Da 15 anni giornalista del Corriere della Sera. Si occupa di teatro, cultura e reportage. Da qualche tempo ha unito le sue passioni e i suoi servizi realizzati in Africa, in Albania e in Sud America, nella forma del reportage teatrale.

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LIVIA GROSSI (IT – milano)

Da 15 anni giornalista del Corriere della Sera. Si occupa di teatro, cultura e reportage. Da qualche tempo ha unito le sue passioni e i suoi servizi realizzati in Africa, in Albania e in Sud America, nella forma del reportage teatrale.

Ricchi di cosa poveri di cosa?

Burkina Faso, Senegal, Italia. Reportage teatrale tra giornalismo, fotografia e musica. Un viaggio tra Italia, Burkina Faso e Senegal per parlare di teatro ed emigrazione, in tempo di crisi, tra video, interviste e musica. Al centro del lavoro la riflessione per un Occidente alla deriva, la necessità di una nuova ridefinizione delle parole “ricchezza” e “povertà”, ma anche l’urgenza di ritrovare un senso all’incontro spettatore-attore.

Accompagnata dalla musica di Ibrahim Drabo.
Musicista nato nel Burkina Faso. Balafonista solista e cantante fa parte del gruppo DJIGUIYA. Partecipa a numerosi festival: Mali, Costa D’Avorio, Francia, Spagna, Olanda. Nel 2008 vince il primo premio della ‘Settimana nazionale della cultura ‘ a Bobodioulasso, festival annuale di arti e tradizioni popolari africane. E’ in Italia dal 2008.

 

RICCHI DI COSA POVERI DI COSA? Burkina Faso, Senegal, Italia

Reportage teatrale tra giornalismo, fotografia e musica

testo e voce Livia Grossi

foto e video Emiliano Boga

musica Ibrahim Drabo

scrittura scenica Emanuela Villagrossi

Nato dal reportage “Il TEATRO DELLE ORIGINI-indagine sulla funzione sociale del

teatro”, realizzato in Burkina Faso con il fotografo Emiliano Boga, il percorso prosegue

con “RICCHI DI COSA, POVERI DI COSA?”. Un viaggio tra Italia, Burkina Faso e Senegal

per parlare di teatro ed emigrazione, in tempo di crisi, tra video, interviste e musica.

Sull’argomento la giornalista scrive: “I senegalesi incominciano tornare a casa perché

il gioco non vale più la candela, gli italiani pensano all’Africa per fuggire da solitudine e

povertà”.

Al centro del lavoro la riflessione per un Occidente alla deriva, la necessità di una nuova

ridefinizione delle parole “ricchezza” e “povertà”, ma anche l’urgenza di ritrovare un

senso all’incontro spettatore-attore. Ritrovare quel “Teatro delle origini” che, al di là di

ogni luogo comune, stabilisca una rinnovata forma di condivisione della realtà attraverso

il racconto e la sua rappresentazione. Un rito teatrale, antico e quotidiano, alla ricerca di

una nuova civiltà di dialogo che confronta identità ed espressività diverse. Un giornalismo

ripensato, a sua volta un “giornalismo delle origini”, capace di trasmettere, con sentimento

e ragione, nuove e necessarie motivazioni. “Più di 200 compagnie teatrali lavorano

in Burkina Faso, il sesto Paese più povero al mondo: come dire, quando il teatro è

un’urgenza non ci sono limiti, solo sfide. Qui gli spettacoli sono un mezzo d’informazione

e formazione sociale. Si parla di aids, emigrazione, infibulazione, decessi per parto, ma

anche di come ci si cura con le erbe. Il teatro è ovunque, sotto i baobab nei villaggi, in

piazza tra la polvere rossa della strada, sotto le stelle del teatro di Ouagadogou, o tra i

panni stesi nella Casa della Parola, l’antica corte di Sotigui Kouyaté, il griot scelto da

Peter Brook per il suo Mahabharata”.

