Creiamo opere sempre in bilico tra l’innovativo e l’arcaico; opere che diano corpo a una moderna e destabilizzante catarsi.

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OPERA RETABLO (CH)

Crea opere in bilico tra l’innovativo e l’arcaico; lavori che danno corpo a una moderna e destabilizzante catarsi. Si muove, si sviluppa e trae ispirazione dalla convinzione che l’incontro e la collaborazione fra gli individui debbano essere alla base di ogni lavoro. Fondata da Ledwina Costantini, attrice e creatrice, che per anni ha collaborato con il Teatro delle Radici.

I hate this job – studio II

Una creazione multidisciplinare liberamente ispirata al manifesto di Marina Abramović An artist’s life sulla figura dell’artista contemporaneo. Un pretesto per una riflessione sul confine tra introversione ed estroversione, tra essere e apparire e su come il disequilibrio di queste parti influisca, positivamente o negativamente, sull’essenza dell’essere artista e principalmente individuo.

 

I hate this job – studio II (work in progress)

Concetto e realizzazione: Ledwina Costantini e Camilla Parini

Con: Ledwina Costantini e Anahì Traversi

I hate this job si inscrive nelle proposte fringe di Opera retablO; lavori laterali che permettono agli artisti coinvolti di confrontarsi liberamente con la propria creatività senza dover sottostare ai pressanti ritmi e dogmi della produzione. Un contesto agile che lascia maggior spazio al gioco, alla ricerca e agli intoppi. Nato e sviluppatosi in modo spontaneo, I hate this job non rientra nel consueto iter di produzione riservato alle creazioni di Opera retablO, la performance ideata come un progetto Site-specific in continuo divenire non assoggetta il processo creativo ai vincoli di un lavoro definitivo. I hate this job viene dunque ripensato e adattato in relazione ai luoghi di rappresentazione e agli artisti coinvolti che variano di volta in volta. Una creazione multidisciplinare dal taglio sperimentale e ironico liberamente ispirata al manifesto di Marina Abramović An artist’s life sulla figura dell’artista contemporaneo. Un manifesto moderno che con ipotetiche regole, principi, espone anche domande e dubbi; un pretesto per una riflessione sul confine tra introversione ed estroversione, tra essere e apparire e su come il disequilibrio di queste parti influisca, positivamente o negativamente, sull’essenza dell’essere artista e principalmente individuo.

 

Opera retablO

Opera retablO fondata l’8 marzo 2008 in Ticino (Svizzera), è uno spazio che ospita e promuove contaminazioni artistiche e culturali. Un luogo nel quale si creano opere in bilico tra l’innovativo e l’arcaico; lavori che danno corpo a una moderna e destabilizzante catarsi, rivolgendosi a quell’umanità proiettata verso il futuro che preclude ogni tipo di classificazioni e di pregiudizi trascendendo i generi estetici, sessuali e intellettuali. Opera retablO si muove, si sviluppa e trae ispirazione dalla convinzione che l’incontro e la collaborazione fra gli individui debbano essere alla base di ogni lavoro. Le attività dell’associazione si svolgono in ambito nazionale e internazionale.

Ledwina Costantini nasce a Sorengo – Svizzera Parallelamente agli studi al CSIA (Centro Scolastico Industrie Artistiche, Lugano), inizia la formazione quale attrice-creatrice, sotto la direzione di Cristina Castrillo, presso il Teatro delle Radici di Lugano, col quale collabora per otto anni, intraprendendo varie tournèe in Sud America, Belgio, Pakistan, Ex Jugoslavia e Germania. Ne segue un anno di lavoro in Inghilterra al Northcott Theater di Exeter e al Royal Theater di Plymuth, periodo in cui realizza anche due progetti propri: Cortometraggio teatrale e Scena dal Riccardo III. Al suo rientro in Svizzera lavora per cinque anni con il Trickster Teatro (Novazzano). Dopo un semestre di studio in Cina all’Accademia nazionale dell’Opera di Pechino, fonda l’associazione artistico-teatrale Opera retablO, con la quale crea gli spettacoli teatrali Diario di lavoro (2009), ENA-PAK, l’imperfezione da indossare (2010), The Ich.ina mirror e Retablos (2011), Bambole (2012) e nel 2013 Carneficine. Attualmente è impegnata nella creazione di I hate this job e Trilogia K. Ha collaborato in qualità di attrice-creatrice a spettacoli e performances di compagnie e di artiste/i svizzeri e italiani.

Anahì Traversi è nata a Stabio il 16 aprile 1984 e fin da giovanissima ha seguito lezioni di musica e teatro. Ha frequentato il liceo artistico di Varese e successivamente ha studiato Lettere e Filosofia – indirizzo beni culturali – presso l’Università degli Studi di Milano. Nel 2011 si è diplomata alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, fondata da Giorgio Strehler e diretta da Luca Ronconi.

Ha inoltre partecipato al corso di perfezionamento per attori diretto da Federico Tiezzi presso il Teatro di Pontedera, con docenti quali Peter Stein, Sandro Lombardi e Franco Graziosi. Professionalmente si è proposta con spettacoli in scena, reading, produzioni cinematografiche e drammi radiofonici in Svizzera ed Italia.

 

www.operaretablo.ch
Facebook: Ledwina Costantini

Dal 1994 quando a diciotto anni ho cominciato a fare teatro; rare sono state le occasioni nelle quali abbiamo replicato in vere e proprie sale teatrali. Ci si esibiva principalmente in spazi alternativi come: fabbriche abbandonate, gallerie d’arte, scuole, appartamenti, giardini, cantine, periferie, piazze, cortili, ecc. Ritengo che l’esclusivo utilizzo degli edifici teatrali, sia iniziato in un periodo storico ben definito e da una “casta artistica” man mano sempre più elitaria e rigida; della quale non ho mai fatto parte e non farò mai parte. Le proposte trasversali – fringe in modo più o meno evidente, sono fortunatamente sempre esistite. Appoggio tutte quelle iniziative culturali che si rivolgono a ciò che è altro ma non necessariamente nuovo, poiché l’autentica novità (tanto richiesta, tanto rincorsa) a mio avviso non esiste. La modernità non troverà mai una posizione autentica nel nostro futuro senza salvare i pezzi della propria memoria ed eredità. Sono però sensibile al tema dello spazio inteso come tempo che trascorre. Ritengo che un artista contemporaneo non debba rincorre il tempo deforme della modernità che non ha più nulla a che fare con il ritmo interiore degli esseri umani. L’arte ha ancora bisogno di tempo e di silenzio. Guardo con attenzione e preoccupazione quegli spazi metafisici che separano e incasellano, portando giudizi e pregiudizi. Mi rivolgo con stupore e fascinazione a quell’umanità sensibile e intelligente che elimina quegli spazi di frattura tra i generi artistici, intellettuali e sessuali, per delineare e dare vita un individuo altro. Lavoro perché avvenga un’apocalisse positiva, lavoro perché il potenziale distruttivo dell’individuo contemporaneo ceda il passo al potenziale costruttivo.