Definisci uno/lo spazio, circoscrivilo, determinane forma e estensione, misuralo, annoverane gli spigoli, sperimentane le asperità, le crepe le frazioni. Determina dove e quando, come, incontra e influenza altri spazi. Prepara lo strumento di misura. Palomar/Calvino guarda il cielo: “Altra condizione necessaria è il portarsi dietro una mappa astronomica, senza la quale non saprebbe cosa sta guardando; ma da una volta all’altra egli dimentica come si fa ad orientarla e deve prima rimettersi a studiarla per mezz’ora. Per decifrare la mappa al buoi deve portarsi anche una lampadina tascabile. I frequenti confronti tra il cielo e la mappa lo obbligano ad accendere e spegnere la lampadina, e in questi passaggi dalla luce al buio resta quasi accecato e deve riaggiustare la sua vista ogni volta. Se il Signor Palomar facesse uso d’un telescopio

do i contradict my self?

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BLACK SPRING GRAPHICS (FR / IT)

Black Spring Graphics è uno pseudonimo, o un eteronimo come direbbe Fernando Pessoa. Sono una persona vera, non sono un gruppo, non sono un collettivo, ma non sono solo. Un’opera non è (quasi) mai il frutto di un atto squisitamente individuale, i fattori alii deviano le traiettorie personali.(Che piaccia o no).

(Re)Writing (a) List

Installazione in (ri)scrittura della serie List

Una riflessione sulla capacità del corpo di scrivere forme e contemporaneamente sulla capacità delle immagini di aggiungere altre forme. Il punto di partenza è già un’operazione di riscrittura: il performer Mariano Cipriani invade lo spazio del dispositivo della Fabbrica Globale di Ritratto (Altofest 2012) e ne sposta l’asse dalla scrittura di un ritratto semplice a quella della performance.

(Re) Writing (a) List

Installazione in (ri)scrittura della serie List (Mariano Cipriani nella Fabbrica Globale di Ritratto

Altofest 2012).

http://www.black-spring-graphics.com/personal/personae/list/

La serie List è nata come riflessione sulla capacità del corpo di scrivere forme e

contemporaneamente sulla capacità delle immagini di aggiungere altre forme, secondo la materia

stessa delle immagini e secondo la disposizione delle stesse. Il punto di partenza è già un’iperazione

di riscrittura : il performer invade lo spazio del dispositivo della fabbrica globale e ne sposta l’asse

dalla scrittura di un ritratto semplice a quella della performance sfruttando lo spazio dello studio

fotografico e l’interazione con l’azione della macchina fotografica.

L’installazione della serie in uno spazio determinato si vuole come una riflessione sul modo in cui la

materia visiva interagisce con lo spazio stesso. In che modo, quindi, questa è disposta a riscriversi

dovendo dialogare con uno spazio espositivo ? D’altra parte l’installazione dovrebbe essere il

tentativo di creare una lista di ipotesi sull’azione di un corpo e sulle sue immagini. Cosa scrive un

corpo ? E come e cosa scrivono le sue immagini in uno spazio ?

Il modulo installativo :

Nello spazio solo alcuni elementi sono predisposti e quindi fissi, rapresentanto in certo modo lo

spazio fisico e teorico dell’installazione : le 5 immagini testuali della serie (quelle con le parole) in

piccolo formato e incorniciate. Una immagine di rande formato ( non contenuta in questa serie) che

rappresenta un muro di una casa con lavori in corso e fili elettrici che escono dai muri : deve dare

l’idea dell’operazione in corso e delle connessioni da riattivare. Il resto delle immagini della serie

saranno in formato a4 e disponibili in varie copie contenute in delle scatole (per esempio le scatole

che contengono le risme di carta da stampante a4). Queste ultime immagini sono a disposizione

di chiunque voglia disporle nello spazio e partecipare quindi alla scrittura della lista (che non è

definitiva). (l’idea della lista fa riferimento alla Verb List di Richard Serra, lista di operazioni sulla

materia). Ad accompagnare le immagini ci dovrebbe essere la disposizione di una serie di oggetti

che richiamano l’idea della strumentazione necessaria per costruire una mostra, per quindi disporre

le immagini nello spazio : puntine da disegno, scotch, metro, matite, pinze per fogli, ma anche spine

e cavi elettrici.

