Artisti_it_2023

mignolo dance (USA)

ph. Nia Garza

Self Help

Coreografia: Charly e Eriel Santagado
con: Charly e Eriel Santagado
Testo: Charly e Eriel Santagado
Musiche: Brian Curry

Self Help esplora la salute mentale attraverso la lente della relazione tra terapeuta e paziente, utilizzando il Movenglish® – un originale sistema di linguaggio del movimento che corrisponde direttamente all’inglese. In questo linguaggio, le sfumature dell’inglese (ad esempio il suono, il significato, la connotazione, la tensione, la difficoltà, la parte del discorso, ecc.) sono incarnate nel modo più oggettivo possibile attraverso l’accumulo di intuizioni umane collettive e analisi approfondite di parole e concetti. La traduzione diretta delle conversazioni parlate è integrata da frasi frammentate e decostruite che rappresentano ciò che accade tra le righe e all’interno della mente, incarnando un’incessante ma speranzosa ricerca di un equilibrio tra pensiero e sentimento, mente e corpo, sé e l’altro.

BIO

Compagnia di danza contemporanea fondata dalle sorelle Charly ed Eriel Santagado nel 2017. Sono partner creative e danzatrici da sempre, dedite allo sviluppo di nuovi lavori che esplorano elementi di vari medium artistici attraverso il movimento. La compagnia ha presentato lavori in molti festival, tra cui Come Together Dance Festival, Dance on the Lawn, Dumbo Dance Festival, KoDaFe, Making Moves Dance Festival, New Wave Dance Festival, Peridance’s APEX, SMUSH Moves, Triskelion’s SummerFest, Waxworks e Your Move. Il loro lavoro è stato prodotto da HERE Arts Center, Dixon Place, Jamaica Center for Arts and Learning, Gardenship Art e The Berrie Center at Ramapo College. Inoltre, i loro film di danza sono stati presentati in diversi festival internazionali, tra cui Austin Dance Festival, Dance Days Chania, Leeds International Film Festival, InShadow, New Jersey Film Festival, TANZAHOi e Utah Dance Film Festival.

www.mignolo.dance
Instagram: @mignolodance


Abbiamo chiesto ad ogni artista il riferimento di una fonte che abbia informato il lavoro di creazione, per rendere possibile una condivisione ulteriore.

“Come per ricomporre i frammenti di un vaso questi devono combaciare nei minimi particolari, pur senza assomigliarsi, così, invece di conformarsi al senso dell’originale, la traduzione deve amorevolmente ricostruirsi all’interno dei dettagli dei modi di significare della propria lingua al fine di rendere riconoscibile – come frammenti di uno stesso vaso – un frammento di una lingua più ampia.  […]

Il compito del traduttore è di sciogliere nella propria la lingua pura che è stata esiliata, liberandola dalla prigione del rifacimento letterario. Per amor suo il traduttore rompe le barriere fatiscenti della propria lingua.  […]

La vera traduzione è trasparente  […] Ciò è possibile innanzitutto con la letteralità del trasferimento della sintassi. La letteralità dimostra che è la parola, non la frase, l’elemento originario della traduzione. Infatti, la frase è il muro davanti alla lingua originale, la letteralità l’arcata.

Il compito del traduttore, 1920 Walter Benjamin.

Artemis Chrysostomidou (CYP)

ph. Artemis Chrysostomidou

Raw Eggs

Scritto, diretto da Artemis Chrysostomidou
Musiche di Lia Stavropoulou
Collaborazione artistica di Haris Tatsi
Eseguito da Lia Stavropoulou, Leigh Sayers

Con il supporto di: O Rumo do Fumo Residency Programme (PT), Polo Cultural Gaivotas, Boavista (PT), City Council of Lisbon (PT), Ambasciata della Repubblica di Cipro a Roma (CY/IT)

Dramma contemporaneo – poesia esilarante – teatro di frantumazione. Un attore transgender viene intervistato per entrare a far parte di un gruppo, il Social Disaster Club; strane storie del passato vengono alla luce mentre musica, canzoni polifoniche e una voce misteriosa e manipolatrice interrompono la narrazione. RAW EGGS è una nuova drammaturgia sull’oppressione e la difesa della libertà e su come si possa sovvertire un ambiente familiare dominante per permettere alla peculiarità e all’unicità del sé di trionfare e tracciare la poesia del coraggio nella mitologia della realtà. Un lavoro tragico e divertente allo stesso tempo – “Sto facendo di tutto per perdere tutti gli amici che ho”.

