costruire il proprio pensiero a ridosso di quanti più linguaggi disponibili, nella convinzione che le arti
siano dei dispositivi eccellenti per una decodifica non banale della realtà.

Adulto altofest2014
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PHOEBE ZEITGEIST (IT – Milano)

Sono di base a Milano. Le attività di questo gruppo non si limitano alla produzione e alla messinscena degli spettacoli ma si estendono a prove aperte e discusse, mostre, conferenze, lezioni brevi presso corsi di formazione accademica o universitaria, collaborazioni con istituzioni dedicate all’arte contemporanea, pubbliche e private. Questa formula allargata permette di discutere il teatro laddove siano presenti altri e molteplici codici di interpretazione del mondo.

 

Adulto
E’ una ricerca sulla parte maledetta della crescita, quella che non matura, che non si dichiara, che non si esprime e che non si arresta: un’energia sotterranea e magmatica, devastante quanto generatrice. Lo sguardo del pubblico è affacciato alla scena come alla rete da cantiere di uno scavo immaginale. una dedica allo spirito che è capace di osare strumenti di conoscenza impervi e non convenienti, quali il regresso, il percorso a ritroso, l’involuzione, il ricorso all’infanzia, uscire dal genere e degenerare.

 

ADULTO

ispirato dai testi finali di Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Dario Bellezza

uno spettacolo di Giuseppe Isgrò

con Dario Muratore

voci Ferdinando Bruni, Ida Marinelli

dramaturg Francesca Marianna Consonni

suono Giovanni Isgrò

assistente ai costumi e alla scena Vito Bartucca

tecnico attrezzista Gilles Ielo

immagine Sally Cellophane

grafica Alessandro Tonoli

in collaborazione con Voci Erranti, Racconigi (CN) e TMO Teatro Mediterraneo Occupato, Palermo

« Nello stesso tempo in cui progettavo e scrivevo il
mio romanzo, cioè ricercavo il senso della realtà e
ne prendevo possesso, proprio nell’atto creativo
che tutto questo implicava, io desideravo anche di
liberarmi di me stesso, cioè di morire. Morire nella
mia creazione: morire come in effetti si muore, di
parto: morire come in effetti si muore, eiaculando
nel ventre materno»

Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Appunto 99

Adulto è una ricerca sulla parte maledetta della crescita, quella che non matura, che non si

dichiara, che non si esprime e che non si arresta: un’energia sotterranea e magmatica,

devastante quanto generatrice. Lo sguardo del pubblico è affacciato alla scena come alla rete

da cantiere di uno scavo immaginale. Qui sono insabbiati gli oggetti ludici, erotici, i feticci e i

travestimenti di un individuo abnorme e delicatissimo, che produce i suoi riti scabrosi in

questo che sembra un luogo periferico, sospeso, tutto autogenerato, autonomo rispetto al

resto del mondo. Linee di led e radio analogiche sono i confini visivi e sonori della scena, un

luogo della mente che restituisce suoni, bagliori, presenze: è un buco dall’attività frenetica,

una fossa abitata da un unico personaggio, costantemente antagonista. Tuttavia questa non

è la storia dell’ostilità alla vita o di un arroccamento, ma quella al contrario di una totale resa,

di una spesa oscena di sé, di un’estasi fatale, unita carnalmente al fallimento. Invece di

crescere e divenire solido, l’io si disperde, si sparge, decresce, torna all’origine, fino all’utero

materno. Le trasformazioni a cui è sottoposto il personaggio trascendono il genere sessuale,

la morale, il ruolo sociale, la direzione ordinaria della vita. Tutto il processo è però attraversato

da desiderio, amore, bisogno estremo e abominevole di tenerezza. Si tratta di una bestemmia

recitata con il rapimento di una preghiera, di un sublime sprofondare. Le parole che

compongono questa contro oratoria sono tratte dalle opere finali di Pier Paolo Pasolini, Elsa

Morante e Dario Bellezza, accomunate dall’essere liriche filosofiche, opere pericolose e

azzardate, crolli monumentali che prefigurano la morte e sono assieme capaci di un pensiero

visionario e rigenerativo sul divenire. Da questi testi controversi emerge la possibilità di un

procedere diverso, interno alla vita, contrario all’essere unitari, finiti, coerenti, pienamente

adulti. Adulto è infatti una dedica allo spirito che è capace di osare strumenti di conoscenza

impervi e non convenienti, quali il regresso, il percorso a ritroso, l’involuzione, il ricorso

all’infanzia, uscire dal genere e degenerare.

