Cos'è 

Altofest 

COME FUNZIONA

GLI SPAZI

Gli spazi in cui si svolge Altofest sono abitazioni private, di varia fattura, di diverse dimensioni, situate in diversi quartieri della città.

A questi si aggiungono alcuni luoghi extra domestici, spesso simbolici per la città, luoghi che sono a vario titolo frequentati e/o curati personalmente dai cittadini residenti.

RESIDENZA ARTISTICA E OSPITALITÀ

Gli artisti sono ospitati nelle case dei cittadini residenti, che chiamiamo “donatori di spazio”. Insieme cittadini e artisti convivono per un totale di due settimane, che comprendono un periodo di residenza artistica e la successiva apertura delle opere al pubblico.

Gli artisti dunque alloggiano e lavorano nello stesso spazio: informale, domestico, quotidiano.

Gli artisti in programma hanno il compito di mettere in discussione e riscrivere la propria opera affidandosi agli elementi presenti negli spazi che li ospitano.

PROGRAMMAZIONE E PARTECIPAZIONE

L’apertura pubblica dura solitamente 5 giorni, e occupa la quasi totalità della giornata; offrendo alla sua comunità una esperienza immersiva.

Tutti gli interventi sono ad accesso gratuito, su prenotazione. Il programma di Altofest è in larga percentuale internazionale.

Le opere originali appartengono al campo dell’arte dal vivo (teatro, danza, performance, e loro declinazioni interdisciplinari e sperimentali).

Gli interventi artistici si alternano ad incontri di approfondimento, momenti pubblici di discussione: attività di natura ibrida, documentale, speculativa, conviviale.

In quanto atto poietico ed esercizio politico, Altofest si partecipa, non si consuma. Gli spettatori sono dunque parte attiva e responsabili della sua riuscita, quanto gli organizzatori, i cittadini donatori di spazio, gli artisti, gli esperti ospiti, lo staff, grazie ai quali Altofest può accadere ed essere gratuitamente offerto in dono.

LA CUCINA SOCIALE

Un luogo dove la comunità si riunisce per condividere cibo e pensiero – a metà giornata, un intervallo tra le performance, durante il quale si mangia tutti insieme e hanno luogo gli incontri della “Voice Over”, dedicati all’analisi delle opere degli artisti in programma.
La cucina è affidata di volta in volta a singole organizzazioni che danno lavoro a persone che vivono in condizioni di marginalità. Altofest sostiene tali realtà facendosi carico dell’intera spesa dei pasti destinati alla comunità operante (artisti, donatori di spazio, staff, esperti culturali, volontari).

IL DISPOSITIVO

Città sospesa

Altofest è costruito con la partecipazione dei cittadini residenti, che ospitano nelle proprie case artisti nazionali ed internazionali.

Ogni cittadino che partecipa al progetto è sua parte strutturale e fondante, non utente o destinatario, ma agente del processo; egli si prende cura dell’opera d’arte e l’artista a sua volta si prende cura del suo ospite e della sua comunità di riferimento.

Altofest unisce la dimensione intima propria delle case con la dimensione estetica e poetica propria delle opere e dei processi artistici che i cittadini accolgono nei propri spazi domestici. L’opera d’arte irrompe nel quotidiano, lasciando emergere la parte poetica dell’esistenza.

Elementi di base del dispositivo sono dunque la sua comunità e la geografia ideale che da essa prende forma: una dimensione ibrida, che riunisce territori e persone. La permanenza nel tempo delle connessioni, la frequenza delle relazioni, e la persistenza dello spazio che la comunità “abita”, fondano quella che chiamiamo “città sospesa”.

 

Dare luogo 

Il progetto nasce a Napoli nel 2011, ideato da TeatrInGestAzione, come atto di resistenza artistica e politica, con l’intento di DARE LUOGO ad una comunità ampia ed eterogenea, generatrice di un pensiero critico.

Altofest attiva un processo trasversale, che richiama al dialogo tutte le componenti sociali del tessuto urbano in cui si innesta; tendendo al superamento dei ruoli, a favore di una partecipazione corale, di un’esperienza totale che genera “relazioni inedite”.

Esso è provocato da una interferenza semantica fra il fluire della vita quotidiana e il compiersi della creazione artistica nello spazio domestico. La consuetudine è permeata dalla visione straniera, di cui sono portatori i diversificati linguaggi delle arti dal vivo ospitati nel programma. Si dà luogo così ad uno spazio di rischio condiviso, dove la comunità ha l’occasione di incontrarsi e parlarsi in una lingua franca, da ri-generare. 

Il superamento delle distanze territoriali e culturali accade grazie ad un unico rituale collettivo, diffuso in egual modo in tutte le case, che diventano per l’occasione spazio di residenza artistica. 

Ogni singola relazione tra artista e cittadino diviene esperienza specifica di quella cellula abitativa, ma allo stesso tempo si iscrive in un’azione poetica comune, duratura ed estesa, che per contatto si propaga alle cerchie sociali e alle comunità di riferimento dei residenti, generando una dinamica inedita nello spazio urbano. L’artista straniero, l’ospite, accolto con un obiettivo legittimo (la creazione di un’opera d’arte) accende gli sguardi depositati sullo scorrere sempre uguale di facce, abiti, mezzi di trasporto, conoscenti, parentele. Le domande emergono ad ogni nuovo contatto, si diffonde così la notizia dell’imminente evento e della sua quotidiana preparazione.
Il cittadino che ospita per due settimane l’artista straniero nella sua casa – che a sua volta si fa spazio pubblico aprendosi agli spettatori – si trova ad abitare uno spazio estraneo, seppur dalle forme familiari, dove pubblico e privato confondono i propri confini. L’abitante che dona casa e tempo, assume una posizione propositiva, una postura prospettica, non più passiva rispetto alla sua comunità, non già chiedendo ma agendo e infine aprendo la porta della casa ad un evento pubblico. Un movimento insolito di persone anima allora la città. Da un luogo all’altro della mappa degli eventi, gruppi spontanei di visitatori si organizzano in itinerari inconsueti, separandosi e ricongiungendosi ad ogni angolo per condividere l’esperienza di Altofest. Le voci si moltiplicano per le strade, riportando immagini, narrazioni, opinioni. Emerge una mappa emotiva interstiziale dello spazio urbano, abitato poeticamente. 