BIO

Artemis Chrysostomidou è una scrittrice, drammaturga e regista teatrale cipriota, residente in Germania. Nel 2018 ha ricevuto il Premio statale per la letteratura, miglior giovane scrittore (CY) per il suo libro “Dogs Don’t Bark in France / Sculpture”. Nel 2023 il suo libro “Oh, that hand of Yours” è stato premiato con il Young Book Designers Award (GR/DE) da Goethe-Institut, HFC, EBΓE, Stiftung Buchkunst e Frankfurter Buchmesse. I suoi lavori originali per il teatro includono “RawEggs” Espaço da Penha Lisbona (PT); “Manipulation & Other Romantic Stories” FrankfurtLAB (DE); “Mortality, Hooray” ExpoFestival, English Theatre Berlin (DE); “A Guide On How To Prevent DailyLife Accidents” BiosAthens (GR) ecc. Il suo lavoro è stato presentato anche come site-specific o come testo a Travers, CopenhagenContemporary (DK); Temporary, MuzeumSusch (CH) ecc. Ha ricevuto borse di studio presso O Rumo do Fumo; FrankfurtLAB; Art Stations Foundation Switzerland; European Theatre Convention. Nel 2023 la sua performance “Oh, that German hand of Yours” sarà presentata al Lettrétage di Berlino (DE).

www.artemischrysostomidou.com
facebook.com/artemis.chrysostomidou
instagram.com/artemis_chrysostomidou


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Osservo le persone che mi circondano. RAW EGGS è nato dopo le conversazioni con uno dei miei preziosi partner di lavoro, Leigh Sayers. Elementi della sua vita si sono uniti a quelli della mia vita e a quelli che avevo osservato nella vita di altre persone. Poi ho dato forma a queste note sparse componendo un testo teatrale. Che cosa significa questo? Che l’ispirazione arriva attraverso il modo in cui ci relazioniamo e prestiamo attenzione agli altri. E quando dico altri, intendo anche le cose che hanno scritto e creato, la visione del mondo che esprimono. La mia fonte è anche la risposta su come riorientare lo sguardo dal trambusto del generico alla quiete della precisione, cosa che può avvenire solo coltivando una relazione con le cose. Il contrario sarebbe un’assenza di significato più profonda.

Ciascuna delle mie opere è un esercizio per essere nell’esperienza di una relazione. E dove esiste una relazione? Nel presente. Creo teatro cercando di non traumatizzare il presente.

Heine Avdal & Yukiko Shinozaki / fieldworks (NOR-JPN)

drawing: Orfee Schuijt

unannounced

Heine Avdal: Direttore artistico, performer
Yukiko Shinozaki: Direttrice artistica, performer
Roeland Luyten: Sound designer

Prodotto da
fieldworks (Brussels)
Heine Avdal (Oslo)
Coprodotto da
PACT Zollverien (Essen)
BUDA (Kortrijk)
BIT Teatergarasjen (Bergen)
Kaaitheater (Brussels)
STUK (Leuven)
Teaterhuset Avantgarden (Trondheim)
Black Box teater (Oslo)
con il supporto di Norsk Kulturråd, Vlaamse Overheid, Vlaamse Gemeenschapscommissie, apap
performing Europe 2020, co-funded by the Creative Europe Programme of the European Union

Non sempre le carte vengono messe in tavola da subito e i colori che mostrano sono necessariamente quelli veri. Molto spesso le cose accadono senza preavviso, cambiando così la tinta di ciò che le precede. Unannounced si concentra sul modo in cui l’attenzione si sposta quando le apparenze cambiano all’improvviso. Entra letteralmente nel dettaglio e fa luce sulle piccole e minime caratteristiche che incontra, evidenziandole come frammenti e aspetti parziali che scompaiono non appena si presenta il successivo. Vaga avanti e indietro sulla linea sottile tra il “non più” e il “non ancora”. Il suo viaggio nello spazio diventa anche un viaggio nel tempo, dispiegando una gamma discontinua e non lineare di sensazioni, possibilmente confondendo l’anticipazione del suo futuro con gli echi e i riverberi del suo passato.

