Come Funziona

ALTOFEST nasce con l’intento di DARE LUOGO ad una comunità generatrice di un pensiero critico, che tenga alta l’allerta su ogni tentativo di massificazione della proposta culturale imposta dall’alto, capace di riconoscere la cultura come bene primario, sentirne il bisogno quotidiano. Tentiamo di innestare un processo trasversale, che richiami al dialogo tutte le componenti sociali del tessuto urbano, il cui connettore è la visione estranea, straniera, espressa attraverso la pluralità dei linguaggi delle arti dal vivo ospitati nel programma di Altofest, che donano a questa comunità l’occasione per parlarsi in una lingua neutra, incontrarsi in uno spazio di rischio condiviso.

In questa direzione abbiamo individuato nella “prossimità” e nel “dono” le chiavi per concepire la struttura di Altofest.

Dal 2011, ogni anno in diversi quartieri di Napoli, i cittadini donatori di spazio di Altofest offrono in dono ospitalità ad artisti nazionali ed internazionali. Gli artisti durante un periodo di residenza creativa riqualificano una loro opera di repertorio, mettendola in relazione con i luoghi del vissuto quotidiano del cittadino che li sta ospitando (appartamenti, terrazzi, sotterranei, cortili, interi condomini, laboratori artigianali…). Questi stessi luoghi, al termine del periodo di residenza, si aprono al pubblico.

La prossimità espone donatore ed artista ad una mutua perdita di possesso, rispettivamente degli oggetti e dei luoghi, e dell’opera d’arte.
Il dono è il vincolo attraverso il quale all’espropriazione dell’uno segue invocata e pretesa l’espropriazione dell’altro. Il dislocamento dell’opera, privata delle condizioni garantite dallo spazio formale per cui è nata, abita un nuovo spazio, le sue geometrie e la sua memoria, invitando l’artista a riconsiderarne la struttura, l’essenza e le forme in relazione al luogo e alle relazioni che lo attraversano. L’espropriazione, il dislocamento, di solito vissuti come traumi, in Altofest diventano opportunità di rigenerazione artistica e umana. Il privato non è più proprio, ma intimità condivisa.

Anche il pubblico, accolto in questo spazio intimo, è esposto all’incontro, anch’egli porta un dono: il suo sguardo responsabile.

Tutto il festival è costruito come un’opera-sistema estesa e condivisa: la direzione artistica mette in relazione le proposte artistiche con i cittadini donatori di spazio e con i luoghi donati, seguendo una linea drammaturgica unitaria, che traccia l’attraversamento di Altofest come opera totale.

La prospettiva curatoriale che lo disegna si origina da una meticolosa attenzione al rapporto uno ad uno fra artista e donatore, lasciando che il potenziale generativo di questo incontro possa propagarsi al sistema di relazioni entro cui ciascuno si muove: infiltrarsi attraverso i diversi strati dell’abitare – il quartiere e la casa, gli indumenti e la nuda pelle di chi ha partecipato a quell´esperienza, fino ad infettare l’uso consueto delle parole.
Dare luogo ad uno spazio comune, una geografia sospesa, da costruire costantemente, facendo di Altofest un progetto di socialità sperimentale.

Altofest nel suo divenire è accompagnato dallo sguardo poliprospettico dell´Osservatorio Critico, un organismo autonomo, che riunisce molteplici presenze (critici, operatori, artisti, studiosi, curatori) in uno spazio permanente di riflessione sui processi estetici e le dinamiche partecipative che Altofest attiva. L’Osservatorio Critico si muove tra i luoghi del festival e alimenta momenti quotidiani di discussione generando strumenti per una esperienza estetica condivisa.

Ogni anno Altofest si apre con Texture, piattaforma di confronto tra operatori internazionali su pratiche culturali e visioni artistiche di rigenerazione umana/urbana.

La realizzazione di Altofest è curata secondo i principi della poetica e della metodologia creativa di TeatrInGestAzione, mossa dall’esigenza di svincolare l’atto performativo dal contesto spettacolare e di non perdere mai il contatto con la riflessione teorica, inscindibile da qualsiasi pratica artistica.