PHOEBE ZEITGEIST

La prima produzione di Phoebe Zeitgeist è lo spettacolo Line, il tempo

di Agota Kristof, che debutta nel giugno 2008 al Teatro dell’Elfo di

Milano. Dall’autunno 2008 Phoebe Zeitgeist avvia un percorso di ricerca

sul teatro di Copi che si realizza nella messinscena di una trilogia di

produzione: Le quattro gemelle, Loretta Strong e La Giornata di una

Sognatrice.

Loretta Strong, interpretato dall’attrice palermitana Margherita

Ortolani, debutta ufficialmente nel luglio 2010 al MAGA, Museo Arte

Gallarate. Lo spettacolo replica nel marzo 2012 allo Spazio Tertulliano di Milano e al TGA – Teatro Garibaldi Aperto di Palermo nel dicembre

del 2012 accompagnato da un importante dibattito sul progetto

condotto al TGA, alla Galleria Zelle Arte Contemporanea. Loretta

Strong, vero e proprio manifesto della compagnia, è poi ospitato, nella

stagione 2013-2014 dal Teatro Rossi Aperto di Pisa e a Ravenna,

nell’ambito di Ravenna Visio-In-Aria.

Nel giugno 2012 Phoebe Zeitgeist debutta con il suo nuovo spettacolo

La giornata di una sognatrice di Copi al Teatro Out Off di Milano. Lo

spettacolo replicherà nel febbraio 2013 al Teatro Elfo Puccini di Milano.

Nel dicembre 2010 Phoebe Zeitgeist presenta in anteprima il suo nuovo

lavoro, Note per un collasso mentale – una partitura per voci, corpi,

chitarra, live electronics e altro – liberamente ispirato all’opera La

mostra delle Atrocità di J.G.Ballard. Lo spettacolo debutta ufficialmente

nell’aprile del 2011 alla Fondazione Mudima di Milano all’interno del

festival Ballard Milano 2011 – Icone neuroniche sulle autostrade spinali

curato da Antonio Caronia, Francesca Marianna Consonni e Giuseppe

Isgrò e prodotto in collaborazione con la Galleria Davide Di Maggio,

Fondazione Mudima, NABA, il Moderna Museet di Stoccolma e il Forum

Austriaco di Cultura.

Lo spettacolo è stato replicato nel marzo 2012 allo Spazio Tertulliano di

Milano ed è in stagione all’Out Off nel giugno 2014. In quest’occasione

lo spettacolo ispira una serie di incontri dedicati a ospiti della scena

musicale elettroacustica e a studiosi di fantascienza.

Nel giugno 2011 Phoebe Zeitgeist realizza cinque performance di

strada in cinque diverse piazze di Milano, per il nuovo progetto Phoebe

Zeitgeist appare a Milano, ispirato all’opera di Rainer Werner

Fassbinder Blut am Hals der Katze (Sangue sul collo del gatto). Il

percorso avviato con le performance giunge a un suo primo

compimento il 12 giugno 2012 (giorno in cui ricorrono i trent’anni dalla

morte di Fassbinder), con l’inaugurazione dell’installazione alla

Fondazione Mudima di Milano, in collaborazione con il Teatro dell’Elfo,

il Goethe Institute e la Cineteca Italiana di Milano. I cinque film

realizzati dalle venti ore di girato che documentano le performance,

vengono esposti all’interno dell’installazione La quinta del sordo (1972)

