Presenze

Presenze

ETMAC
Extra-Territorial Ministry of Arab Culture

Hafez/Kucharski (EG/US)

In un momento in cui i paesi arabi si svuotano del loro capitale creativo con la partenza, l’emigrazione o l’esilio di molti artisti e intellettuali, viene naturale farsi domande sul futuro delle pratiche artistiche e sulla loro eredità. Può un Ministero della Cultura essere riabilitato per servire questa nuova comunità diffusa di artisti, ed essere centro della produzione culturale nonostante si collochi fuori dai confine di una determinata nazione? Può un’istituzione evolvere per soddisfare i bisogni di una comunità artistica e culturale che è, almeno temporaneamente, extra-territoriale? E può essere d’aiuto per riconfigurare i ministeri di diverse nazioni, seguendo i termini e le condizione degli artisti? Ideato come un ministero immaginario che supporta la creazione artistica contemporanea di artisti arabi rifugiati ed esiliati, ETMAC opera come un’entità fittizia che gestisce programmi, dà consulenza alle istituzioni su questioni di politica culturale e pianificazione finanziaria, e presenta performance in forma di conferenza. ETMAC è un progetto interdisciplinare, che unisce i linguaggi e gli ambienti istituzionali, con diverse teorie della performance e le strategie di pianificazione finanziaria. Attualmente il “ministero” è impegnato nello studio per lo sviluppo di aree ulteriori come la vecchia regione industriale nel Nord-Est degli USA, detta “Rust Belt”, New York City’s East Village e il centro di Napoli. L’ETMAC scandisce il cambiamento urbano contemporaneo come un complesso sistema di maglie prodotto dal tardo capitalismo, dai mali del post-colonialismo, da incombenti disastri naturali ed economici, e dal fallimento della vita politica delle città e delle società. Per Napoli, ETMAC crea una struttura effimera che analizza le dinamiche messe in atto dalle istituzioni e rappresentanze culturali, gli effetti della gentrificazione e la gestione del patrimonio urbano, in periodi di sfollamento e dislocazione delle risorse umane ed economiche.

 

Ideato, diretto ed eseguito da Adam Kucharski e Adham Hafez

Prodotto da HaRaKa Platform, Kuchar&Co.

7 luglio ore 11:00 – durata 120′

Sala Consiliare Città Metropolitana
Largo S. Maria La Nova 43

 

 

Adham Hafez, è un artista e teorico della performance, fondatore di HaRaKa project, la sua ricerca abbraccia il campo della coreografia, della performance e del suono attraverso azioni dal vivo, installazioni, pubblicazioni, proiezioni, e performance. Le sue opere sono state presentate in importanti contesti internazionali come la Damascus Opera House, Hebbel Am Ufer, German Dance Congress, Impulstanz Vienna, Cairo Opera House, e MoMA PS1. Il suo lavoro si focalizza sulle rotture storiche, sulla densità critica, sui rituali, e su cosa voglia dire essere un soggetto arabo al centro di discorsi miopi. Hafez è attualmente un dottorando presso il Dipartimento di studi sulla performing art della New York University.

Adam Kucharski studia all’università di Chicago e alla MIT-Sloan School of Management. E’ un urbanista, un artista, e si occupa di innovazione e politiche civiche, lavorando sul legame tra la creazione di spazi pubblici e la costituzione di istituzioni cittadine. Adam ha ricoperto importanti ruoli e collaborato alla riabilitazione e rigenerazione di diversi centri urbani nel Medio Oriente, contribuendo alla riconfigurazione delle politiche cittadine, puntando su innovazione, inclusione e resilienza. In città come il Cairo, Jerusalem, e Utrecht, Adam ha sviluppato interventi artistici e strategici, politiche e programmi, basati su diritti dei cittadini, equità, produzione culturale e giustizia ambientale. Adam è il fondatore di Kuchar&Co, una piattaforma per artisti unica e ibrida, che promuove collaborazioni tra artisti, ricercatori, e urbanisti per informare e collaborare allo sviluppo delle politiche sociali e urbane.

 

 

 

adhamhafez.co

kuchar.co

 


ETMAC Napoli takes place with the special support of Mophradat Grant for Participation

Foundation for Contemporary Arts Emergency Grant.

Sublime Scum

André Chapatte (BE)

Un’opera ibrida, che integra momenti che ricordano un concerto, un TED talk, un solo di danza moderna, un seminario e persino una serata al bar. Sviluppato in una sala-danza della piovosa Bruxelles tra 2016 e 2017, il lavoro Sublime Scum fa uso essenziale dello spazio, affidando la drammaturgia a pochi elementi scenici e alla varietà semantica del corpo. L’opera interroga direttamente lo spettatore sul tema del “rifiuto”, subito ed esercitato. Il discorso si sviluppa in maniera fluida tra danza, conversazioni brevi, domande, canzoni scritte dallo stesso A. Chapatte.