BIO

Heine Avdal e Yukiko Shinozaki sono di base tra la Norvegia e il Belgio; il loro lavoro si occupa di “performatività” e consente un’interpretazione aperta del movimento come combinazione eterogenea di una varietà di media. Di conseguenza, gli artisti attingono a un’ampia gamma di discipline e competenze: performance, danza, arti visive, video, musica e tecnologia. I temi ricorrenti nel lavoro includono la relazione tra performer e spettatore, l’approccio non gerarchico ai vari elementi di una performance e l’esplorazione di spazi eterogenei. Creano progetti in ambienti/spazi sia teatrali che non teatrali, come uffici, alberghi, supermercati, ecc. Attraverso l’interazione con questi spazi familiari e trattandoli in modo leggermente diverso, invitano a ripensare la nozione stessa di quotidiano.

Roeland Luyten è un compositore/sound designer attivo nella musica elettroacustica che compone regolarmente per il teatro e la danza contemporanea. La musica di Luyten è stata premiata con diversi riconoscimenti internazionali.

field-works.be


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“Attraverso la poesia, l’immaginazione si colloca sul terreno su cui precisamente la funzione dell’irreale giunge a sedurre o a rendere inquieto – sempre a risvegliare – l’essere assopito nei suoi automatismi.”

La poetica dello spazio, 1969 Gaston Bachelard.

Ateliersi (ITA)

ph. Margherita Caprilli

Al cosmo

Lettura in ensemble di “Tra le rose e le viole. La storia e le storie di travestiti e transessuali” di
Porpora Marcasciano


Un progetto di Ateliersi
a cura di Fiorenza Menni
insieme a_ partecipanti del laboratorio

Porpora Marcasciano, «archivio vivente» del movimento transessuale italiano, parte da sé e dalle sue compagne per tramandare la storia delle lotte, individuali e collettive, per rivendicare la propria identità. La dimensione intima del memoir si affianca alla denuncia sociale di chi combatte per essere sé stessa, fuori dall’imposizione di una presunta norma propagandata come “naturale”, rivendicando il diritto a non essere normali.
In questa lettura corale – ideata e creata da Fiorenza Menni/Ateliersi insieme a_ partecipanti del percorso laboratoriale – la voce trascende il verso animale e le parole, che oltrepassano la necessità del richiamo e si organizzano per narrare nuovamente, sono poste in organica contiguità alla presenza del corpo sul pianeta.
Durante la lettura, le spettatrici e gli spettatori potranno muoversi liberamente nello spazio, riposarsi nell’ascolto, fermarsi secondo il proprio piacere.

BIO

Riconosciuto per una scrittura scenica che trasfigura i dati del reale attraverso la loro ricomposizione poetica e musicale, ATELIERSI opera nell’ambito delle arti performative e teatrali occupandosi di creazione artistica e della cura della programmazione culturale dell’Atelier Sì a Bologna.
La creazione artistica di Ateliersi si compone di opere teatrali con drammaturgia originale e interventi artistici in cui il gesto performativo entra in dialogo organico con l’antropologia, la letteratura, la produzione musicale e le arti visive per favorire una comunicazione del pensiero capace di intercettare inquietudini e prospettive che coagulino senso intorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo. Un approccio antropologico all’arte caratterizzato da un’attrazione per l’alterità, dalla predilezione per l’evoluzione culturale come oggetto di studio, dallo sviluppo della dimensione contestuale e dalla sperimentazione di pratiche interdisciplinari.
FIORENZA MENNI è attrice e autrice di teatro. La sua scrittura è volta alla creazione di una drammaturgia originale, risultato di una costante ricerca contenutistica e formale sulla base di studi filosofici e riflessioni nel campo dell’arte. Insieme a Andrea Mochi Sismondi crea le opere teatrali per Ateliersi. Si occupa di formazione attoriale proponendo percorsi di lavoro che tendono ad allenare la precisione contestuale e sentimentale dell’interpretazione utilizzando i materiali del suo stesso percorso e ricerca.

ateliersi.it
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instagram.com/si.ateliersi/ (@si.ateliersi)


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Questo lavoro di ricerca ricostruisce, attraverso il racconto e le testimonianze dirette, l’esperienza transessuale in Italia, dalla fine degli anni ‘50 in cui è cominciata a essere visibile, fino a oggi.
Un segmento di storia riportato con lucidità dai protagonisti e dalle protagoniste, la cui testimonianza nel momento stesso in cui viene raccontata appartiene già al passato e nello stesso tempo è base e presupposto per il futuro.Accanto alla storia ufficiale riconosciuta, quella cioè dei grandi eroi e delle eminenze politiche culturali, ce n’è una parallela, invisibile silenziosa, quindi sconosciuta, fatta da gente comune coinvolta in situazioni sociali significative. Materia di questo lavoro è per l’appunto la controstoria, la storia dal basso. Se da una parte queste biografie possono rappresentare materiale appetibile per antropologi, sociologi e psicologi, dall’altra rappresentano la memoria storica di un’esperienza, il suo orgoglio e il suo testamento.