dell’artista fluxus tedesco Wolf Vostell; l’installazione è abitata da alcuni

interventi teatrali tratti dall’opera di Rainer Werner Fassbinder. Tra gli

attori coinvolti: Ferdinando Bruni, Ida Marinelli, Elena Russo Arman,

Luca Toracca, Lorenzo Fontana. In relazione alla performance si sono

sviluppati alcuni progetti di didattica e formazione: Arte e

Comunicazione – Infiltrate The Masses, un workshop di due giornate

alla Fabbrica del Vapore di Milano, legato al tema della performance di

strada, condotto da Antonio Caronia, Francesca Marianna Consonni e Giuseppe Isgrò E prodotto da MADEINART come una delle attività

collegate all’esposizione di Dirty Corner di Anish Kapoor. Inoltre il

progetto Phoebe Zeitgeist appare a Milano è stato presentato

all’Università Statale di Milano come lezione-performance, nell’ambito

del corso di Cultura Visuale del Professore Gian Piero Piretto e

presentato nel corso di Storia del Teatro Tedesco del Professore Marco

Castellari.

Nella stagione 2012/2013, a giugno, Phoebe Zeitgeist debutta al teatro

Spazio Tertulliano di Milano con un primo studio da I Blues di

Tennessee Williams (Rather than) Blues con Elena Russo Arman,

Margherita Ortolani e Fabio Paroni, spettacolo che riproposto nel 2014

nella stagione del Teatro Elfo Puccini di Milano, nella sezione Nuove

Storie con il titolo definitivo American Blues.

L’ultimo lavoro di Phoebe Zeitgeist è una coproduzione con TGA –

Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, per la realizzazione di Preghiera.

Un atto Osceno, scritto e interpretato da Margherita Ortolani, un

intenso lavoro sulla malattia e sull’ istituzionalizzazione dei fatti più

gravi della nostra esistenza. Il debutto è proprio al TGA, nel settembre

2013, seguito dalle repliche a Milano all’interno della rassegna

CONTAGIO _ Relazioni intercorse tra Milano e Palermo , curata da

Phoebe Zeitgeist, allo Spazio Tertulliano di Milano. La rassegna è poi

inclusa per intero nella stagione teatrale di Elfo Puccini nella stagione

2014/2015.

Phoebe Zeitgeist cura dal 2012 la mini rivista BLUT, diretta da Francesca

Frigoli, foglio dedicato alle arti contemporanee e alle suggestioni che da

esse approdano al quotidiano.

Phoebe Zeitgeist è una compagnia teatrale con base a Milano.

Le attività di questo gruppo non si limitano alla produzione e alla

messinscena degli spettacoli ma si estendono a prove aperte e

discusse, mostre, conferenze, lezioni brevi presso corsi di formazione

accademica o universitaria, collaborazioni con istituzioni dedicate

all’arte contemporanea, pubbliche e private.

Questa formula allargata permette di discutere il teatro laddove siano

presenti altri e molteplici codici di interpretazione del mondo. La

specifica di questo gruppo di lavoro è la lettura critica della

contemporaneità. Da qui la scelta di costruire il proprio pensiero a

ridosso di quanti più linguaggi disponibili, nella convinzione che le arti

siano dei dispositivi eccellenti per una decodifica non banale della

realtà.

Questa indagine viene condotta attraverso l’individuazione dei fattori

più gravi ed acuti dei nostri giorni, rintracciando nei testi degli artisti

che ci hanno preceduto quegli allarmi, quelle denunce, quelle visoni

che informano i meccanismi del nostro tempo. Nello studio di questi

autori e contattando di volta in volta altri collaboratori, si ricercano gli

strumenti per un’elaborazione complessa e significativa dei temi di

ricerca.