L’installazione deve dare l’idea di un’opera in fase di scrittura e a aperta alle scritture. La mia idea

sarebbe che non solo si puo’ provare a disporre e ridisporre le immagini della mia lista, ma anche

che gli altri artisti possano completare o scrivere al propria lista portando immagini oggetti o altro

che costituiscano ipotesi sui temi dell’Altofest : riscrittura dei luoghi, performance, corpo, spazio.

List è inserita nel moi la voro nella sezione Personae, che partendo sempre dalla situazione di un

individuo in particolare e sfruttando generi semplici della fotografia (documentazione e foto di

moda in particolare) cerca di indagare appunto le tensionei alla scrittura di questi corpi e al loro

legame con la necessità della rappresentazione.

Black Spring Graphics develops a visual work based on classic genres of fine art photography (portrait, landscape, fashion, documentary…). Pseudonym is employed as a tool to state that an artwork is never issuing from a purely individual act.

Je n’ai pas d’histoire personnelle.
Un pseudonyme est une forme acceptable d’existence.

Une œuvre n’est jamais (ou presque) le fruit d’un acte strictement individuel. Les facteurs alii dévient les trajectoires personnelles. Que cela plaise ou non.

(p) Seu Domino
(…) pensare alla sottrazione di identità come a una forma di rivendicazione anomica che cerca di sfuggire all’intrusione contaminante del regime della trasparenza. Nessuno è chi prende le distanze dalla violenza del potere. Rivista Outis!

Sur ce site il n’y a pas d’indication de format, année de production, support ou autre. Un site internet est déjà, en soi, une forme.
Une lecture formaliste ne tient pas compte de la logique des projets personnels. Celui qui refuse l’idée de projet accepte d’être projeté. Mais aussi, je n’ai pas de projet de travail.

Con lo pseudonimo Black Spring Graphics vorrei rimandare all’idea di un’entità plurale. Rendo omaggio alla scelta di coloro che privandosi del nome spostano l’attenzione dalla personalità dell’autore allo svolgersi del processo. Senza nome ci si concede meglio la possibilità di avere un percorso di creazione non lineare, sporco, curvo. Un nome, per fare tutto, non basta. Le identità fisse non esistono. Se esistono, non mi piacciono. Do I contradict myself?

Photography is not enough. Photography is cheap. Cheaper than neon. Effigies, Spatium, Personae, Argumenta, Abstracta.

Je privilégie une approche de la photographie par genres classiques de la photographie d’art (portrait, espace, coprs, nature morte, reportage, mode) en essayant d’extraire des mdèles à utiliser comme des structures formelles qui permettent des variations de contenu. Cela me semble un économique d’interroger la question général de la représentation.

Matières
J’aime la matière pauvre, périssable. Celle qui se trouve à portée de main. Son caractère végétal. J’utilise la matière électronique.
Je me sers aussi des mots et des textes. Cela m’intéresse ausside les voir produire une corrosion de l’apparente solidité de l’image.
J’aime l’idée de l’espace (sous toutes ces formes) comme lieu de création, de diffusion, de génération de processus. Mais aussi l’espace juste pour le traverser

Papier, scanner de bureau, encre, peinture, sable, café, geste, décomposition, métal ou autre, papier de verre, croute, incrustation. Non pas par réaction, nostalgie, ou tension au retour. Mais par amour du sale, de l’imparfait, du redressé, griffé, mauvaise qualité. Ce qui est distant.
Je veux faire sédimenter les mixed media. Je veux trans versare.

http://www.black-spring-graphics.com/personal/personae/list/

http://www.black-spring-graphics.com/personal/

Re-writing spaces

1.

