PER GRAZIA RICEVUTA

T352

Il lavoro sui tableaux vivants affonda le radici in un’esperienza laboratoriale di svariati anni che pone al centro il corpo dell’attore. Arrivare alla costruzione del quadro non è il fine; ciò che viene ricercata è una modalità di lavoro in cui il corpo è strumento alla pari di una stoffa o di un cesto. L’interesse principale è stato quello di far sviluppare nel singolo attore l’abilità di compiere azioni sonore, azioni inserite in una partitura musicale in cui ogni gesto è in funzione di una meccanica che si orchestra su un ingranaggio in cui ciò che viene eseguito è strettamente necessario così come nulla è superfluo. Questo meccanismo, apparentemente caotico, trova il suo equilibrio nella sospensione musicale di uno stop, nel fermo immagine di un’azione in divenire che costringe il corpo ad una tensione muscolare viva e pulsante. Tutto questo l’abbiamo ritrovato in Caravaggio, un incontro provvidenziale che è stato un veicolo di recupero della teatralità che ha permesso di trasformare il laboratorio in un atto scenico in cui il corpo è colto nella sua intrinseca condizione di imperfezione e si mostra attraverso il pudico gioco tra luce e ombra che svela senza mostrare, rimanda senza ostentare.

Un taglio di luce che, come nei quadri di Caravaggio, è arrivata a noi “Per Grazia Ricevuta”.

Ciò che stimola la nostra ricerca artistica è l’esigenza di portare il “teatro” fuori dal teatro, fuori da quel contesto protetto in cui il pubblico risulta pronto ad accogliere un’opera.

Misurarsi con l’imprevedibilità, con la possibilità di confrontarsi con un pubblico poco educato al gusto strettamente teatrale rappresenta per noi l’opportunità di sperimentare liberamente e di inserire i nostri lavori in contesti ricchi di stimoli ed allo stesso tempo fortemente ricettivi.

Attraverso un linguaggio semplice che, adoperando costruzioni e decostruzioni di immagini, fonde musica e testi, i nostri lavori tendono a far emergere il sottotesto in maniera direttamente proporzionale alla ricerca dello spettatore.

I diversi livelli si sovrappongono e si sedimentano là dove lo spettatore giunge.

Il teatro è per noi una scuola permanente, in cui lo spettacolo è una tappa-verifica del lavoro che si sta svolgendo.

Ciò che motiva invece il nostro lavoro è la convinzione che l’arte sia un importante strumento di inclusione sociale.

Teatri 35 considera il teatro e l’arte in genere, un bene culturale, riconosce a questa attività un valore anche di servizio sociale, e pertanto si pone come scopo la pratica, la diffusione e la promozione della cultura e dell’arte teatrale. Per questo, grazie all’esperienza decennale nel campo dell’educazione, l’arte-educazione attraverso il laboratorio teatrale è per noi un luogo di racconto ed ascolto, è un viaggio alla scoperta delle tecniche d’espressione e di comunicazione ma è soprattutto un cammino diretto alla conoscenza del sé attraverso l’incontro con l’altro. Indagando le possibilità espressive del corpo nella sua globalità, che supera la frattura tra mente, corpo, pensiero ed emozione, il laboratorio teatrale è per noi uno strumento per educare al piacere, innescare dialettica creativa, per contaminare. la qualità esperienziale del “gioco”è per noi un indispensabile metodo d’esplorazione a cui guardiamo costantemente per rimanere con i piedi ben saldi sul terreno ma con lo sguardo rivolto verso le nuvole.
Il nucleo artistico di Teatri 35 è attivo professionalmente da dieci anni nel campo della sperimentazione teatrale e dell’educazione; la compagnia, nata nel luglio del 2010, sviluppa la propria ricerca nel rapporto fra teatro, arti visive e musica producendo spettacoli, performances ed eventi artistici e culturali.

Teatri 35 opera principalmente a Napoli dove ha sede un laboratorio permanente.
Attualmente la compagnia è composta da Gaetano Coccia, Francesco O. De Santis e Antonella Parrella.

Il lavoro di Teatri 35 si sviluppa in diversi modi:

  • TEATRO
  • ARTE – EDUCAZIONE
  • LABORATORIO PERMANENTE
  • PROMOZIONE CULTURALE

Il lavoro nasce proprio con l’esigenza di non essere rappresentato NEL teatro. Dalla strada alla galleria d’arte, la performance vive dell’incontro con un pubblico non preparato ad accoglierla. il luogo scelto si inserisce nella nostra ricerca continua di spazi altri da esperire e sperimentare.

Riflessione:

Questo è il momento di superare il semplice rifiuto del Teatro come ottuso spazio urbano ed umano per dedicarsi alla Ricerca di un nuovo pubblico. Domanda: Come? Risposta:Andando a cercarlo direttamente nelle casa, tra le piazze, nei mercati, negli uffici, negli esercizi commerciali dove il pubblico potenziale intanto vive, nel senso pieno della parola, e vive lontano dalle dinamiche di settore portate sulle facce (sempre le stesse) e nella riconoscibile gestualità di corpi (lo stile attore è ormai un marchio)davanti ai teatri vuoti di spettatori ma pieni di note e accalcate opinioni tecniche e critiche