 

Produzione: ‘Institut Supérieure d’Art et Chorégraphie’ (ISAC) in Brussels

7 luglio ore 18:00
8 luglio ore 18:00
durata 40′

 

André Chapatte inizia il suo percorso artistico come fumettista. Presso il dipartimento di audiovisivi della Gerrit Rietveld Academy, approfondisce le sue ricerche sulla semantica e la pittografia. Durante lo stesso periodo, fa esperienza di palcoscenico, sviluppando una poetica personale che unisce scenografia, performance, canto e danza. Attento ai paradossi della cultura occidentale, ai temi legati all’identità, al rapporto uomo-natura, Chapatte cerca un simbolismo nuovo e necessario. Crede che nuovi orizzonti di senso possano essere trovati negli attriti tra culture e idee e pregiudizi popolari, e che la strada verso l’illuminazione possa essere ottenuta con leggerezza, intelligenza e accessibilità.

andrechapatte.com

IF

Othernessproject (DK)

Ph: Stine Ebbesen

Ogni spazio richiama una storia. Esseri minuscoli prendono vita. La lampadina che rimbalza evoca il paradiso, l’inferno o soltanto la vita umana. Lancia il dado, scommetti, corri il rischio. La performance “IF” evoca ogni volta la domanda “che cosa faresti… se?” e lascia il pubblico decidere fino a che punto vuole affondare nell’esperienza. “IF” è un dispositivo artistico performativo che esamina l’esistenza e la co-esistenza umana, in un più senso ampio rispetto a quello che viviamo nella vita quotidiana. Ci apre la porta su un universo parallelo, ogni volta diverso. Il pubblico partecipa come co-creatore alla ricostruzione di questi piccoli mondi. Ognuno è invitato a farsi domande sulla propria identità, sulle proprie scelte quando si è parte di una comunità, sulle proprie decisioni rispetto ai cambiamenti sociali. Allo stesso tempo, “IF” è un gioco, una bolla in cui si può sperimentare la vita nella sua gamma più estesa.

Ideazione e direzione: Rita Sebestyen
Performer: Sara Vilardo
Light and sound designer: Ivan Wahren
Drammaturgia: Mira Nadina Mertens
Assistente: Stine Ebbesen

Uno speciale ringraziamento agli artisti che hanno preso parte alla prima in Danimarca:
Performer: Minni Katina Mertens
Musica: Ya Tosiba

Con il sostegno alla ricerca di:
Forsøgsstationen, Copenhagen, in 2017.

Othernessproject ha sede in Danimarca ed è composto da artisti internazionali provenienti dalla Norvegia, dalla Svezia, dall’Italia, dalla Romania, dall’Ungheria. Sono stati ospitati in importanti festival come: Bådteatret, CPH / Actor Training in a Globalised World, CPH / International Time Perspective Conference, Nantes (FR) / Passage Festival, Helsingor-Helsingborg (DK-SE) / Bridges Festival, Cluj-Napoca (RO), Rahvusvahekine A-Festival (EE).

Rita Sebestyén è specializzata in arti performative e filosofia, ed è affascinata dal rapporto tra pratica e teoria. Le interessa creare comunità temporanee, riunite in forti strutture artistiche. Crede che la libertà di immaginare mondi alternativi possa ispirare la nostra vita quotidiana. Rita ha lavorato sulla sua propria metodologia per co-imparare e co-creare, e la trasmette attraverso lezioni universitarie, lezioni informali, laboratori, performance e pratiche di ricerca in Danimarca, Svezia, Romania, Ungheria, Grecia, Germania, Portogallo e Italia.

Sara Vilardo è una performer/attrice/regista italiana, che vive tra Bruxelles e la Danimarca. Ha collaborato con diversi artisti internazionali e ha creato opere proprie. Questi ultimi anni ha deciso di specializzarsi nella performance site-specific e nei progetti interattivi. Crede nell’arte come un atto politico e poetico che ha l’ambizione di muovere la consapevolezza, formare un nuovo sguardo sulla realtà e diffondere la bellezza nel mondo.

 

othernessproject.org/

www.facebook.com/othernessproject/

 

 


con il sostegno di:
Kultur Ministeriet Agency for Culture and Palaces; Ambasciata di Danimarca a Roma

Boys don’t cry

Yotam Peled (DE)

Sono un’anima vecchia in una giungla di cemento. Il mio corpo si espone maschio al mondo mentre prova a liberarsi dalle definizioni di genere. Sogno una storia d’amore, ma mi sveglio con ‘Tinder’. “Boys don’t cry” riflette sulla ricerca di una relazione nella Berlino di oggi. È il ritratto di un uomo in transizione tra vecchio e nuovo, geograficamente e concettualmente. Apre una finestra sulla storia di una intera generazione, indecisa tra i vecchi ideali romantici, una certa idea di mascolinità, e le nuove possibilità offerte da una società post-moderna. Il corpo rivela pensieri che emergono nelle ore più scure della notte quando si è più vulnerabili; si fa poesia, alla quale si aggiungono nuovi versi ad ogni incontro, ogni battaglia persa, ogni rivelazione.

 

Premi: public award, Awaji Street Art Festival / Japan

Yotam Peled è nato in un Kibbutz del nord d’Israele. A 21 anni, dopo aver concluso il servizio militare nelle forze armate israeliane, ha iniziato a danzare e a studiare circo contemporaneo, teatro e danza all’università. Nel 2015 si trasferisce a Berlino dopo essere stato selezionato nel progetto “Think Big”… Ha lavorato come performer indipendente con diversi coreografi e compagnie in Europa, tra cui: Cooperativa Maura Morales (Dusseldorf), Compagnie Yann L’heureux (Montpellier), Troels Primdahl (Aarhus/Berlin), Jill Crovisier (Luxembourg), Mitia Fedotenko (Montpellier). Il suo solo, “Boys don’t cry”, è stato presentato in festival e teatri in Israele, Germania, Italia, Giappone e Vietnam. Di recente è stato selezionato per creare uno spettacolo per 9 danzatori in “THINK BIG”, un progetto in collaborazione con il Staatsoper and TANZtheater International festival Hannover.