Tra le rose e le viole, di Porpora Marcasciano, 2002 manifestolibri, 2020 Alegre

carlaxguillermo (MEX)

ph. Nanuk Audiovisual

Atonal

Carla Patricia Segovia Flores/performer, choreographer and artistic director
Guillermo Ignacio Aguilar Vega/performer, choreographer and artistic director
Jésica Erika Elizondo Ordaz/lightning designer and technical director
Pedro Aristóteles Benítez Vallejo/ sound artist.


ATONAL was produced with the support of IBERESCENA through the artistic residencies at A Casa Vella and Laboratorio de Danza y Nuevos Medios in Spain.

a·ton·al
/āˈtōn(ə)l,aˈtōn(ə)l/

aggettivo

MUSICA
1.non scritta in nessuna tonalità o modo. “La musica atonale può essere scritta confondendo le strutture tonali o ignorando del tutto le armonie convenzionali”.

ATONAL è un duetto di danza contemporanea che stabilisce una relazione coreografica tra due corpi che danzano e il suono delle loro voci alterato da AUTOTUNE e Vocoder, due degli strumenti più popolari nell’ingegneria musicale contemporanea. 

Abbiamo usato questi software come distorsori vocali per creare effetti artificiali e poi abbiamo generato suoni isolati e composizioni dal vivo che sono diventati gli impulsi principali attraverso i quali i nostri corpi hanno iniziato a muoversi.

Il brano musicale è composto interamente da suoni preregistrati e dal vivo e gli elementi di danza rispondono direttamente ad essi.

BIO

Carla Segovia e Guillermo Aguilar hanno iniziato a collaborare nel 2017, quando hanno presentato in anteprima “One Hit Wonder”, per il quale hanno ricevuto una menzione d’onore per la “Miglior coreografia” e hanno ricevuto il premio per la “Miglior musica originale” di Aristóteles Benítez al Culiacán Choreographic Award (Messico). Successivamente, in Costa Rica, hanno vinto il Premio SóLODOS en Danza. Questo riconoscimento li ha portati in tournée in alcuni dei più importanti festival spagnoli nel 2018. Nello stesso anno si sono recati in Guatemala per presentare il loro lavoro al Rambla Festival.

Nel 2019 sono stati invitati a partecipare al SóLODOS en DANZA/Costa Rica Tour. Un anno dopo hanno iniziato a lavorare a “H.A.R.L.E.M”, un breve pezzo di danza che è diventato finalista al festival 4×4 di Tijuana, in Messico, e con il quale hanno girato Spagna, Italia e Malta nel 2022.

Con il sostegno di IBERESCENA e del Laboratorio de Danza y Nuevos Medios di Saragozza e di A Casa Vella in Galizia, hanno iniziato a lavorare su ATONAL, che hanno presentato a Trayectos e Danza no Claustro, due dei più importanti festival di strada in Spagna. Nel 2021 hanno partecipato alla Settimana della Moda del Messico in occasione della sfilata di Adolfo Domínguez “EL VACÍO” sotto la direzione di Maruxa Salas e Erick Jiménez. Nel 2022 hanno diretto e coreografato la performance STOIC SPECIES per l’evento dello stesso marchio in occasione del Michelin Chef Querétaro in Messico. Hanno partecipato ai più importanti e prestigiosi festival di arti performative del Messico.

instagram.com/guillermoxcarla


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Ai i a 
Temporía 
Ai ai aia 
Ululayu 
lulayu 
layu yu 
Ululayu 
ulayu 
ayu yu 
Lunatando 
Sensorida e infimento 
Ululado ululamento 
Plegasuena 
Cantasorio ululaciente 
Oraneva yu yu yo 
Tempovío 
Infilero e infinauta zurrosía 
Jaurinario ururayú
Montañendo oraranía 
Aurorasía ululacente 
Semperiva 
ivarisa tarirá 
Campanudio lalalí 
Auriciento auronida 
Lalalí 
Io ia 
i i i o 
Ai a i ai a i i i i o ia

Alcazor – Canto VII, by Vicente Huidobro

Babirusa Danza + Alessandra Cozzolino (ESP – ITA)

Brea y Plumas (Tar and feathers) / un esperimento phygital tra Santander e Napoli

