Triatri, mòseca e lotta operaia e contadina contro la malaciorta

E ZEZI gruppo operaio - ALTOFEST 2014

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E ZEZI GRUPPO OPERAIO (IT – Pomigliano d’Arco)

nasce nel 1974 a Pomigliano d’Arco, in un periodo e dentro un contesto contrassegnati da forti tensioni sociali e politiche. La costituzione stessa del gruppo può considerarsi un effetto di questo quadro politico. Difatti alcuni suoi componenti sono operai degli stabilimenti industriali della periferia vesuviana di Napoli e la produzione, musicale e teatrale, è fin da subito frenetica e costruita nel riflesso dell’emergenza (culturale e non solo politica) di affrontare i grandi temi della corruzione, della migrazione, dell’emarginazione, della precarietà, delle politiche del lavoro, dei diritti dei lavoratori.

La Canzone di Zeza

La Zeza, scenetta carnevalesca cantata e recitata, vide probabilmente la luce nel Seicento. Da Napoli si diffuse poi, nelle campagne adiacenti e, con caratteri sempre più diversificati, nelle altre regioni del Reame di Napoli. Questo divertimento cessò agli inizi del nostro secolo: fino ad allora però il testo della Zeza era imparato a memoria da tutti i ceti sociali di Napoli. Data la complessità della realtà multiforme di Napoli, i Zezi scelgono nettamente di tratteggiarne criticamente, con la canzone e la performance, i nodi, le connessioni, i disordini, in un tentativo di socializzazione e oggettivazione del disagio.

La Canzone di Zeza

Il nome e ZEZI lo hanno mutuato dai teatranti di strada che, fino

all’inizio degli anni Cinquanta, giravano per paesi a rappresentare la

Canzone di Zeza, una commedia in cui si celebra la sconfitta, per

castrazione, di Pulcinella, il quale vuole opporsi, invano contro sua

moglie Zeza, al matrimonio di loro figlia con Don Nicola.

Lo spettacolo che viene proposto quindi è la Canzone di Zeza: La Zeza,

scenetta carnevalesca cantata e recitata, vide probabilmente la luce nel

Seicento, al tempo, cioe’, in cui Pulcinella nei disegni di Callot era

associato a Lucrezia, di cui Zeza ne era il diminutivo.

Da Napoli si diffuse poi, nelle campagne adiacenti e, con caratteri

sempre piu’ diversificati, nelle altre regioni del Reame di Napoli. Fino

alla meta’ dell’Ottocento la Zeza si rappresentava nei cortili dei palazzi,

nelle strade, nelle osterie, nelle piazze, senza palco, alla luce di torce a

vento, ad opera di popolani, attori occasionali o compagnie di

quartiere, che si facevano annunciare a suon di tamburo e di fischietto:

tale la Zeza rimasta nelle province meridionali, mentre a Napoli gia’ nel

secondo Ottocento assunse i caratteri di uno spettacolo teatrale gestito

da compagnie d’infimo ordine in baracconi improvvisati e fu accolta,

esclusivamente nel periodo di Carnevale, nei teatri frequentati

soprattutto dalla plebe, dove il pubblico notoriamente interloquiva

cogli attori nel corso della rappresentazione “con sfrenatezze di gergo e

di gesti”. Questo divertimento cesso’ agli inizi del nostro secolo: fino ad allora pero’ il testo della Zeza era imparato a memoria da tutti i ceti

sociali di Napoli.

Il Gruppo Operaio E Zezi mette in scena con la commedia le tensioni tra

i due sessi, l’uomo, la donna, i loro ruoli in un processo di negoziazione

e confronto rappresentato dalla relazione intergenerazionale.

Si rappresenta la strategia delle scelte, il confronto e il conflitto tra

diversi, la tenzone tra vecchio e nuovo, la tensione, politica, tra le parti.

La complessità di una realtà multiforme. Si sceglie nettamente di

tratteggiarne criticamente, con la canzone e la performance, i nodi, le

connessioni, i disordini, in un tentativo di socializzazione e

oggettivazione del disagio.

La giuntura è prettamente politica: e ZEZI, sulla linea dei teatranti cui si

ispirano, i quali formalmente riflettono altre dinamiche, ma nel solco

della stessa tradizione di analisi critica e ironica della società che

vivono, si confrontano con un’ambiguità centrale, attuando un

procedimento di dis-alienazione, che prende le forme del conflitto. Del

contrasto, se si vuole, tra ciò che è e come si vorrebbe che fosse.

Il gruppo operaio E Zezi nasce nel 1974 a Pomigliano d’Arco, in un

periodo e dentro un contesto contrassegnati da forti tensioni sociali e

politiche. La costituzione stessa del gruppo può considerarsi un effetto

di questo quadro politico. Difatti alcuni suoi componenti sono operai

degli stabilimenti industriali della periferia vesuviana di Napoli e la

produzione, musicale e teatrale, è fin da subito frenetica e costruita nel

riflesso dell’emergenza (culturale e non solo politica) di affrontare i

grandi temi della corruzione, della migrazione, dell’emarginazione, della

precarietà, delle politiche del lavoro, dei diritti dei lavoratori.

Come si può vedere, le produzioni degli Zezi non riflettono soltanto le

tensioni locali dalle quali si è sviluppato il loro progetto, ma

rappresentano uno spazio politico dentro al quale prendono forma

molte contraddizioni sociali e politiche attuali. Per questo la loro

produzione culturale è ricca di spunti di riflessione e di riferimenti

imprescindibili all’analisi della storia sociale del nostro paese.

Il loro primo disco, contenente anche un inserto di teatro operaio di

strada, “Tammurriata dell’Alfasud”, risale al 1976 e sia nel titolo che nei

contenuti definisce la posizione del gruppo, legato a doppio filo alla

cultura operaia e a quella popolare, in particolare alle musiche e all’arte

narrativa di tradizione orale.

Tra i principali spettacoli teatrali vanno ricordati: Canzone di Zeza

(1975), Omaggio a Pulcinella: chianto, chianto a muorto, mazzate e…

(del ’77), ’O prestigiatore (’78), Serpenti con coglie sonanti (’79), Cig-
Cassa integrazione. Italian Schiffezze (’83), Tutto pe niente (’85),

“Kontaines, kontakm, rulott”. Pesca di Natale e videoslip (’89), Mo vene

Natale… nun tengo renare (’92), Nun te fa pecora cu ‘a Fiat (2011).

Grande importanza ha anche la produzione discografica più recente:

“Auciello ro mio. Posa e sorde” (Tide Records, 1994), prodotto anche

negli Stati Uniti con il titolo “Pummarola Black”; “Zezi Vivi” (Il manifesto,

1996); “Diavule a quatto” (Il manifesto, 2002); “Triccaballacche. Aulive e

chiapparielli” (Terre-in-moto, 2007) – Ciente Paise (Vesuvio Live Music,

2011).

In questo quadro ogni esibizione del gruppo evidenzia una via

alternativa della partecipazione e della riflessione politica, generando

un ciclo nuovo di elaborazione musicale e allo stesso tempo una nuova relazione tra il patrimonio culturale (artistico e politico) e la sua

trasposizione spettacolare.

www.zezi.it

https://www.facebook.com/zeziofficialpage

Il Teatro degli Zezi nasce e si definisce come teatro di strada e in quanto

tale è insofferente nei confronti delle canoniche nozioni di spazio

teatrale, così come lo era il teatro popolare e successivamente quello di

avanguardia sviluppatosi durante l’esperienza dei teatri off.