 

yotampeled.com

facebook.com/yotam.peled.16

instagram.com/yotkep/

 


Con il sostegno di:
STEP travel grants, an initiative by the European Cultural Foundation with the support of Compagnia di San Paolo

 

 

Patrocinato da: Ambasciata della Repubblica Federale di Germania – Roma

Aftertaste

Tangaj Dance (RO)

Ph: Ionut Rusu

Alle due interpreti di Aftertaste è stato chiesto di spersonalizzarsi completamente, di lavorare dissociando il senso dall’azione, per creare una realtà diversa, governata da leggi casuali. Per poter vedere il mondo bisognerebbe provare a fermarlo. Aftertaste si basa su una serie di interviste con persone affette da Sinestesia, Autismo e con un campione di genitori che hanno figli transgender. L’indagine ha raccolto le diverse esperienze sensoriali. In “Aftertaste” il corpo diviene informe, disgiunto, informato e ricomposto, in un processo di costante ritorno all’origine. Ogni nuova singola informazione viaggia a velocità multiple, avanti e indietro, attraverso i corpi e i suoni delle macchine. “Aftertaste” ha debuttato in eXplore dance festival #10 a WASP-Working Art Space and Production ed è poi stata presentata a : National Museum of Contemporary Art Bucharest, FIX Theatre Iasi, REACTOR Theatre Cluj-Napoca, Ambasada Timisoara, dotdotdot festival Vienna.

 

Coreografia: Simona Deaconescu
Supporto alla drammaturgia: Krõõt Juurak
Sound designer: Denis Bolborea
Performer: Simona Dabija, Corina Mitrovici

 

In co-produzione con: 4Culture; WASP-Working Art Space
Con il sostegno di: AFCN – The Administration of the National Cultural Fund
nell’ambito del progetto “Room 0003_Lines of flight”

Simona Deaconescu è nata nel 1987. Studia Coreografia e Regia per il Cinema a Bucharest. Nel 2004 riceve la borsa di studio danceWEB dal Life Long Burning Network. Simona continua la sua ricerca artistica durante periodi di residenza grazie a: Gabriela Tudor Foundation, 4Culture, Battery Dance New York e Forum Dança. Nel 2006 riceve il premio The National Center of Dance Bucharest Award per il suo contributo alla crescita della danza contemporanea in Romania. Nel 2017 viene nominata come artista Aerowaves Twenty18 con la sua ultima creazione: “Counterboy”. Nel 2013 fonda Tangaj Dance Collective, compagnia di danza indipendente. Le sue opere sono state presentate in Europa, Asia, Sud e Nord America. Simona insegna tecniche di danza e composizione dal 2010 e negli ultimi tre anni ha cominciato a sviluppare il suo proprio metodo. Dal 2015 è direttrice artistica del Bucharest International Dance Film Festival.

 

www.tangajdance.com

www.facebook.com/tangajdance/

 

 


Patrocinato da: Accademia di Romania a Roma

MUT_Solo Saxophone

Marc Vilanova (SP)

Il suono viaggia attraverso lo spazio, arriva fino alle nostre orecchie come una combinazione tra la sua fonte e lo spazio attraversato. Nel solo MUT, il sassofono diviene una fonte di suono che risponde alle caratteristiche fisiche, acustiche, storiche e specifiche di ogni spazio. Marc Vilanova usa una serie di tecniche estese che trattano il sassofono come un generatore di suoni. Un linguaggio unico che permette al pubblico di fare esperienza di un ascolto profondo. L’approccio di Marc a questo specifico uso del sassofono, si ispira all’esperienza che ognuno di noi può fare quando si trova in una città straniera e non comprende la lingua del posto. Ignorare, non capire, la lingua, ti permette di sentire il suono delle sillabe così come vengono pronunciate. Quando i suoni iniziano a prendere senso, allora cambia la relazione con la materia sonora. Il percorso musicale di Marc Vilanova è influenzato dal suo interesse e le sue personali ricerche sul linguaggio, la sua fisiologia e il suo sviluppo.

Sassofonista e artista del suono, Marc Vilanova lavora all’intersezione tra arte e tecnologia spesso dialogando con i linguaggi dell’arte visiva, della danza, del teatro. Il suo lavoro esplora l’interazione tra esseri umani e macchine, la relazione tra elementi sonori e visivi. E’ un membro fondatore del Tunnel Ensemble e di The Strings Theatre Company. Le sue performance sono state presentate in festival in tutto il mondo, in Giappone, negli Stati Uniti, in Canada, Brasile, Colombia, Iran, Taiwan, Russia e tanti paesi in Europa, e ha collaborato con artisti come Fred Frith, Agustí Fernández, John Butcher, Émilie Girard-Charest e Alfred Zimmerlin. La sua ricerca negli ultimi quattro anni ha continuato a investigare gli strumenti come generatori di suoni usando tecniche estese. Ha condotto laboratori alla Tokyo National University “GEIDAI”, National Taiwan University Center for the Arts, Universidad de los Andes, Federal University of Rio de Janeiro “UNIRIO”, Sibelius Academy Helsinki, Hochschule für Musik Basel e tanti altri. Ha creato diversi installazioni sonore e video opere che hanno ricevuto premi internazionali come: First Prize, International Contest of Sound Art Performance – Zaragoza 2014; Encouragement Prize, Tokyo Experimental Festival – Tokyo 2016; Best Experimental Work, IV European Contest of Audiovisual Creation CTL’59; Jury Prize, World Saxophone Congress – Strasbourg 2015.

www.marcvilanova.com


Patrocinato da: Ambasciata di Spagna a Roma

Au-delà de l’humain

Zora Snake (CM)

Thomas Sankara ha detto : «Un rivoluzionario può essere assassinato, ma non possono morire le sue idee». “Au-delà de l’humain” celebra questo principio e il sacrificio dei ferventi combattenti, di coloro che hanno lottato contro l’ingiustizia sociale e ogni tipo di oppressione, a difesa della libertà. Fonte d’ispirazione sono i rituali d’iniziazione dei Bamiléké e il loro culto dei crani volto a comunicare con gli antenati. “Au-delà de l’humain” è dunque una performance rituale che celebra la memoria degli eroi culturali di tutti i tempi.