Versione Originale
Creazione e interpretazione: Beatriz Palenzuela Martinez
Assistente alla regia: Rafael de la Lastra
Lighting Design: Sergio García
Costumi e scenografia: Marta Llorente Pascual
Musiche: Collage
Produzione: Inés Gutiérrez Arciniega – IMPULSARTS
First Prize at DeUnaPieza Contest2013 Universidad Carlos III de Madrid
Technical Residence at Centro de Creación La Nave del Duende in Cáceres
Artist in Residence Grant Program. March 2014.
Temporary Residence at Centro de Danza Canal Madrid. May-June 2014
Creation Laboratory at Coreógrafos en Comunidad Madrid. 2013-14.
Coreographic Production Support by Comunidad de Madrid 2014.

Versione per Altofest 2023
Creazione: Beatriz Palenzuela Martinez
Assistente alla regia: Rafael de la Lastra
con Beatriz Palenzuela Martinez e Alessandra Cozzolino
Cura dello spazio: Valeria Iozzi

Una sperimentazione inedita tra Santander e Napoli: una residenza “ibrida” in collaborazione con Alessandra Cozzolino, performer di base a Napoli, alla quale i Babirusa “trasmetteranno” a distanza la propria performance “Brea y Plumas”.
Durante i giorni di residenza, Beatriz and Rafael con Alessandra lavoreranno in video chiamata zoom affinchè Alessandra possa accogliere nella sua casa e nel suo corpo la performance “Brea y plumas” di Babirusa. Insieme ricostruiranno la performance, cercando un modo per Beatriz di essere presente durante le repliche in calendario, aperte al pubblico. Quindi l’esperimento si basa sulla possibilità di essere presenti anche se a distanza. In questo esperimento, il concetto di ospitalità si estende anche al corpo dell’artista locale, che “ospita” la performance, prestando a Beatriz il suo corpo, la sua voce, la sua abilità e la sua presenza nello spazio domestico. Il corpo di Alessandra ospiterà la coreografia e la drammaturgia; lo spazio domestico ospiterà un ulteriore modo di incontrarsi: ”phygital” (fisico-digitale). La presenza “digitale” di Beatriz a distanza, in diretta (e non registrata), sarà essenziale durante la performance; significherà ridurre la distanza geografica tra l’Italia e la Spagna.

Il progetto si basa sulle esperienze vissute durante i movimenti sociali del 15M a Madrid e ci fa ripensare all’espressione “sei un pollo”. In questi tempi di crisi, tutti ci lasciamo trasportare dal flusso degli eventi. Siamo tutti responsabili di ciò che accade. L’oppressione, la paura e la manipolazione si installano in tutta la società. Tuttavia, in questo quadro così cupo, emerge la possibilità di trovare un’altra strada per la speranza. La coreografa si cimenta in un assolo in cui la sua maschera è identificata con quella di un uomo, una danza attraverso gesti repressivi riconosciuti con il patriarcato, personaggi come Hitler e Mussolini con il braccio alzato, memorie di quelle dittature del passato e del presente. Il patriarcato è stata la prima struttura di dominazione e subordinazione della storia e, ancora oggi, rimane un sistema di potere di base, la disuguaglianza più potente e duratura e la meno percepita come tale. Il corpo riflette su questi tempi così duri e anche di infinite possibilità. Da qui nasce Brea y Plumas (Brea e Piume), un canto di speranza, una riflessione sull’essere e sui suoi complessi percorsi, generando un cambiamento dove trovare e concedersi uno spazio per essere liberi.

BIO

Babirusa Danza
Fondata da Beatriz Palenzuela e Rafael de la Lastra nel 2006, Babirusa Danza ha presentato una vasta gamma di produzioni per teatri e spazi non convenzionali. La compagnia intende l’evento scenico come un artefatto complesso in cui tutte le parti sono fondamentali. La danza contemporanea, l’estetica cinematografica, la poesia e la bellezza si fondono nei suoi lavori con una fisicità prominente e ricca di sfumature. La spinta emotiva delle loro composizioni muove il pubblico all’interno dell’opera d’arte, permettendogli di simpatizzare e partecipare come motore della comunicazione.
BABIRUSA DANZA ha potuto presentare le sue opere artistiche in vari festival nazionali e internazionali come la Fiera Tanzmesse di Düsselford in Germania, Alfofest Matera-Basilicata 2019 per Matera Capitale Europea della Cultura, Italia 2019, Madrid en Danza o FIT a Cadice, tra gli altri. Beatriz Palenzuela è la coreografa della compagnia, che ha ricevuto diversi riconoscimenti come il First Award AD al festival Molina de Segura 2014; il Winner of the: One Piece, Universidad Carlos III, Madrid 2013; 2° premio Videodance II Capturadanza, Madrid 2010 e Premio AISGE, come eccellente danzatrice 2006, al Concorso Coreografico di Madrid che le ha permesso di partecipare all’American Dance Festival negli Stati Uniti.