I temi di più elevata emergenza e di più alta rilevanza sviluppati da

questo gruppo di lavoro sono: la complessità dei sistemi di

comunicazione e di relazione tra gli individui , le capacità

dell’immaginario e del linguaggio , l’esistenza, la persistenza e la

trasformazione di tutte le forme di potere.

http://www.pzteatro.org

https://www.facebook.com/phoebe.zeitgeist?fref=ts

Il testo proposto per la riflessione è a nostro parere altamente

controverso. Sebbene sia completamente condivisibile l’approdo,

ovvero che il teatro – come qualunque altra arte ma con maggiore e più

storica ragione – si deve insediare e legittimare in forme sempre nuove

e nuovi spazi, determinandoli, e che la ricerca che si svolge nel teatro è

innanzitutto quella di creare proprio le condizioni dell’apparire, tutto il

percorrimento del testo di Libeskind tradisce il prurito di un progettista

che vuole immaginare senza funzione, o con una funzione immaginale,

come un artista. Un altro colore per il cielo e per l’acqua di Berlino, è

infatti la descrizione di una contraffazione, anche in amore di metafora.

Tuttavia scolpire il senso è l’ambito proprio dell’arte (che in termini di

libertà speculativa non ha assolutamente alcuna invidia del pene della

scienza). L’artista però, va detto, si accolla totalmente la responsabilità

e l’effetto di realtà di tale azione in ogni istante della propria attività, e

si preoccupa di riqualificare valori, senso, significati, linguaggio, senza

ostruire spazio; cercando, al contrario, di perforare il tempo. E anche in

quanto artisti occorre schierarsi contro gli ingombri della pura

immaginazione. Se per un artista immaginare nuovi spazi significa

pensare a nuove forme di relazioni agite in spazi esistenti, da

risignificare, per un architetto il pensiero coatto è immaginare nuovi

spazi, inesistenti, che determinino nuove forme di relazioni

dall’esistenza incerta. La specifica va fatta perché doverosa in clima di

facili fraintendimenti come quelli che hanno generato negli ultimi

vent’anni, nell’incanto di una progettazione iperumana, un numero

spropositato di musei e luoghi d’arte refrattari all’arte, cattedrali di un

sentire che attende una tournée sempre più grandiosa di artisti per

essere riempita di senso. Di artisti adatti o adattabili alle cattedrali.

Il lavoro del teatro è già riqualificazione di senso e deve essere agito,

per urgenza, per emergenza, nello spazio che è dato dal tempo

presente. E se agendo in questo spazio esso crea o preserva un sentire,

se determina o segue una storia, questa traccia, questo percorso e

questa memoria devono essere considerati legittimi, solidi e costituenti

come ogni altra apparenza costruita in mattoni, acciaio, cemento e

vetroresina speciale.

Il gruppo di lavoro Phoebe Zeitgeist si propone di fare teatro nelle reali condizioni in cui esso appare oggi, sul territorio che è dato, seppur

ostile, dissodando senso. Uno degli interventi performativi della

compagnia è stato il progetto Phoebe Appare a Milano; questa ricerca

nonché il nome stesso della compagnia, sono ispirati a Blut am Hals

der Katze (Sangue sul collo del gatto, 1971) di Rainer Werner

Fassbinder, un testo che tematizza l’inaffidabilità e l’insufficienza del

linguaggio in un’epoca dove è l’incomunicabilità il principale sistema di

relazione tra gli uomini. Trattandosi di Fassbinder, tutto è corporeo,

livido e violento, intimo e sociale assieme. Quello che l’opera di

Fassbinder apporta di nuovo e originale al dibattito, alimentato dall’arte

di molte neo-avanguardie degli anni sessanta e settanta, sta

nell’ampiezza della sua critica che denuncia lo svuotamento del

linguaggio e la reificazione di tutto l’universo dei rapporti umani.

Fassbinder, denunciando l’inefficacia della comunicazione tra gli

uomini, giunge a denunciare una più generalizzata e totalizzante crisi

delle passioni e del desiderio nella società borghese contemporanea.

La didascalia con cui il dramma si apre è già un compendio di tutti i

suoi contenuti: «Scena da boulevard. Phoebe Zeitgeist siede immobile

in una poltrona. (…) Phoebe Zeitgeist è stata inviata sulla terra da una

stella lontana per scrivere un reportage sulla democrazia tra gli uomini.