 

Produzione: Compagnie Zora Snake
Partner: Festival Ambony Ambany 4 Madagascar; Festival Mantsina Sony sur Scène – Congo-Brazzaville; Festival Les Récréârales; La Triennale danse l’Afrique danse; Festival les Dètours de Babel; Othni (laboratoire de théâtre de Yaoundé-Cameroun)
Sostenuto dal: Goethe-Instituts Kamerun

Zora Snake è un danzatore, coreografo e artista performativo di base in Camerun. Fondatore della compagnia Zora Snake, Yaoundé. Direttore artistico di una nuova piattaforma di danza in Camerun « Modaperf International Festival ». Più volte vincitore del “Popping”, competizione di danza in Camerun, Snake danza in Africa e in Europa. Egli si definisce “un uomo, un sognatore, un danzatore, un creatore, un combattente, un rivoluzionario, un pugile, un anti-conformista, un guerriero dell’arte”. Alla base delle sue creazioni c’è la danza hip-hop, e le sue origini politiche, che risalgono alle divisioni tra la maggioranza bianca e la minoranza nera, negli USA, tra 1950 e 1960, nel ghetto del Bronx. Per Snake, il palcoscenico non è uno spazio per interpretare, è uno spazio sacro, è un ring di boxe, è la vita sacrificata per un’arte nuova in Camerun e in Africa.

http://ciezorasnake.over-blog.com/

 

 


 

Con il sostegno di: Institut français Italia, Ambasciata di Francia e Francia in Scena

Spettacolo programmato in collaborazione con La Francia in Scena.
La Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia, con il sostegno dell’Institut français, del Ministère de la Culture e della Fondazione Nuovi Mecenati.

 

The Method of National Constellations

Michał Stankiewicz (PL)

Un dispositivo di gioco, durante il quale il pubblico si predispone ad un attraversamento della Struttura e dà corpo ad una drammaturgia istantanea, fatta di scelte e relazioni personali, intimi micro-mondi, dove l’intuizione, i sogni e l’immaginazione prosperano. Gli spettatori diventano Utenti: essi agiscono, interpretano, si rifiutano, stringono relazioni, provano, e si mettono alla prova. Tutto nasce dalla parola “Esperienza”, dal verbo “sperimentare, provare, esplorare, vivere, praticare”. Il lavoro si basa sul meccanismo di adozione e interpretazione di diversi ruoli sociali e indaga i confini del potere esercitato sugli e dagli individui, in situazioni diverse. Alcuni sociologi descrivono le strutture sociali come un sistema di connessioni tra ruoli sociali e posizioni che si occupano nello spazio sociale, piuttosto che connessioni tra individui specifici. Secondo tale prospettiva, la nostra immaginazione si limiterà a pensarsi nella vita e al posto di qualcun altro.

Scritto e diretto da Michał Stankiewicz
Assistente: Martyna Siemieńczuk
Narrazione: Joanna Żurawska Federowicz

Con il sostegno di: Fundacja Uniwersytetu w Białymstoku (University of Białystok Foundation)

Michał Stankiewicz, specializzato in reportage presso la Scuola di Giornalismo, dell’Università di Varsavia. Lavora all’intersezione tra teatro, teoria dei giochi, arti visive, performance e realtà virtuale. I suoi lavori teatrali si compongono di eventi autonomi che conducono verso lo spettacolo. Vive a Varsavia.

 

www.facebook.com/stankiewiczmichal

www.facebook.com/the.method.of.national.constellations

 

 


Patrocinato da: Istituto Polacco di Roma

Elementare

Amigdala (IT)

“Canto per consumare l’attesa […] per tenere lontana la notte”
E. Dickinson

Elementare è un’alleanza temporanea tra pubblico e artisti, chiamati a condividere il tempo di una notte. In uno spazio attrezzato per il sonno prende forma una comunità provvisoria, fondata sul desiderio di abitare insieme un crinale, un istante transitorio che verrà fatto durare lungo le ore. Un canto rivolto alla notte, come tempo della sospensione e del sovvertimento, una celebrazione dell’attesa in cui l’alba a venire diventa figura di un attraversamento. Sei voci che si consumano lentamente, l’esercizio di una presenza senza confini certi tra artisti e pubblico, parole che diventano declamazioni, silenzio, elenchi, echi: sono questi gli elementi primari attraverso i quali si tenta di fabbricare uno spazio poetico condiviso. Mentre lentamente si forma un vocabolario, quasi una preghiera collettiva, mentre si compie il gesto di accendere un fuoco simbolico nello spazio fra noi e gli altri, Elementare dà voce al desiderio di dichiarare: noi siamo qui. Cosa ci spinge a cantare per una notte intera? Il rischio, la durata, la fatica, l’accordo che precede l’intesa, il legame, invisibile, il raduno, il cambiamento, l’ospitalità, l’attesa, il risveglio, e il silenzio.