Definisci uno/lo spazio, circoscrivilo, determinane forma e estensione,

misuralo, annoverane gli spigoli, sperimentane le asperità, le crepe le frazioni.

Determina dove e quando, come, incontra e influenza altri spazi. Prepara lo

strumento di misura. Palomar/Calvino guarda il cielo: “Altra condizione

necessaria è il portarsi dietro una mappa astronomica, senza la quale non

saprebbe cosa sta guardando; ma da una volta all’altra egli dimentica come si fa

ad orientarla e deve prima rimettersi a studiarla per mezz’ora. Per decifrare la

mappa al buoi deve portarsi anche una lampadina tascabile. I frequenti

confronti tra il cielo e la mappa lo obbligano ad accendere e spegnere la

lampadina, e in questi passaggi dalla luce al buio resta quasi accecato e deve

riaggiustare la sua vista ogni volta. Se il Signor Palomar facesse uso d’un

telescopio

A volte gli spazi ti dicono YOU ARE HERE. Tu vieni situato. Sei iscritto nella

mappa, sei presente, sei nella lista. Come ti muovi?

Nel 1968, la Boyle Family, collettivo di artisti britannici, invita il pubblico

bendato a lanciare freccette su una immensa carta del mondo. Per isolare 1000

luoghi sulla faccia della terra (World series Map). Da analizzare nei più minimi

dettagli.

Vai da 1 a 4, passa per 9 torna a 9, vai a 5, raggiungi A, rimani, permani, da A a

Q, evita R, salta a Z. Diagonali, linee rette, curve, ripassi. Ripassare consuma,

cancella, ma pure approfondisce la traccia.

You have reached your destination.

Lo spazio è assenza di tematiche predefinite.

2.

Topologie, topografie, tipografie, costellazioni, sedimentazioni, strati, accumuli

e dispersioni, metamorfosi, rotture saldature, abrasioni, fondi raschiati,

palinsesti, cancellature, disposizioni, ridisposizioni, perdite, dimenticanze,

aggiunte, sottrazioni, superfici, trame, reti, impalcature, profondità, pozzi, fili

scoperti, progetti e pianificazioni, struttura delle tubature, stampi di legno,

mura e divisioni, angoli, anfratti, polveri, fessure, crepe.

Lo spazio può’ solo essere ri-scritto. Nessuno trova uno spazio foglio bianco.

C’è già un ordine di cose. Uno spazio ontologico non c’è. Lo spazio esiste solo

sotto la curvatura della (ri)scrittura.

Chi attraversa la strada lascia tracce. Chi attraversa la strada può seguire tracce,

cancellare tracce, divergere e tornare, ripassare, ricreare i margini e i confini,

ristabilire punti, riformulare ipotesi.

Gli spazi accolgono le intenzioni poetiche di chi li affronta. Gli spazi si

attivano con costanza, non finiscono. Ma non accolgono perché sono vuoti,

accolgono perché hanno la forza di divellere le migliori pianificazioni.

Esempio: la piena ha divelto i binari.

3.

Riscrivere la qualità dello sguardo.

Senza piedistallo, senza saldatura.

4.

Spazio disponibile.

5.

Chi si butta nello spazio lo fa per le occasioni e le necessità varie del cittadino

globale. Scrive biografie, incontra soglie. Sfiora facciate, ne colleziona

l’immagine.

6. Alto Fest invita a riscrivere molti spazi che sono intimi, dentro le case, sono

spazi felici, dice Bachelard in Poetiche dello Spazio. Dice: lo spazio descritto

dall’immaginazione non puo’ restare lo spazio indifferente da consegnare alla

misura e alla riflessione del geometra. È vissuto. Ed è vissuto non nelle sua

positività, ma con tutte le parzialità dell’immaginazione.