Ma Phoebe Zeitgeist ha qualche difficoltà: non capisce il linguaggio

umano benché ne abbia imparato le parole». Su quest’immagine è

costruito il lavoro presentato come performance e, successivamente,

come video installazione. Il lavoro mette in scena una dinamica di

conflitto, incentrata sulle relazioni umane e sulle loro ipocrisie,

nascondimenti e fragilità. Tuttavia Phoebe Appare è un’edizione diversa

e aggiornata del senso critico delle relazioni: si tratta infatti di un’aliena

del nostro tempo che viene ignorata piuttosto che usata, isolata

piuttosto che accerchiata, rimossa di continuo. La drammaturgia del

lavoro si impegna a dar voce ai pensieri latenti, a dar valore agli

accadimenti casuali, ai gesti sublimati, alle sensazioni di cui non è

ancora nota la definizione. Il lavoro è stato agito e poi riproposto in

alcuni degli spazi più significativi di Milano, noti sia per cause di storia

maggiore, sia per motivi storia minore, quella di movimenti sotterranei,

di genti, di usi e abusi, censendone l’invisibile presenza.

Un’altra azione di riqualificazione sta nella partecipazione all’esperienza

di occupazione del Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, attraverso la

produzione di uno spettacolo Preghiera. Un atto osceno, e attraverso la

condivisione della progettazione e della storia di questa occupazione,

volta a separare il teatro, luogo perfettamente agibile e di interesse e

fascino storico reale, dalle alienazioni, dimenticanze e sospensioni della

politica.

La riqualificazione di uno spazio significa innanzitutto la rigenerazione dei valori che determinano l’uso di quello spazio: è su questi che gli

artisti dovrebbero politicamente sempre vegliare.

Più in generale – come accade quindi per ALTO FEST che riqualifica il

luogo del teatro, ma al tempo stesso, inevitabilmente, anche quello del

bisogno privato e dell’uso e senso comune – attraverso l’esperienza, i

luoghi e le funzioni del vivere si risignificano assieme al modo e al

senso di fare arte.

In questa ottica e con queste premesse vanno lette le scelte artistiche e

funzionali del progetto presentato per ALTO FEST da Phoebe Zeitgeist.

Adulto è uno spettacolo di una grande capacità teatrale che rigetta

l’apparato tecnico e lo spazio del teatro tradizionale per essere pronto

ad ogni spazio, per essere condotto in emergenza. La scena è infatti un

cantiere immaginale, precario e autoportante come molta

dell’esperienza esistenziale e artistica del nostro tempo. Il pensiero

costituente dello spettacolo è stato innanzitutto quello di sottrarsi alla

violenza esclusiva del sistema culturale, che divide e, tassandolo,

impera su ogni aspetto del fare artistico, in una presunta libertà di

concetto che invece sopprime costantemente senso. Così lo spettacolo

è una pluralità senza attori, una coralità affidata ad un solo

professionista, nonché possiede un sistema di auto generazione di

suono e luce, è interstiziale nella scena e nel rapporto col pubblico, il

quale può essere più o meno numeroso, più o meno vicino, fino a

ridosso della scena. E’ inoltre parte del discorso che ha generato il

lavoro, una risposta reazionaria al concetto di gioventù perenne e

adultità progressista che ammala molta della critica e del

ragionamento culturale in Italia, impedendo generazioni e

degenerazioni di percorsi che non possono e non devono essere

evolutive. Adulto è altresì una riflessione sulla dimensione

antropologica del crollo, è la piena coscienza della crisi, del

trascendere, del procedere a ritroso, del non crescere e anzi del

rifiutarsi di maturare e finire in una forma compiuta, dichiarata, facile

ed espressa. Fa parte infatti della poetica e della ragione culturale di

Phoebe Zeitgeist indagare e interrogare quegli autori che hanno saputo

abitare il valore dell’anti progresso con violenza generativa. Ecco

dunque che la riqualificazione, per questa compagnia teatrale comincia

dal linguaggio, dal testo, dalla cultura e dal suo valore.