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“Who is the third who walks always beside you? When I count, there are only you and I together
But when I look ahead up the white road
There is always another one walking beside you Gliding wrapt in a brown mantle, hooded 

I do not know whether a man or a woman
– But who is that on the other side of you?”

Thomas Stearns Eliot, The Waste Land 

IL TERZO CHE CI CAMMINA ACCANTO

Un’istanza. Un imperativo si fa spazio tra due. 
Un elemento di connessione nella distanza.
Vitale, primordiale, impersonale, terzo. 
Non più umano, più che umano. 

Un ordine che separa.
Tu da me.
Un io da un altro. 
La cosa, dalla voce.
La materia dal suo nome.
La presenza e la sua destinazione.

Uno. Due.
Un terzo scrive la legge del dialogo. 
La formula immateriale di ciò che  fra loro intercorre 
La misura di quanto li separa
Il senso ineffabile di ciò che potrebbe unirli.

Uno. Due.
Nello spazio fra i corpi : una voce? Un suono piuttosto, artefatto. 
E il suolo, guasto, artificiale che li disgiunge.
E il silenzio di mute materie e scorporate, 
E l’attesa gravida che non conosce il proprio principio.

Uno. Due.
Lo spazio fra di loro si dilata.
Un codice, impersonale, a trascrivere quanto accade fra di loro
indaga l’interazione, scruta l’accellerazione, distorce il mistero
Uno. Due. 

E un soffio che scompagina  
una deviazione incalcolata, imponderabile, in grado di pervertire lo schema, 
di infrangere la misura del “due”, 
di rompere  l’ordine binario per lasciare spazio al multiplo, all’eccedente, 
a tutto ciò che va oltre ogni numerazione.
Può l’eccezione poetica incrinare qualunque codice?

Le parole di un terzo. E lo spazio vuoto fra due 
Matrice senza fonte, perpetuo movimento.
Assenza ineludibile che ci cammina accanto
Estraneo ai due il terzo impone loro il suo ritmo
Il paesaggio si disegna come un ordine senza legge. 
La regola dell’incontro è assorbita nel silenzio.
Prima del visibile un terzo, detta la misura.  

 

La drammaturgia di Altofest nasce per emersione attraverso un atto di contemplazione, volto a cogliere  la trama che si disegna fra le opere in programma.  Nel tracciare le linee che congiungono le estetiche e le tematiche proposte, cerchiamo di lasciare spazio alle domande che ci interpellano e che interpellano il nostro presente. 

L’editoriale ed il titolo hanno una natura aperta e polisemica.

Li concepiamo come la battuta inaugurale di un dialogo a più voci, il sipario che si apre su uno spazio condiviso d’interrogazione. Invitiamo gli artisti, i ricercatori, i cittadini e ciascun membro della Comunità di Altofest ad attraversare il Fest abitando questo spazio di domanda, lasciando che  essa si nutra attraverso la presenza, l’esperienza vissuta e la visione delle performance, continuando a dispiegare ed arricchire la trama della riflessione.