Progetto e idea del Collettivo Amigdala: Meike Clarelli, Sara Garagnani, Federica Rocchi, Gabriele Dalla Barba, Silvia Tagliazucchi
Musiche originali: Meike Clarelli
Drammaturgia sonora: Davide Fasulo, Meike Clarelli
Conduzione coro: Davide Fasulo
con le voci di: Meike Clarelli, Elisabetta Dallargine, Davide Fasulo, Fulvia Gasparini, Antonio Tavoni
Testi: Gabriele Dalla Barba
Scena: Sara Garagnani con la collaborazione di Silvia Tagliazucchi
cura: Federica Rocchi
un ringraziamento ai partecipanti del workshop Maggese – comporre opere sui luoghi – per il loro contributo, in particolare: Fabio Ghidoni, Sabrina Alberti, Erica Greco, Alessandra Marolla

Produzione: Amigdala e Festival Periferico, 2018

Collettivo attivo dal 2005, Amigdala realizza produzioni site-specific che intrecciano performance, arte visiva, ricerca sonora e scrittura. Si tratta di installazioni performative che nascono in stretta connessione con i luoghi in cui si situano, dopo una lunga analisi delle loro caratteristiche e specificità e grazie a un lavoro di relazioni con le persone che li abitano o li hanno abitati. Opere pensate per una fruizione personale e singolare, che creano uno spazio intimo e immersivo, lavorando sull’alterazione della percezione dello spettatore e su meccanismi di attivazione diretta dei partecipanti, in forme che cercano un equilibrio tra radicalità e delicatezza. Le produzioni di Amigdala lavorano su molteplici piani, intrecciando la costruzione di soundscapes, la ricerca storica e antropologica sui territori, la scrittura drammaturgica e musicale originale, l’attraversamento urbano. Come risultato, a partire da una rigorosa ricerca estetica, ogni opera è in grado di combinare la rilettura della storia collettiva e singolare dei luoghi e la valorizzazione di testimonianze e competenze personali con la ricostruzione di legami affettivi tra le persone e i loro paesaggi.

 

amigdalaperiferico.wordpress.com/

Urban Spray Lexicon

Ateliersi

Ph. Ilaria Scarpa

Urban Spray Lexicon è una performance teatrale che nasce da una ricerca antropologica sulle scritte che appaiono e scompaiono dai muri delle città. Una raccolta che compone nuove drammaturgie da espressioni altrimenti fugaci e trasforma i messaggi visivi in gesti performativi. Un’operazione artistica dove il linguaggio teatrale agisce in stretto contatto con le arti sonore e dove le dinamiche del paesaggio urbano diventano materiale scenico. Il focus è sulla sottile linea luminosa cha divide e congiunge la sfera pubblica e quella privata, o meglio, su chi abita e si dibatte in questa zona di confine. L’esigenza di incidere il proprio urlo sul muro è tanto antica quanto irrinunciabile e porta ad interrogarsi sulla natura stessa della superficie murale: elemento che circonda lo spazio pubblico o epidermide esterna di edifici privati? Dietro le scritte la vita: piccoli eroismi senza seguito, come ha scritto una volta Céline, forse, o un altro poeta d’assalto. Durante la residenza ad Altofest 2018, Ateliersi esplora le scritte sui muri della città di Napoli per proporre in quest’occasione speciale un capitolo napoletano di Urban Spray Lexicon come parte integrante della performance.

Di e con: Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi
Alla chitarra: Mauro Sommavilla

Riconosciuto per una scrittura scenica che trasfigura i dati del reale attraverso la loro ricomposizione poetica e musicale, Ateliersi opera nell’ambito delle arti performative e teatrali occupandosi di creazione artistica e della cura della programmazione culturale dell’Ateliersi a Bologna. La creazione di Ateliersi si compone di opere teatrali con drammaturgia originale e interventi artistici in cui il gesto performativo entra in dialogo organico con l’antropologia, la letteratura, la produzione musicale e le arti visive per favorire una comunicazione del pensiero capace di intercettare inquietudini e prospettive che coagulano senso intorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo. Il lavoro artistico di Ateliersi si caratterizza per un approccio fortemente multidisciplinare e innovativo incentrato su una spiccata performatività a favore della contaminazione del linguaggio teatrale con quello delle altre arti.

ateliersi.it/index_en.html
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TAKEYA

Chiara Frigo (IT)

Takeya è un lavoro sulla velocità, in un’unica intenzione che è quella di arrivare fino alla fine. Inizia così, una persona seduta, per tanto tempo. Il respiro che sedimenta, matura, si distacca da ogni impazienza. Quello che interessa è il rapporto tra velocità fisica e velocità mentale, per poter rendere, tra dilatazioni ed accelerazioni, il senso di un intervallo estremamente breve che pur può contenere ampie evoluzioni. In un incedere d’immediatezza ottenuto a forza d’aggiustamenti pazienti e meticolosi. Tutta l’azione si svolge in pochi metri, in uno spazio compresso in cui è ormai l’evento ad arrivare senza avere più il bisogno di spostarsi. È un fenomeno di inerzia, un gioco che infrange l’irreversibilità del tempo.

 

Ideato ed eseguito da Chiara Frigo
Musica: Random Inc, Alva Noto
Disegno sonoro: Mauro Casappa
Disegno luci: Leonardo Benetollo
Scenografia: Chiara Frigo

Premio GD’A Veneto Anticorpi XL; Selezionato da Aerowaves

Coreografa e performer, nel 2006 il suo primo lavoro autoriale, Corpo in DoppiaElica, vince il terzo premio al Festival Choreographers Miniatures di Belgrado. Nel 2008 il solo Takeya si aggiudica il premio GD’A Veneto e viene poi selezionato da Anticorpi XL e dal network europeo Aerowaves. Fra il 2009 e il 2010 partecipa a innovativi progetti di ricerca coreografica in collaborazione con Operaestate Festival e importanti case della danza: The Place London, Dansateliers, Dansescenen, Paso a 2-Certamen Coreográfico de Madrid, Dance Week Festival, SNDO di Amsterdam, Circuit Est di Montréal, Dance Center di Vancouver e il Creative Forum di Alessandria d’Egitto. Nel corso del progetto “Act Your Age”, Chiara Frigo avvia una ricerca sul mondo dell’intrattenimento che darà vita a Ballroom e West End. Suite-Hope vince il bando Residences 2011 de La Caldera (Barcellona) e rappresenta l’Italia al Fringe Festival di Edimburgo 2012. When We Were Old, creato con il coreografo canadese Emmanuel Jouthe, debutta al Festival Tangente di Montréal e in prima europea a Romaeuropa Festival DNA. I suoi ultimi lavori sono Stormy, una coreografia realizzata per il Balletto di Roma nell’ambito del progetto Bolero/Trip-Tic, e il suo nuovo solo Himalaya, presentato nell’agosto 2017 al Bmotion Festival di Bassano del Grappa.