Alessandra Cozzolino
Ricercatrice del movimento in campo artistico e terapeutico.
Studia danza contemporanea, danza butoh, improvvisazione, contact e composizione coreografica con molti artisti tra i quali Carolyn Carlson, Raffaella Giordano, Masaki Iwana, Silvia Rampelli, Gey Pin Ang, Dominique Dupuy, Frey Faust. Ha lavorato come danzatrice con la compagnia Balletto 90, La Vertigine e DanzaFlux. E’ autrice di diversi progetti performativi presentati in contesti urbani e teatrali in Italia. Ha insegnato danza contemporanea in diverse scuole di danza di Napoli. Laureata in fisioterapia. Si è formata in Shiatsu con Nunzia Caronte e Guglielmo Grillone; Mezieres con Jean Marie Druard; Bones for Life con Lea Monzo e Danza Sensibile con Claude Coldy.
Attualmente frequenta la scuola di Osteopatia “Aemo” e la formazione di Movimento Somatico “Rhizoma” di Cinzia De Lorenzi.

babirusadanza.com
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” Cos’è la storia? Dobbiamo distinguere tra la memoria non scritta del passato (tutti gli eventi del passato così come ricordati dagli esseri umani ) e la Storia (la cronaca e l’interpretazione del passato). Come gli uomini, le donne sono e sono sempre state attori o agenti della storia. Poiché le donne rappresentano la metà dell’umanità e talvolta più della metà, hanno condiviso il mondo e lavorato con gli uomini allo stesso modo. Le donne non sono e non sono state ai margini; sono e sono state al centro della formazione della società e della costruzione della civiltà”.

Creazione del Patriarcato, 1986 Da  Gerda Lerner

Joe Snape (UK)

ph. Joe Snape with Rea River Films

You Are The Mole

Di e con  Joe Snape
Coprodotto dal Sound and Music’s Composer-Curator Programme, dall’Help Musicians’ Fusion Fund, dall’Arts Council England, dalla Royal Academy of Art dell’Aia e dal programma di residenza per artisti 2020-21 del Sage Gateshead.

Esplorando temi quali i diritti alla privacy, la post-verità e la libertà dalla sorveglianza algoritmica online, You Are The Mole è uno sguardo oscuramente ottimista sullo scandalo dei dati di Cambridge Analytica del 2018-19.

Dopo un tour musicale focalizzato tematicamente sui particolari più significativi del caso e le loro implicazioni per le aziende di social media e i loro utenti, Joe Snape inizia una collaborazione con la studiosa di Critical Media Practice, Lucy Oeiss, per interrogarsi sull’esistenza di possibili alternative a questa parte della nostra vita. 

In particolare: qual è il ruolo degli utenti di Facebook oggi? Sono davvero gli autori delle loro azioni online, o sono solo una merce tracciata e indicizzata che viene inviata in correnti a pagamento per inserzionisti con tasche profonde, che attraverso i click casuali generano la ricchezza dell’impero Zuckerberghiano? Sarebbe potuto essere diverso? Ia dottoressa Oeiss la pensa così e sceglie di condividere una poesia scritta mezzo secolo fa che prevedeva un futuro più luminoso, libero dalla sorveglianza e dalle falsità così comuni nel mondo online di oggi.

BIO

Joe Snape mescola il sound di strumenti musicali convenzionali ed autocostruiti, con un lavoro sulla luce, i testi e il video per creare performance non convenzionali ed emozionanti. Il suo lavoro è stato presentato in luoghi come The Kitchen (New York), Café Oto (Londra) e Wonder Site (Tokyo). York), Café Oto (Londra) e Wonder Site (Tokyo), ma anche in luoghi come la Elbphilharmonie (Amburgo) e Aldeburgh Music. (Amburgo) e Aldeburgh Music. The Quietus definisce la musica di Joe “divertente, malinconica e irriverente – molto, molto singolarmente se stessa”. Fluid Radio la ritiene “gioiosa e bella”. Guardian Nico Muhly l’ha definita “divertimento organizzato e disorganizzato”. Joe è un ex giovane artista del Regno Unito, è stato vincitore della borsa di studio Creative Producer della Arts Foundation, e ha contribuito a commissionare nuovi lavori a decine di artisti su entrambe le sponde dell’Atlantico. È uno dei beneficiari del Premio della Fondazione Paul Hamlyn per compositori per il biennio 2021-22 ed è stato un compositore in residenza per il biennio 2020-21 presso il Sage Gateshead.

