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Il FESTIVAL

DARE LUOGO ad una rigenerazione Umana / Urbana


Altofest si configura come luogo d’inizio, fatto di passi incerti e attese sugli usci delle case. A Napoli, perché ogni istante vissuto in questa città è come la prima volta, il primo suono, la prima luce. Ci interessa l’innamoramento, e non il rinnovamento. Qui è possibile perché nulla è come sembra, qui non si conosce “sembra”. Qui si accade. 

Qui capita di camminare per strada e vedere le donne che fuori dal proprio “basso” troneggiano in vestaglia, conquistando un fazzoletto di suolo pubblico, manifestando la propria identità, che si diluisce in quella del dirimpettaio, definendo un luogo che rende i due abitanti contemporaneamente a casa e fuori casa. In questo modo Napoli sposta il confine tra pubblico e privato non più avanti o più dietro, ma nell’atto di abitare, esso non è confine fisico bensì confine abitativo.
Ciò che facciamo con Altofest è creare un luogo di promiscuità in cui ognuno accoglie il rischio di esporsi all’altro. Il privato non è più proprio, ma intimità condivisa. L’espropriazione, il dislocamento che spesso sono vissuti come traumi, nel caso di Altofest sono come il temporale che blocca sconosciuti inaspettatamente sotto la stessa tettoia o nello stesso androne a cercar riparo.

Amiamo dire che il festival è una trappola nella quale si sceglie di capitare, essa lo è per l’artista che sceglie di portare i propri materiali fuori dallo spazio formale e lo è per il donatore che decide di lasciare che un’opera abiti il suo spazio intimo, lo è per il pubblico che riconosce il luogo privato come un luogo altro, uno spazio di scrittura. La casa del donatore diventa foglio bianco nel momento stesso in cui l’artista varca la soglia. Totalmente e reciprocamente esposti, abitanti dello stesso luogo, artisti e cittadini non hanno più scuse per mancare l’incontro.

Altofest innesca dispositivi generativi di relazione, pensiero e conoscenza, miscela la dimensione intima e quella pubblica, predispone uno spazio di promiscuità tra artisti e cittadini, tendendo al superamento dei ruoli, a favore di una partecipazione corale, di un’esperienza totale che genera “relazioni inedite”.

Altofest tende quindi ad emanciparsi progressivamente dalla funzione di mera “produzione” e/o “programmazione” di spettacoli ed opere artistiche, abitualmente attribuita ai festival, per prefigurarsi come uno spazio di socialità sperimentale. La città diventa in questo modo dimora per pratiche d’arte innovative e condivise, per artisti vivi e cittadini audaci.

Il festival nasce a Napoli nel 2011, ideato e diretto da TeatrInGestAzione (teatringestazione.com).

TEATRINGESTAZIONE da diversi anni si occupano di creare pratiche artistiche innovative che coinvolgono il territorio e gli artisti internazionali, puntando sulla partecipazione diretta dei cittadini ai processi culturali, innestando l’azione artistica nell’architettura socio-urbana ed umana in cui agisce. Promuovono prassi creative che producono un pensiero nuovo, che favoriscono la crescita della collettività attraverso la valorizzazione della differenza, e non si abbandonano al facile consenso.

ALTOFEST nasce dunque con l’intento di DARE LUOGO ad una comunità generatrice di un pensiero critico, che tenga alta l’allerta su ogni tentativo di massificazione della proposta culturale imposta dall’alto, capace di riconoscere la cultura come bene primario, sentirne il bisogno quotidiano. Tentiamo di innestare un processo trasversale, che richiami al dialogo tutte le componenti sociali del tessuto urbano, il cui connettore è la visione estranea, straniera, espressa attraverso la pluralità dei linguaggi delle arti dal vivo ospitati nel festival, che donano a questa comunità l’occasione per parlarsi in una lingua neutra, incontrarsi in uno spazio di rischio condiviso.

DRAMMATURGIA DI UN FEST


Un progetto internazionale, orizzontale e generativo, che si innesta nel tessuto socio-urbano che lo ospita per “dare luogo” ad una riqualificazione umana ed urbana.
Sia in qualità di artisti che di cittadini, siamo partiti da queste domande:

Cosa ci rende estranei l’uno all’altro? Dove si genera la distanza? Perché la cultura è assente nella scala dei valori e delle urgenze quotidiane?

Quindi abbiamo individuato nella “prossimità” e nel “dono” le chiavi per concepire la struttura di ALTOFEST, ponendo la presenza dell’artista in relazione non più al suo spettatore, ma alla comunità di cui questo fa parte.

In queste passate edizioni Altofest ha creato il luogo della prossimità. Gli artisti entrano nelle case dei cittadini e questi accolgono le loro opere nel proprio quotidiano, nello spazio più intimo, permettendo agli uni di riscrivere la presenza e la necessità degli altri, dando luogo a relazioni autentiche, che moltiplicate nello spazio cittadino fondano una nuova possibile comunità, uno spazio di pluralità di azione e di pensiero.