 

www.chiarafrigo.com
www.facebook.com/compagniachiarafrigo/
www.instagram.com/frigo_chiara/

L ‘ A N I T R A S E L V A T I C A
primo studio “ i Sommersi”

Federica Santoro / Luca Tilli (IT)

Liberamente ispirato all’opera di H. Ibsen

Quadro I° “i Sommersi”- Il signor Werle e il figlio Gregor – il fotografo Hjalmar Ekdal e la figlia Edvige.

Il concetto di quadro, crea una distanza, il senso si manifesta, si ri-de-costruisce. Cut up. L’anitra Selvatica, testo in 5 atti di H. Ibsen, è opera bizzarra, intimamente spirituale, respingente ed ironica. Il confronto tra ciò che eravamo e quello che stiamo per essere è molto crudele e pauroso, se si cade poi addirittura nel non essere! Anteffatti: Un uomo ricco, un industriale, il signor Werle, 15 anni prima degli eventi in azione, intraprende con il vecchio tenente Ekdal un comune affare (in certe foreste dello stato) che però fallisce tragicamente. A causa di questo ambiguo fallimento, Il vecchio Ekdal come unico accusato, viene incriminato, imprigionato, quindi cade in disgrazia e con lui suo figlio, Hjalmar Ekdal. l’Uomo ricco, l’Industriale Werle, per 15 anni elargisce favori a livello personale ed economico alla famiglia decaduta. Ma i suoi benevoli aiuti, rendono tutti gli Ekdal ancora più miseri e succubi del suo essere ricco e generoso. in quel tempo di 15 anni prima, Gina Hansen ha una relazione con L’industriale Werle. Gina all’epoca, è cameriera dei Werle. Lasciata la famiglia, per non dare scandalo, Gina si sposa subito con Hjalmar Ekdal e hanno una figlia, Edvige, ora quasi quattordicenne. E poi c’è l’Amico dei vecchi tempi, il figlio dell’industriale Werle, Gregor, che ri-appare dopo 15 anni, in casa del padre.

A cura di: Federica Santoro e Luca Tilli
Regia, allestimento e adattamento drammaturgico: Federica Santoro
Musiche: Luca Tilli realizzazione elementi scenici: Marina Schindler
Disegno luci: Dario Salvagnini Con: Federica Santoro, Gabriele Portoghese, Luca Tilli Collaboratori artistici: Ettore Frani e Paola Feraiorni
Il quadro in scena, del ciclo “ I Sommersi” è del pittore Ettore Frani

In residenza presso: Performing SantaCaterina; Fabbrica Europa; Angelo Mai; Kollatino Undergrond

Federica Santoro regista, interprete, performance artist. Dal 2000 ad oggi dirige e interpreta spettacoli teatrali, che scrive o di cui cura la drammaturgia da testi di autori come, S. Kane, Shakespeare, Elfriede Jelinek, Thomas Bernhard, Peter Handke, H. Ibsen. Attualmente è in creazione con il progetto da L’anitra Selvatica di H. Ibsen con il musicista Luca Tilli, con cui collabora dal 2009. Dal 2017 come performer è parte del collettivo multiplo degli Artisti§Innocenti (artisti visivi e non…). Vince il premio Ubu nel 2012 come miglior attrice non protagonista per L’origine del Mondo di Lucia Calamaro. Nel 2016 Viene candidata al premio Duse per il Teatro come miglior attrice. Lavora e ha lavorato come attrice con registi e drammaturghi in ambito contemporaneo, tra cui ricordiamo Giorgio Barberio Corsetti, Societas Raffaello Sanzio, Alfonso Santagata, Roberto Rustioni, Lucia Calamaro.

Luca Tilli, violocellista Dal 2005 collabora con musicisti come Luca Venitucci Fabrizio Spera, Sebi Tramontana, Paul Lytton, John Edwards, Phil Minton, Massimo Pupillo, LolCoxhill, Mike Cooper e Roberto Bellatalla nel trio RAST…Zu 93 con Zu e David Tibet (Current 93). Nel 2007 suona nell’ ensemble B for Bang di Katia Labéque sostituendo Giovanni Sollima. Dal 2006 compone musiche per spettacoli di danza butoh. Suona nello spettacolo di Daria Deflorian “Bianco” nel 2007. collabora con la compagnia teatrale Biancofango e con Santa Sangre nel progetto Konya. Suona in duo con la cantante attrice Monica Demuru, in performance e concerti in ambito contemporaneo. Dal 2009 collabora come musicista e performer agli spettacoli diretti da Federica Santoro.

