Partendo dall’opera narrativa dello scrittore argentino Julio Cortázar, l’opera tenta l’esplorazione del “sentimento di non esserci del tutto”. Un uomo virtuale si sovrappone al corpo reale. Gioca quasi, ne diventa inattesa incarnazione e duplicità. Un soprasotto, davantidietro, questol’altro, inquieto e conturbante. La voce off propone “istruzioni per l’uso della giornata”

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COMPAGNIA PIETRIBIASI / TEDESCHI (IT – Reggio Emilia) 

Fondata a Reggio Emilia. La ricerca artistica mira ad una dimensione fortemente performativa, con stile analitico e meticoloso ed un linguaggio evocativo e poetico. Inoltre la compagnia si mette volentieri in gioco con il teatro civile e il teatro ragazzi. Vantano una proficua collaborazione con Icarus Ensemble, gruppo di musica colta contemporanea conosciuto a livello internazionale.

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Partendo dall’opera narrativa dello scrittore argentino Julio Cortázar, l’opera tenta l’esplorazione del “sentimento di non esserci del tutto”. Un uomo virtuale si sovrappone al corpo reale. Gioca quasi, ne diventa inattesa incarnazione e duplicità. Un soprasotto, davantidietro, questol’altro, inquieto e conturbante. La voce off propone “istruzioni per l’uso della giornata”.

 

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Partendo dall’opera narrativa dello scrittore argentino Julio Cortázar, BIOS tenta l’esplorazione del “sentimento di non esserci del tutto”. Attraversare i corpi, l’immagine dei corpi. Attraversare le parole, il segno, il suono. Ogni elemento rimanda e riverbera nell’altro. Si stratifica. Moltiplicando i piani della visione. Un uomo virtuale si sovrappone al corpo reale. Gioca quasi, ne diventa inattesa incarnazione e duplicità. Un soprasotto, davantidietro, questol’altro, inquieto e conturbante. La voce off propone “istruzioni per l’uso della giornata” distopiche: precise, dettagliate, senza via di scampo. Il suono è noise, rumore rosa, musica concreta, citazione: stratificazione di clusters. Dietrooltre, un corpo femminile si vede appena, nello stupore di una “traslucenza” quasi fetale.

 

Compagnia Pietribiasi/Tedeschi

La compagnia Pietribiasi/Tedeschi è stata fondata a Reggio Emilia nel 2011 da Cinzia Pietribiasi, regista e performer e da Pierluigi Tedeschi, scrittore, dramaturg e performer. La compagnia vanta all’attivo una proficua collaborazione con Icarus Ensemble, gruppo di musica colta contemporanea conosciuto a livello internazionale. La ricerca artistica mira ad una dimensione fortemente performativa, con stile analitico e meticoloso ed un linguaggio evocativo e poetico. Inoltre la compagnia si mette volentieri in gioco con il teatro civile (“Nebbia. Un’orazione civile”) e il teatro ragazzi (“A cosa serve un monumento? La Resistenza raccontata ai bambini” e “Quel che Alice vi trovò”). Nell’ultimo anno la compagnia ha prodotto anche “Freeze”, un’originale elaborazione delle opere dello psichiatra Ronal David Laing. Lo spettacolo ha ricevuto numerose segnalazioni ed è stato presentato ad Alto Fest 2013.

 

http://cinziapietribiasi.wix.com/compagniateatrale
https://www.facebook.com/compagniapietribiasitedeschi
https://www.youtube.com/channel/UC7-lmECqhlXs_uq79bK8UaA

LIBESKIND dice “È ciò che a lungo termine potrebbe rivelarsi una salvezza. Quando teatro ed architettura non sono dove ci si aspetta di trovarli. Quando all’improvviso si dislocano ; quando sono in grado di spiazzare e ricollocare le istituzioni. Non è una trasformazione storica, è uno slittamento improvviso ed imprevedibile nel comportamento ; uno slittamento nel modo di comprendere e di auto comprendersi, e al contempo un’improvvisa perdita di ciò che riteniamo di sapere, di aver compreso attraverso i concetti: una rimozione improvvisa di tutto ciò. Sono interessato allo spazio silenzioso che non esiste più in teatro.” La nostra prassi creativa ha preso forma e sostanza portando il teatro in luoghi non-teatrali. Nulla di nuovo in assoluto, se si pensa che già dal primo novecento le avanguardie artistiche storiche sentirono il bisogno di uscire dai teatri per lasciarsi contaminare dal contesto quotidiano, urbanistico e architettonico che fosse, per ridefinire le funzioni e le convenzioni del fare teatro. Dopo un secolo, l’urgenza di sperimentare spazi non teatrali non ha più le implicazioni di provocazione, sovvertimento, manifesto politico, che era alla base dell’agire delle avanguardie. Rimane più che mai intatta e rafforzata l’eterna dialettica tra spazio, corpo dell’attore, forma dello spettacolo. In altri termini, un confronto tra «il contesto» dove si svolge un’azione performativa, «lo strumento» di questa azione, cioè l’attore-performer (per il suo continuo contaminare la recitazione con la danza, la musica, la multimedialità, etc) e la «modalità di comunicazione». Ovvero una dialettica che obbliga l’artista a riflettere sul processo comunicativo e sulla ricerca di una nuova relazione con lo spettatore. Parafrasando Libeskind forse l’unico modo per sopravvivere è creare nuove visioni in spazi e architetture non teatrali. Tanto quanto gli spazi e i tempi della contemporaneità sono plurali, eterogenei e differenti, altrettanto deve esserlo il teatro contemporaneo.