Fin dalla sua prima edizione DARE LUOGO è il principio che accompagna Altofest. Dare luogo evoca il principio del dono, sul quale il festival si regge, ma anche l’iniziativa consapevole, la scelta, presupposta a questo dono.
Dare luogo indica inoltre la direzione estetica delle opere e degli interventi che Altofest genera e accoglie: interventi nati da un dialogo singolare con gli spazi che li ospitano, destinati a far emergere il luogo altro, il luogo possibile dentro, attraverso le pieghe di spazi già abitati, risignificando forme, oggetti, usi, già praticati, già disposti alle relazioni e alle azioni che accolgono quotidianamente.

Altofest s’interroga in maniera radicale sulla necessità di generare nuovi valori, ridisegnare la relazione con i luoghi, di sovvertire l’uso di spazi e l’attribuzione fissa di ruoli, di osare sconfinamenti (di genere, di disciplina, di competenza, d’azione) mai tentati.

Altofest è concepito da TeatrInGestAzione come un’opera dal vivo, estesa e condivisa.
I suoi ideatori ne curano la realizzazione secondo i dettami della propria poetica e metodologia creativa, muovendo dall’esigenza di svincolare l’atto performativo dal contesto spettacolare, disegnando spazi di condivisione in cui altri artisti e autori di diverse discipline possano entrare in dialogo e mettere in discussione, in maniera pubblica e collettiva, le proprie pratiche.

COME FUNZIONA


Altofest – International Contemporary Live Arts Festival – dal 2011 riunisce a Napoli una comunità crescente di artisti internazionali, cittadini di Napoli e produttori di pensiero. Ad essi, a partire dalla quinta edizione, si aggiungono operatori internazionali (curatori, programmatori), accolti quest’anno grazie al sostegno dell’Aeroporto Internazionale di Napoli e al dialogo con Creactivitas.

Il Festival è costruito assieme ai cittadini di Napoli, che nelle loro case e/o spazi privati di altra natura (appartamenti, terrazzi, sotterranei, cortili, interi condomini, laboratori artigianali…) ospitano opere di artisti internazionali.

Un processo svolto attraverso la sperimentazione di poetiche innovative, che ambiscono a coinvolgere, assieme ai luoghi, il sistema di relazioni che questi luoghi ospitano.

Il programma del festival accoglie tutte le espressioni dell’arte contemporanea dal vivo, ospitando progettualità interdisciplinari, prodotte dal dialogo tra autori che sperimentano sinergie inedite, prassi ibride, la cui presenza oggi rende ALTOFEST crocevia di linguaggi diversificati e di estetiche sperimentali.

Gli interventi in programma sono sottoposti allo sguardo e all’analisi di un Osservatorio Critico, uno spazio permanente di riflessione e ricerca interdisciplinare, organicamente legato ad Alto Fest, in cui viene riunita una compagine di ricercatori ed artisti, personalità portatrici di saperi, pratiche e competenze fortemente eterogenee, chiamati ad esercitare uno sguardo collegiale e poliprospettico sul festival stesso.
L’Osservatorio è presieduto da Silvia Mei ( http://bit.ly/silviamei ) in dialogo con TeatrInGestAzione. I nomi dei membri che comporranno l’Osservatorio 2016 saranno pubblicati sul sito di Altofest.

ALTOFEST si costituisce dunque come Osservatorio Permanente sull’esperienza estetica, invitando le presenze in programma a riflettere, riferendosi al proprio progetto, sul principio primo che lo ha generato: Dare Luogo.

Gli artisti sono incoraggiati ad assistere a tutte opere in programma, a partecipare a tutte le attività condivise con i cittadini, predisposte dal festival, a rendersi disponibili al dialogo con l’Osservatorio Critico, a partecipare ai momenti di confronto con gli Operatori Culturali Internazionali, a lasciare una traccia scritta della propria presenza/esperienza.

THE FESTIVAL

TO GIVE RISE TO a Human / Urban regeneration


Altofest is the space of the beginning, built by uncertain steps and persons waiting in front of the doors of the houses. Here, in Naples, where every moment is lived as the first time, the first sound, the first light. We care about falling in love.

Here, where this is possible because nothing is as it seems, here, where no “seems” is known. Here you happen. Walking around the streets, here it may happen to see women wearing nightgowns while standing outside their “basso” (typical Neapolitan ground level house). They dominate a tiny plot of public land, showing their identity, that waters down with the one of their neighbour. This space sets the two inhabitants in and out their houses, at the same time.

Naples moves the border of what is private or public not in front or behind. The border means inhabiting. A not physical border, but the result of inhabiting.

What we do with Altofest is creating a space for promiscuity in which everybody takes the risk of his own exposition to the other. What is private is not yours anymore, it becomes shared intimacy. Expropriation and displacement are usually felt as traumatic. During Altofest these feelings are like a storm where strangers are blocked under the same roof or in the same hall offering shelter from the rain.

We love saying that the festival is a trap you choose to fall into. It is a trap for the artist, chosing to leave the formal space. It is a trap for the space donor letting an artistic work live in his own intimacy. It is a trap for the audience that will recognize the private space as something different, as a space where his sight will write and read something new. The houses themselves become a white paper in the very moment the artists go beyond the doorstep. As inhabitants of the same place, both artists and citizens are totally and mutually exposed. No excuses for missing their encounter.