 

www.facebook.com/federica.santoro3

GIANNI

La società dello spettacolo (IT)
Caroline Baglioni /Michelangelo Bellani

“Avevo circa tredici anni. Mio padre tornò a casa e disse che era arrivato il momento di occuparci di Gianni. Era un gigante Gianni. Alto quasi due metri, ma a me sembravano tre e nella mia mente è un film in bianco e nero. Gianni sembra oggi un ricordo lontano, ma era lontano anche quando c’era. Era lo zio con problemi maniaco-depressivi che mi faceva paura. Aveva lo sguardo di chi conosce le cose, ma le ripeteva dentro di sé mica ce le diceva. Fumava e le ripeteva dentro di sé. Non aveva pace Gianni. Ogni centimetro della sua pelle trasudava speranza di stare bene. Stare bene è stata la sua grande ricerca. Ma chi di noi non vuole stare bene? Nel 2004 in una scatola di vecchi dischi, ho trovato tre cassette. Tre cassette dove Gianni ha inciso la sua voce, gridato i suoi desideri, cantato la sua gioia, detto la sua tristezza. Per dieci anni le ho ascoltate riflettendo su quale strano destino ci aveva uniti. Un anno prima della mia nascita Gianni incideva parole che io, e solo io, avrei ascoltato solo venti anni dopo. E improvvisamente, ogni volta mi torna vicino, grande e grosso, alto tre metri e in bianco e nero.” (Caroline Baglioni)

Ispirato alla voce di Gianni Pampanini
Di e con: Caroline Baglioni
Supervisione alla regia: Michelangelo Bellani, C.L. Grugher
Luci: Gianni Staropoli
Suono: Valerio Di Loreto
Assistente alla regia: Nicol Martini
Tecnico luci: Luca Giovagnoli
Organizzazione: Mariella Nanni

Residenze artistiche: Auditorium Santa Caterina (Foligno InContemporanea); L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino
Si ringrazia la famiglia Baglioni per il sostegno e la collaborazione

Premio Scenario per Ustica 2015
Premio In-Box Blu 2016
Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2017

Caroline Baglioni diplomata al Centro Universitario Teatrale di Perugia. Nel 2007 lavora in Purificati di Sarah Kane per la regia di Antonio Latella. Nel 2010 realizza una regia collettiva, da Febbre di Sarah Kane. Dopo la laurea in Scienze dei Beni Antropologici, entra a far parte della compagnia La Società dello Spettacolo lavorando in diverse produzioni. Nel 2012 è selezionata per il corso di drammaturgia tenuto da Antonio Latella e Federico Bellini al Teatro Valle occupato e il suo testo ispirato a “Mephisto” di Klauss Mann, è pubblicato su Dramma.it come dramma del mese. Con la Compagnia dei giovani del Teatro Stabile dell’Umbria ha lavorato per la regia di Danilo Nigrelli, Antonio Latella, Liv Ferracchiati. Con il monologo Gianni vince il premio Scenario per Ustica nel 2015, il Premio In-Box blu nel 2016 e il Premio Museo Cervi nel 2017.

Michelangelo Bellani. Si laurea in Filosofia all’Università di Perugia con una tesi su Pasolini e Debord. Ha pubblicato i saggi L’estetica della presenza e La carne dell’io o la scrittura dell’invisibile in “Davar”, a cura di Anna Giannatiempo Quinzio, Ed. Diabasis. Con C. L. Grugher e Marianna Masciolini ha fondato e diretto dal 2007, La società dello spettacolo le cui produzioni hanno ricevuto riconoscimenti in festival nazionali e internazionali (Premio Independents ArtVerona 2014, Premio Scenario per Ustica 2015, In-Box 2016, Premio Museo Cervi – 2017). Ha lavorato come aiuto regista, attore e regista in documentari, cortometraggi e film in produzioni indipendenti, Rai e Mediaset. Il documentario Sòccantare di cui è co-autore e regista riceve il Premio Umbria in celluloide al PerSo Film Festival 2015. Nel triennio 2015-2017 ha ideato ed è stato co-curatore della rassegna internazionale Performing Santa Caterina e dal 2016 è curatore artistico del Festival L’altra Mente dedicato al disagio mentale.

www.lasocietadellospettacolo.org

Tracce – una tappa per After/Dopo

Effetto Larsen (IT)

“Le persone sono come quelle finestre di vetro a specchio. Brillano e luccicano quando il sole è alto, ma quando arriva l’oscurità, la loro vera bellezza si rivela solo se vi è una luce all’interno.” (Elisabeth Kübler-Ross, psichiatra svizzera, fondatrice della psicotanatologia)

Raramente si riflette sulla propria fine: la sola idea suscita spesso ansia e superstizioni, allontanando la possibilità di riflettere su ciò che fa parte di un ciclo naturale. Diversi percorsi iniziatici cominciano proprio con la presa di coscienza della propria mortalità: una consapevolezza lucida e serena, volta a rendere più prezioso il tempo che ci resta. Il mondo non finisce con noi: la vita prosegue, inesorabile quanto la fine. Essere consapevoli della sua fugacità significa da un lato prepararsi a lasciar andare ciò a cui teniamo, dall’altro riflettere su ciò che di noi, invece, resterà. Da oltre un anno stiamo lavorando ad After/Dopo, un progetto che riflette sulla fine e su ciò che resta. Il nostro passaggio lascia segni evidenti: famiglie, proprietà, contratti, relazioni, immagini, ricordi, segreti, elementi destinati a sopravviverci. Per Altofest 2018 abbiamo deciso di creare una tappa autonoma del progetto, chiamata Tracce, dove il passaggio delle persone crea per accumulo un percorso, uno spazio di trasformazione e riflessione.