 

Socialità sperimentale

Altofest è un progetto human-specific di socialità sperimentale che si fonda sulla prossimità, sul dono, sull’ospitalità. Non si tratta solo di ospitare un’opera nella propria casa, ma di lasciare che la presenza quotidiana di un artista al lavoro contamini la visione di chi abita o attraversa quello stesso spazio. L’urgenza creativa dell’artista si fonde con le necessità del suo ospite, in un dialogo che ridefinisce l’opera, i segni che la compongono, così come lo spazio abitato e gli oggetti che lo definiscono “familiare”.

Il dono è il vincolo attraverso il quale all’espropriazione dell’uno segue invocata l’espropriazione dell’altro. L’opera, dislocata, privata delle condizioni garantite dallo spazio formale per cui è nata, abita un nuovo spazio, le sue geometrie e la sua memoria. Il privato non è più proprio, ma intimità condivisa. 

 

Opera sistema

Il dispositivo è concepito come un’opera-sistema in forma di festival. La sua drammaturgia corrisponde alla trama di itinerari e percorsi che guidano l’abitante del Fest in un susseguirsi orchestrato di paesaggi urbani e intimità domestiche attraversate da interventi artistici.

Alla drammaturgia dal vivo del fest corrisponde il tracciato di una riflessione proliferante, che germina dalle esperienze cui Altofest dà luogo e che si sedimenta anno dopo anno attraverso una serie di dialoghi, occasioni di confronto, parole e scritture.

La prospettiva curatoriale che disegna Altofest si origina da una meticolosa attenzione al rapporto uno ad uno che si instaura fra artista e donatore, lasciando che il potenziale generativo di questo incontro possa propagarsi al sistema di relazioni entro cui ciascuno si muove, attraverso i diversi strati dell’abitare. 

Il profilo tematico di ciascuna edizione si definisce attraverso l’analisi dei contenuti e delle direzioni estetiche ricorrenti nelle opere selezionate. A queste si intrecciano le questioni poetico-politiche immanenti al dispositivo stesso. Parliamo per questo di una composizione “per emersione” della drammaturgia di Altofest: rinunciamo ad una definizione a priori dell’orientamento tematico di ogni edizione. L’alto numero di proposte che riceviamo ogni anno e il raggio globale delle loro provenienze, ci consente di mantenerci in lettura, attenti alle questioni politiche ed estetiche, che circolano tra i continenti e muovono i diversi percorsi di ricerca artistica. La composizione delle opere genera dunque un campo di riflessione e confronto sulle ragioni e i moventi delle poetiche esaminate e delle opere selezionate. 

  

Luoghi del pensiero

L’elaborazione degli interrogativi teorici che emergono dall’esperienza del dispositivo è affidata alla Co.R (Comunità di Ricerca), composta da autori, ricercatori e studiosi, portatori di molteplici prospettive e competenze ed invitati ad animare pratiche riflessive e spazi di discussione, che coinvolgono e interpellano la Comunità composita del Fest.

Texture è una piattaforma animata da operatori ed esperti culturali (project manager, direttori di festival e rassegne, rappresentanti delle istituzioni e di organizzazioni artistiche), invitati al dialogo, al confronto e alla condivisione di progetti, visioni, e pratiche culturali.

Premiato dall’EFA (European Festival Association) con l’EFFE AWARD 2017-18 (Europe for Festivals Festivals for Europe), risultando tra i sei migliori festival d’Europa. Nel 2018 è inserito come best practice nel rapporto annuale “Io sono cultura 2018”, a cura di Fondazione Symbola.
Sempre nel 2018 il Ministero per i beni e le attività culturali gli assegna il bollino “Anno Europeo del Patrimonio”. Vincitore dei bandi Funder35 (2016); SIAE-Sillumina (2017); Allianz Kulturstiftung (2019).

Nel 2018 Altofest esce per la prima volta dai confini di Napoli, inaugurando una serie di edizioni speciali, commissionate da diverse Capitali Europee della Cultura: Altofest Malta 2018 per Valletta 2018 ECoC; Altofest Matera-Basilicata 2019 per Matera 2019 ECoC; mentre è già in previsione un’edizione per Kaunas 2022 ECoC. Altofest si configura di fatto come connettore di un network “spontaneo” fra le città che condividono questo titolo.

Altofest è un progetto indipendente, basato sulla sua comunità diffusa. Vive del dono dei membri di TeatrInGestAzione sotto forma di tempo, competenze e denaro (nella misura delle proprie possibilità), del dono dei cittadini che offrono spazio e accoglienza, degli artisti che condividono la propria opera, dello staff, dei volontari, della partecipazione di alcune sane realtà locali, di professionisti e studiosi, e di esperti culturali, nazionali e internazionali, che offrono le proprie competenze e i propri strumenti intrecciando le proprie visioni con quelle di Altofest.

Le edizioni dal 2017 al 2019, sono state parzialmente sostenute da Funder35/Fondazione con il Sud; SIAE-Sillumina.

L’edizione 202X è parzialmente sostenuta dalla Fondazione Allianz Kulturstiftung e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.