joesna.pe


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«In questa società l’apparato produttivo tende a diventare totalitario nella misura in cui determina non soltanto le occupazioni, le abilità e gli atteggiamenti socialmente richiesti, ma anche i bisogni e le aspirazioni individuali. In tal modo esso dissolve l’opposizione tra esistenza privata ed esistenza pubblica, tra i bisogni individuali e quelli sociali. La tecnologia serve per istituire nuove forme di controllo sociale e di coesione sociale, più efficaci e più piacevoli. La tendenza totalitaria di questi controlli sembra affermarsi in un altro senso ancora – diffondendosi nelle aree meno sviluppate e persino nelle aree preindustriali del mondo, creando aspetti simili nello sviluppo del capitalismo e del comunismo»

L’uomo a una dimensione (1999), Einaudi, Herbert Marcuse

Alina Belyagina (UKR)

ph. Anna Todich

Oбiйми / Hold me hold me hold

Coreografia: Alina Belyagina
In collaborazione con le performers:
Eva Julliere e Annika Sonja Havlicek (Veronika Tikhonova)
Musica: Symphocat
Visuals: Polina Zinziver
Costume: Dima Magny
Light: Lena Perelmann

Con il supporto di CHANEL Culture Fund and V-A-C foundation, Kulturreferat München, gefördert vom Fonds Darstellende Künste aus Mitteln der Beauftragten der Bundesregierung für Kultur und Medien im Rahmen von NEUSTART KULTUR, Tanztendez München, Goethe Institut, National Performance Netz.

Fondendo il reale e l’immaginario, due danzatori con le immagini in movimento e con un paesaggio sonoro che amalgama insieme le frequenze elettroniche della realtà di un videogioco con il canto da chiesa e la musica house, creano uno spazio per un’esperienza trasgressiva che ha il potenziale di diventare immaginaria, rendendo l’immaginario palpabile. Indefinibili come corpi umani o animali si trasmutano in bestie mostruose e animalesche che si estendono in dispositivi tecnologici come microfoni e macchine per la nebbia. L’ecologia trasformativa dello spazio creato dalla performance tiene insieme la dicotomia di varie contraddizioni: la simultaneità dell’esperienza somatica del reale e il potenziamento virtuale che nasce dalla vulnerabilità. Questa confusione si manifesta anche nella relazione tra i performer che non può essere colta con un particolare equivalente verbale.

È un lavoro ispirato alla ricerca del regista sul transgenderismo nello sciamanesimo, al libro Can the monster speak di P. Preciado e all’immaginario metaforico del film Stalker di Tarkovsky. L’opera è stata prodotta durante il periodo iniziale della guerra nel suo Paese d’origine (Ucraina). Cerca di proporre l’idea della fragilità, dei confini e delle frontiere delle nazioni e dei corpi. Il migrante ha perso lo Stato-nazione. Il rifugiato ha perso la propria casa. La persona trans perde il proprio corpo. Tutti attraversano i confini. Il confine è parte di loro e li attraversa: il bestiario dei corpi sensuali, deliranti e ribelli.

BIO

Alina Belyagina è una coreografa nomade che lavora tra danza e teatro con un ampio uso di video e testi. Nata in Ucraina, vive in Germania, tra Amburgo e Monaco. Alina si è formata presso l’Università Statale di Cultura e Arti di Mosca (giornalismo). Ha trascorso tre anni in Polonia imparando il greco antico e il latino e lavorando come insegnante di danza classica presso il Silesian Dance Theater e il Rozbark Dance and Movement Theater. Dopo essersi trasferita in Germania, ha iniziato la sua carriera coreografica partecipando a Soltunatu Tantsu Lava, The PREMIERE’18 residency a Tallinn e poi ha iniziato a lavorare con il Freies Theater München. Ha continuato a studiare danza mentre realizzava progetti a Tel Aviv. Come danzatrice, Alina ha lavorato, tra gli altri, con United-C, Hege Haagenrud, Isabelle Schad, Claudia Castellucci, Helena Waldmann, Alexandra Pirici Stage coreografico con Sharon Eyal, Yasmeen Godder Company (danza per il Parkinson).