 

Concept e direzione artistica: Matteo Lanfranchi
Assistente alla direzione: Beatrice Cevolani
Organizzazione: Isadora Bigazzi

Col sostegno di: La Strada Festival; Pergine Spettacolo Aperto; Danae Festival

Immaginiamo un mondo in cui ogni essere umano possa educarsi ad essere consapevole di sé e degli altri, sviluppando una comunicazione universale che supera confini, nazionalità, ceti sociali, differenze. Usiamo il corpo come strumento principale di indagine e rapporto, la semplicità come modo di agire. Effetto Larsen nasce come compagnia teatrale, e da sempre pone al centro del proprio lavoro le relazioni umane; negli anni, abbiamo sviluppato un percorso di ricerca estremamente originale, atipico, ampliando i nostri orizzonti rispetto alla tradizione teatrale e indagando attraverso i linguaggi performativi l’essere umano e i rapporti interpersonali, elementi fondanti della vita di ognuno di noi. Le nostre modalità di lavoro, il nostro punto di vista e la nostra attività sono in continua evoluzione. Liberi da vincoli di qualsiasi sorta, amiamo aprirci verso altre discipline, luoghi, persone, confrontandoci instancabilmente con la realtà che circonda. In tutti i nostri progetti poniamo le persone in un ruolo attivo: come pubblico, lasciamo loro la possibilità di completare ciò che vedono o di interagire; come partecipanti, di condividere con noi il processo creativo. In tutte le nostre attività, dagli spettacoli da palco alla formazione, facciamo tesoro della più grande lezione che la nostra esperienza teatrale ci ha lasciato: la consapevolezza di sé e degli altri educa alla scoperta di un prezioso spazio interiore, dal quale possono svilupparsi relazioni di qualità più alta. Premi: Network In Situ / Mnemosyne; Network Open Latitudes / Functions; Bando arte e scienza – La Diagonale Paris-Saclay / STORMO® rEVOLUTION; Premio Scrittura di Scena Lia Lapini / Innerscapes; Biennale Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo / Aggregazione; Primo premio concorso di Drammaturgia Urbana Borgo Teatro / TUO/OUT; Secondo premio Festival Internazionale di Regia Fantasio Piccoli / Lo sguardo di Amleto; GAI-Movin’Up / Dukkha – azione privata; Menzione speciale SubUrbia / Dukkha – azione privata

 

www.effettolarsen.it

www.facebook.com/effettolarsen/

Instagram: effetto_larsen

La Madonna dei Servizi

Terracina / Avallone (IT)

Come scrive Gilles Clément in “Nuages”: Dis-trahere, ovvero tirare altrove, condurre lontano dal reale. Quand’è che questo avviene? Come possiamo valicare questa soglia? La madonna dei servizi è un’operazione di PULIZIA mobile, che avrà come esito finale un’installazione, risultato di un esercizio ideato per Altofest Napoli 2018. Partendo dall’intuizione di Duchamp: se un suono ha una durata prolungata allora diventa qualcos’altro, si consolida, come una scultura, ed è come se si materializzasse; ci interessa l’idea di usare le parole come oggetti, questo crea la connessione tra i nostri linguaggi. La struttura di altofest ci permette di entrare come ospiti nelle vite dei cittadini donatori di spazio e da qui inizia il nostro allenamento. La madonna dei servizi discende a casa vostra con l’intento di vivere un momento di cura. Ella sistema e pulisce una stanza a vostra scelta, fin nel dettaglio. Terminata la pulizia, il rito di purificazione si completa con la composizione di un “tableu vivant” fotoricordo. Così dal quotidiano traghettiamo verso l’immaginazione.

 

un progetto di
Federica Terracina: ideazione, cura, pulizie, allestimento, foto
in collaborazione con
Mario Avallone: registrazione, manipolazione, installazione del suono

Mario Avallone Compositore, field recordist e sperimentatore. La sua musica è definibile come elettroacustica e acusmatica.

Federica Terracina (Incredible Fox) Artista indipendente, nata a Orvieto nel 1983, è allieva di Michele Cossyro presso la scuola di decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma; studia costume storico a Parigi presso “Greta Costume” Istituto Paul Poyret. L’astrazione fenomenica influenza tutta la sua ricerca pittorica. Ha lavorato e collabora con differenti compagnie, performer e fotografi tra i quali Santasangre, TeatrInGestAzione, Davide Adamo, Margo Chou from FAI-AR Marseille, Xavier Girard, La Belle Image fanfare, Antonino Talamo. Il suo lavoro è stato presentato in diverse occasioni internazionali quali Valletta 2018 Capitale Europea della Cultura; Altofest International Contemporary Live Arts, Napoli; Macro, «Factory Pd’A» Museo contemporaneo testaccio, Roma; Outdoor Urban Dal 2015 ad oggi è autrice degli interventi grafici del “Foglio del Fest”, guida estetica di Altofest, redatto dall’OCr (Osservatorio Critico). Di prossima uscita (settembre 2018) è il libro “Epanadiplose” redatto in collaborazione con Julie Bonnafond, casa editrice “Les Editions Abordables”.

Listen

Liuba Scudieri (IT)

Tempo, Tradimento, Eredità, Regalo, Generazione, sono cinque parole che compongono il discorso telefonico di Listen. Restare in ascolto vuol dire riuscire a prendere tempo, sapersi fermare, riposare il respiro, fare vuoto per accogliere le parole di un altro. Ascoltare è dunque pari ad ospitare. Istruzioni: telefona nei giorni e negli orari indicati, dichiara la parola scelta, resta in ascolto.

Liuba Scudieri
Narratrice e antropologa, ha raccolto dal 2000 al 2013 centinaia di fiabe dalla viva voce dei loro portatori. Ha scritto interpretato e prodotto a Marsiglia « Tre donne al Mare », spettacolo di epica narrativa a partire da storie raccolte nel Mediterraneo.