INPSGEN

E’ uno studio sulla storia della previdenza sociale in Italia dai primi del Novecento ai giorni nostri. Il personaggio monologante cerca di definire i passaggi attraverso i quali lavoratori, imprenditori e soprattutto governi hanno provveduto a creare, nutrire e distruggere la Previdenza Sociale nel nostro Paese.

La ricerca storica prende le mosse da eventi autobiografici e con essi si fonde in un percorso che vorremmo gradevole, ma profondamente distante dai modi della satira televisiva in voga di recente.

La sfida è questa portare un testo votato al teatro di narrazione in uno spazio a noi maggiormente congeniale di straniamento senza rinunciare all’ironia e soprattutto all’autoironia.

Un’ ultima strizzata d’occhio al teatro antico il solo spazio per la società occidentale di detonazione e superamento catartico del conflitto sociale … ormai lontano, dimenticato, perduto.

NOTE SUL PERCORSO DRAMMATURGICO

Il lavoro parte da una ricerca storiografica durata otto mesi durante i quali ho cercato di sfruttare le conoscenze maturate lungo l’arco del percorso di studi effettuati all’università di Torino. Laureato in Storia e specializzato in contemporanea, approdato alla scrittura teatrale, non riuscivo a vedere nessi di compenetrazione tra i due approcci. Dopo diversi incontri con il drammaturgo Antonio Tarantino mi sono accorto che proprio il teatro è fatto di storia. Anzi, il teatro è proprio il luogo in cui le storie saltano le barriere del tempo e, riesumate dal flusso indeterminato degli eventi, possono essere riorganizzate tanto da diventare reali nello stesso momento in cui

sono messe in scena. Da questo prende vita il testo sulla storia delle assicurazioni sociali che, a partire dal 1898, risale la china del tempo per arrivare fino ai giorni nostri.

CRESTOMAZIA

Letteralmente: raccolta di passi di autori di versi, antologia. Noi ci rifacciamo all’etimo greco: studio di cose utili. CRESTOMAZIA diventa, quindi, occasione di riflessione che parte dal concetto di razionalismo architettonico per estendersi alla funzione dialettica che possiamo intravedere nell’accostamento tra uomo-arte-prodotto culturale concreto. Nel viaggio che andremo a proporre si è scelto un personaggio di grande caratura, personaggio che ha scritto, con le sue azioni, con la propria presenza, pagine importanti della storia Italiana durante il periodo Fascista: Gramsci.

Come un’esigenza indispensabile, durante il lavoro di ricerca svolto, si è svelato il respiro assoluto che la produzione del comunista più famoso di Italia, durante il periodo passato nel carcere di Turi, obbligava a contemplare. Da qui è nata l’idea di accostare ai passaggi trovati all’interno della raccolta dei “Quaderni del carcere” alcune parabole del Vangelo. Queste fungono come specchio che apre il discorso, di per sé stesso molto connotato, ad un immaginario carico di responsabilità antropologiche dell’uomo verso sé stesso e verso gli altri uomini.

Nasce da questa esperienza un attrito che si muove sulle coordinate della coercizione finalizzata all’estinzione dello spirito critico e della corretta funzione del pensiero, dove l’obbiettivo comune scivola via per favorire la falsa convinzione egotica dell’importanza del singolo in ragione delle proprie prerogative. Così nasce una suggestione che tenta di trasmettere la sensazione di prevaricazione ponendo l’accento sul senso di profondo fallimento che produce a sua volta, per un giro di forze centripete, un cortocircuito in grado di cucire addosso una camicia di forza il cui ordito è inadeguatezza e la trama impotenza.

ENTROPIA, questo il nome scelto per battezzare in un solo gesto l’ incontro artistico e il progetto di produzione sinergica volto ad indagare, sulla scena, i possibili percorsi relazionali che legano ogni essere umano alla sua verità.
LA MIA BOHEME ha rappresentato per tanto la prima stazione del nostro girovagare, quella di partenza, quella nella quale, non troppo casualmente, quattro viaggiatori Chiara Cardea, Claudio Del Toro, Erik Sogno, Elena Serra, sono saliti sullo stesso treno.

Ora PERCHÉ NON ANDREMO MAI IN PENSIONE!? sarà la nostra seconda stazione alcuni passeggeri scendono, altri continuano il loro viaggio, altri forse saliranno.