio bianco nel momento stesso in cui l’artista varca la soglia. Totalmente e reciprocamente esposti, abitanti dello stesso luogo, artisti e cittadini non hanno più scuse per mancare l’incontro.

Altofest innesca dispositivi generativi di relazione, pensiero e conoscenza, miscela la dimensione intima e quella pubblica, predispone uno spazio di promiscuità tra artisti e cittadini, tendendo al superamento dei ruoli, a favore di una partecipazione corale, di un’esperienza totale che genera “relazioni inedite”.

Altofest tende quindi ad emanciparsi progressivamente dalla funzione di mera “produzione” e/o “programmazione” di spettacoli ed opere artistiche, abitualmente attribuita ai festival, per prefigurarsi come uno spazio di socialità sperimentale. La città diventa in questo modo dimora per pratiche d’arte innovative e condivise, per artisti vivi e cittadini audaci.

Il festival nasce a Napoli nel 2011, ideato e diretto da TeatrInGestAzione (teatringestazione.com).

TEATRINGESTAZIONE da diversi anni si occupano di creare pratiche artistiche innovative che coinvolgono il territorio e gli artisti internazionali, puntando sulla partecipazione diretta dei cittadini ai processi culturali, innestando l’azione artistica nell’architettura socio-urbana ed umana in cui agisce. Promuovono prassi creative che producono un pensiero nuovo, che favoriscono la crescita della collettività attraverso la valorizzazione della differenza, e non si abbandonano al facile consenso.

ALTOFEST nasce dunque con l’intento di DARE LUOGO ad una comunità generatrice di un pensiero critico, che tenga alta l’allerta su ogni tentativo di massificazione della proposta culturale imposta dall’alto, capace di riconoscere la cultura come bene primario, sentirne il bisogno quotidiano. Tentiamo di innestare un processo trasversale, che richiami al dialogo tutte le componenti sociali del tessuto urbano, il cui connettore è la visione estranea, straniera, espressa attraverso la pluralità dei linguaggi delle arti dal vivo ospitati nel festival, che donano a questa comunità l’occasione per parlarsi in una lingua neutra, incontrarsi in uno spazio di rischio condiviso.

DRAMMATURGIA DI UN FEST

Un progetto internazionale, orizzontale e generativo, che si innesta nel tessuto socio-urbano che lo ospita per “dare luogo” ad una riqualificazione umana ed urbana.
Sia in qualità di artisti che di cittadini, siamo partiti da queste domande:

Cosa ci rende estranei l’uno all’altro? Dove si genera la distanza? Perché la cultura è assente nella scala dei valori e delle urgenze quotidiane?

Quindi abbiamo individuato nella “prossimità” e nel “dono” le chiavi per concepire la struttura di ALTOFEST, ponendo la presenza dell’artista in relazione non più al suo spettatore, ma alla comunità di cui questo fa parte.

In queste passate edizioni Altofest ha creato il luogo della prossimità. Gli artisti entrano nelle case dei cittadini e questi accolgono le loro opere nel proprio quotidiano, nello spazio più intimo, permettendo agli uni di riscrivere la presenza e la necessità degli altri, dando luogo a relazioni autentiche, che moltiplicate nello spazio cittadino fondano una nuova possibile comunità, uno spazio di pluralità di azione e di pensiero.

Fin dalla sua prima edizione DARE LUOGO è il principio che accompagna Altofest. Dare luogo evoca il principio del dono, sul quale il festival si regge, ma anche l’iniziativa consapevole, la scelta, presupposta a questo dono.
Dare luogo indica inoltre la direzione estetica delle opere e degli interventi che Altofest genera e accoglie: interventi nati da un dialogo singolare con gli spazi che li ospitano, destinati a far emergere il luogo altro, il luogo possibile dentro, attraverso le pieghe di spazi già abitati, risignificando forme, oggetti, usi, già praticati, già disposti alle relazioni e alle azioni che accolgono quotidianamente.

Altofest s’interroga in maniera radicale sulla necessità di generare nuovi valori, ridisegnare la relazione con i luoghi, di sovvertire l’uso di spazi e l’attribuzione fissa di ruoli, di osare sconfinamenti (di genere, di disciplina, di competenza, d’azione) mai tentati.

Altofest è concepito da TeatrInGestAzione come un’opera dal vivo, estesa e condivisa.
I suoi ideatori ne curano la realizzazione secondo i dettami della propria poetica e metodologia creativa, muovendo dall’esigenza di svincolare l’atto performativo dal contesto spettacolare, disegnando spazi di condivisione in cui altri artisti e autori di diverse discipline possano entrare in dialogo e mettere in discussione, in maniera pubblica e collettiva, le proprie pratiche.

COME FUNZIONA

Altofest – International Contemporary Live Arts Festival – dal 2011 riunisce a Napoli una comunità crescente di artisti internazionali, cittadini di Napoli e produttori di pensiero. Ad essi, a partire dalla quinta edizione, si aggiungono operatori internazionali (curatori, programmatori), accolti quest’anno grazie al sostegno dell’Aeroporto Internazionale di Napoli e al dialogo con Creactivitas.

Il Festival è costruito assieme ai cittadini di Napoli, che nelle loro case e/o spazi privati di altra natura (appartamenti, terrazzi, sotterranei, cortili, interi condomini, laboratori artigianali…) ospitano opere di artisti internazionali.

Un processo svolto attraverso la sperimentazione di poetiche innovative, che ambiscono a coinvolgere, assieme ai luoghi, il sistema di relazioni che questi luoghi ospitano.

Il programma del festival accoglie tutte le espressioni dell’arte contemporanea dal vivo, ospitando progettualità interdisciplinari, prodotte dal dialogo tra autori che sperimentano sinergie inedite, prassi ibride, la cui presenza oggi rende ALTOFEST crocevia di linguaggi diversificati e di estetiche sperimentali.

Gli interventi in programma sono sottoposti allo sguardo e all’analisi di un Osservatorio Critico, uno spazio permanente di riflessione e ricerca interdisciplinare, organicamente legato ad Alto Fest, in cui viene riunita una compagine di ricercatori ed artisti, personalità portatrici di saperi, pratiche e competenze fortemente eterogenee, chiamati ad esercitare uno sguardo collegiale e poliprospettico sul festival stesso.
L’Osservatorio è presieduto da Silvia Mei ( http://bit.ly/silviamei ) in dialogo con TeatrInGestAzione. I nomi dei membri che comporranno l’Osservatorio 2016 saranno pubblicati sul sito di Altofest.

ALTOFEST si costituisce dunque come Osservatorio Permanente sull’esperienza estetica, invitando le presenze in programma a riflettere, riferendosi al proprio progetto, sul principio primo che lo ha generato: Dare Luogo.

Gli artisti sono incoraggiati ad assistere a tutte opere in programma, a partecipare a tutte le attività condivise con i cittadini, predisposte dal festival, a rendersi disponibili al dialogo con l’Osservatorio Critico, a partecipare ai momenti di confronto con gli Operatori Culturali Internazionali, a lasciare una traccia scritta della propria presenza/esperienza.