Altofest activates generative “dispositifs” of relations, thinking and knowledge, mixing public and intimacy. It creates a space of promiscuity in which artists and audience can go beyond their roles, participating in a total experience that generates  “original relationships”.

Altofest emancipates itself from the function of mere “programming” and/or “production” of shows and artworks, as festivals are usually considered, to prefigure itself as a space for an experimental sociality. In this way the city becomes the home for innovative and shared art practices, for artists who are “full of life” and brave citizens.

The festival was born in 2011 in Naples, and it is conceived and directed by TeatrInGestAzione (teatringestazione.com).

TeatrInGestAzione cares for the artistic direction of the festival. From many years the company deals with the creation of innovative artistic practices; directly involving international artists and territory, TeatrInGestAzione focuses on the involvement of citizens in the cultural processes, inserting the artistic action in the socio-urban and human architecture in which the company acts. They promote creative praxises that produce new thinking, fostering the growth of the community enhancing diversity, and not searching for consensus.

ALTOFEST was born to GIVE RISE to a community that generates a critical thinking, that is constantly on the alert regarding every attempt of imposing a depersonalized cultural proposal. A community that is able to recognize culture as a primary good, of which feeling a daily need. We try to insert a process athwart the several social elements of the urban fabric, putting them into dialogue. The connection is given by the foreign, external sight, that expresses itself in the plurality of artistic languages that are hosted in the festival. These semantic interferences give to the community the occasion of speaking to each other in a neutral language, meeting in a shared space for risking.

THE DRAMATURGY OF A FEST 


Altofest is an international project, generative and horizontal that is inserted in the innermost social-urban fabric by which it is hosted, in order “to give rise to”, a human and urban requalification.

As artists and citizens we started from these questions:

What makes us strangers to each other? Where is the origin of the distance? Why is culture absent from people values and in the daily needs?

We  found in “proximity” and “gift” the keys to conceive the structure of ALTOFEST, relating the presence of the artist to the community his spectator belongs to, rather than the spectator as an individual.

In its past editions Alto Fest has created the space of proximity. Artists enter the donors’ houses; citizens welcome artworks in their everyday life, in their most intimate space, mutually re-writing their presence and urgency, giving rise to multiplied authentic relationships, creating a new possible community, a space for the plurality of action and thinking.

Since the first edition To Give Rise To is the principle of the Festival. To Give Rise To evokes the principle of gift, that is the basis of the festival, but also the conscious action, the choice that is the premise of this gift. To Give Rise To means also the aesthetic direction of the works and interventions that Alto Fest generates and welcomes. Interventions arising from a singular dialogue between the work and the space they are hosted by, that will let the other space emerge, the possible inner space, in the wrinkles of the inhabited spaces, giving new sense to shapes, objects, actions, practiced already, prepared already to relations and actions they host in everyday life.

Altofest questions about the need to create new values,  to radically reshape the relationship with the places, subverting the use of space and assignment of fixed roles, daring never tempted incursions (of discipline, responsibility, action).

Altofest is conceived as a live artwork, extended and shared. Its creators take care of the its building according to their own poetics and creative methods. According to the urgency to release the performing act from the exhibition context, re-defining the concept of scene as the space of an experimental sociality. The artistic intervention is inserted in the urban and social architecture, preparing a space for sharing in which artists and authors from several disciplines have the possibility to question their processes and works, publicaly and collectively.

How The Festival works


Altofest – International Contemporary Live Arts Festival – from 2011 gathers together a growing community of international artists, citizens of Naples and creators of thinking. From the fifht edition, we added experts working in the field of culture (curators, producers), welcomed this year thanks to the support of the International Aerport of Naples and to the dialogue with Creactivitas.

The Festival is built with the citizens of Naples who host the works of international artists in their houses and/or private spaces (apartments, terraces, basements, courtyards, whole buildings, artisan shops…). The process is built by experimenting with innovative poetics and aiming to the involvement of places, and with them the system of relationships that are hosted by the places themselves.

The program of the festival welcomes all the expressions of contemporary art, hosting interdisciplinary projects, originated by the dialogue among artists experimenting with original synergies and hybrid praxis. Today their presence makes ALTO FEST a crossroads of diversified languages and experimental aesthetics.

Works in program are observed and analyzed by a Critique Panel: a permanent space of reflection and interdisciplinary research, organic with Alto Fest, in which a miscellaneous group of researchers and artists is called to exercise a collective and multi-perspective look on the Festival.

The Panel is directed by Silvia Mei (http://bit.ly/silviamei) in dialogue with TeatrInGestAzione. The names of the members that will form the 2016 Panel will be available on the website of Alto Fest.


ALTOFEST is then a Permanent Observatory focused on the “aesthetic experience”, inviting the artists in program to a reflection, relating their own project to the principle that generated the festival: To Give Rise To.

The Festival Direction encourages artists to see the programmed works, to dialogue with the Critique Panel, to participate in the several moments of debate and shared reflection with the International Cultural Operators, giving a written trace of their own presence/experience.