Il reading è preceduto da un prologo dedicato a Thomas Sankara, “il Che Guevara

africano”, con alcuni estratti del suo discorso sul debito pubblico, tratti dal libro “L’Africa

di Thomas Sankara” di Carlo Batà.

Drammaturgicamente pensato come un resoconto giornalistico, impaginato con musica

(la kora di Jali Omar Suso) e fotografie (Emiliano Boga), “RICCHI DI COSA E POVERI DI

COSA?” è un Reportage teatrale, un esperimento narrativo che affianca informazioni ed

emozioni coordinato da Emanuela Villagrossi che firma la scrittura scenica; una “prosa

giornalistica” detta guardandosi negli occhi affidata in scena a Livia Grossi, esperta

teatrale e autrice del reportage.

Per un assaggio del lavoro su you tube:http://www.youtube.com/watch?v=i8phxk42tcg

trailer : http://www.youtube.com/watch?v=9vZt32rIeOo

LIVIA GROSSI

Giornalista free lance, da oltre quindici anni collaboro al Corriere della Sera

occupandomi di teatro e cultura e reportage. La passione per il viaggio mi ha

portato in Sud America, Albania e in Africa sub sahariana. E’ qui dove sono

nati i miei “Reportage Teatrali”. Dal viaggio inchiesta sulle vergini giurate in

Albania è nato ” Diventare uomo” (in collaborazione con Laura Fachi ,

Maria Arena, foto di Alex Maioli in scena Lucia Vasini, Emanuela Villagrossi.

Musiche di  Gaetano Liguori). Tra Burkina Faso e Senegal ho realizzato

“Ricchi di cosa e poveri di cosa?”, un reportage per parlare di teatro ed

emigrazione in tempo di crisi, tra video, interviste e musica (immagini di

Emiliano Boga). Al centro del lavoro la riflessione per un Occidente alla

deriva, la necessità di una nuova ridefinizione delle parole “ricchezza” e

“povertà”, ma anche l’urgenza di ritrovare un senso all’incontro spettatore-

attore, la stessa urgenza che sento tra giornalista/lettore.  Ci sono diversi

modi di fare informazione, guardare negli occhi il lettore è tra i miei preferiti.

Un giornalismo “nuovo”, che pesca a piene mani dall’agorà da cui è nato. Per

“Sguardi Altrove” 2014, il debutto di “Due storie di resistenza al femminile”,

realizzate in collaborazione con Gigi Gherzi, regista del laboratorio tetrale

sul’Antigone nella città”, da cui è nato l’intervista realizzata alla Casa delle

Rifugiate Politiche di Milano.

Ibrahim Drabo è nato a Bobodioulasso trentadue anni fa, la capitale culturale del Burkina Faso.

La sua formazione artistica e musicale a inizio all’età di sette anni, già ad undici anni come

balafonista solista e cantante fa parte del gruppo DJIGUIYA di cui fanno parte 11 artisti tra

ballerini, percussionisti e cantanti di musica tradizionale, e con cui partecipa a numerosi festival

anche all’estero: Mali, Costa D’Avorio, Francia, Spagna, Olanda. Studia, suona ed insegna

diversi strumenti musicali della tradizione burkinabè: djembè, tamà, dundun, barà, longà,

maracas, balafon e n’goni. Nel 2008 vince il primo premio della ‘Settimana nazionale della

cultura ‘ a Bobodioulasso, festival annuale di arti e tradizioni popolari africane. E’ in Italia dal

2008 dove suona, produce i suoi testi ed insegna. Numerose le sue performance che lo vedono

dialogare anche con artisti d’arte contemporanea. Drabo fonde canti e musiche della tradizione

africana con altre differenti ritmiche che influenzano, contaminano e stimolano la sua ricerca

personale da sempre. Suona anche con basso e batteria, attualmente oltre ai concerti ed alle

performance in tutt’Italia studia sax tenore e lavira al suo terzo cd.