I progetti di Alina sono legati all’area urbana, alla cyber antropologia, al transumanesimo e allo xenofemminismo. Si ispira alla visualizzazione digitale e a opere d’arte che affrontano questioni complesse. Alina ha creato installazioni video e di movimento per Baltic Contemporary Art Gallery (PL), Dance Atelier Reykjavik e la performance IMAGO.

Dal 2018 a oggi è coreografa ospite del Gesher Theater. Inoltre, è artista residente presso la TanzFabrik Linz(A) e Tanztendenz Munich. Ha creato i premiati assoli Pure. Image e Firebot.

I lavori di Alina sono presentati a livello internazionale su piattaforme come LAOS Contemporary Dance Festival, Open Look Festival Saint-Petersburg, Tanzwerkstatt Europa Munich, Euro-Scene Leipzig, International Solo Tanz Theater Stuttgart, Process/Talk Tel-Aviv Suzanne Dellal, Soar Festival Kristiansand, Sommerwerft Frankfurt.

Dal 2022 Alina Belyagina è sostenuta da Kulturreferat Munich, V-A-C Foundation e Chanel Culture Fund, e Goethe Institut Dänemark. In collaborazione con Dance Atelier Reykjavik, Tanzhaus Zürich, nel 2018 è stata coreografa ospite del Gesher Theater Tel Aviv.

Annika Sonja Havlicek è una danzatrice e performer nata a Berlino. Ha lavorato principalmente con la compagnia di danza Horacio Macuacua e ha creato e presentato i suoi lavori, collaborando con le performer Ivelice Brown, Rosa Maria Herrador, Janeth Mulapha, ecc.

Eva Julliere è una coreografa e performer con un approccio intuitivo e poetico. Alla costante ricerca del movimento nelle profondità della nostra carne e di quanto il corpo possa spingersi oltre.

alinabelyagina


Abbiamo chiesto ad ogni artista il riferimento di una fonte che abbia informato il lavoro di creazione, per rendere possibile una condivisione ulteriore.

“È soltanto un’epistemologia del vivente, una cartografia anatomica, un’economia politica del corpo e una gestione collettiva delle energie riproduttive.” […] “lungi dall’essere la rappresentazione di una realtà, è una macchina performativa che produce e legittima un ordine politico ed economico specifico: il patriarcato etero-coloniale.” […] “Un paradigma determina un ordine del visibile e dell’invisibile” […] “dominava in Occidente un’epistemologia “mono-sessuale”, in cui soltanto il corpo e la soggettività maschili erano riconosciuti come anatomicamente perfetti.” […] “Si parlava di uomini e donne, ma anche di angeli e demoni, di mostri e chimere. In quest’epistemologia, però, gli uomini e gli angeli godevano di maggiore realtà ontologica e politica rispetto alle donne e alle chimere.”

Sono un mostro che vi parla, Paul B. Preciado.

“E per quanto riguarda il mio lavoro, sono un creatore di realtà.”

Gang Bang. Di Chuck Palahniuk

EXTRAFEST

Antonino Talamo

Beat-Bang

Condotto da Antonino Talamo

Un’esplosione di ritmo collettivo! Antonino Talamo ci guida in un drum-circle mattutino, partecipato. Un percorso ritmico creato per il Popolo di Altofest, che risveglia l’energia collettiva attraverso le percussioni corporali, attivando il nostro corpo musicale.
Una performance-laboratorio ispirata al “Batuque Na Mao”, il Laboratorio di Percussioni Corporali che Antonino Talamo ha sintetizzato in una pubblicazione metodologica.
Il metodo intende favorire lo sviluppo delle possibilità creative ed espressive musicali attraverso l’ulitizzo del proprio corpo come uno strumento a percussione.
Ritrovarsi nel suono, in un rituale collettivo di esplosione ritmica, farsi mondo che suona, percuote e sprigiona musica.

BIO

Antonino Talamo è musicista, percussionista, strumentista live & studio recording. Capace di un virtuosismo ludico con cui dosa sonorità e ritmi, creando estemporaneamente partiture travolgenti in cui si incrociano le fonti disparate, dall’elettronico al tribale, con una spiccata capacità di coinvolgere il pubblico in un qui ed ora inatteso, continuamente sorprendente. In lui si incrociano i linguaggi musicali del sud del mondo.

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