STOCKMANN

IV Atto de “Un nemico del Popolo”

Stockmann scopre che l’acqua delle Terme, attività su cui si basa tutte la ricchezza della sua città, è batteriologicamente inquinata. Onestà vuole che la notizia sia diffusa anche fuori città con la pubblicazione di un rapporto da lui stilato, per poi chiudere le terme e riaprirle dopo la costosa depurazione. Onestà vuole.

Non si tratta più soltanto di tutte le condutture e la fogna. E’ tutta la società che ha bisogno di essere ripulita, disinfettata. In questa città ci sono solo donnette che pensano alla famiglia e non si occupano della comunità. Il rapporto arriverà al pubblico. A qualunque costo. Se nessuno me lo pubblica, se non trovo un locale da affittare, mi farò accompagnare da un tamburo, all’antica, e leggerò il rapporto agli angoli delle strade. Vedremo se la vigliaccheria potrà chiudermi la bocca.

Come proporlo ai concittadini riuniti in assemblea?

In questi giorni ho ruminato molte idee, tanto che cominciavo ad averne la testa confusa. Ma alla fine la matassa si è sbrogliata e ho visto tutto con chiarezza, e vi comunicherò delle scoperte rispetto alle quali l’inquinamento delle acque termali sono bagatelle: tutte le fonti della nostra vita spirituale sono inquinate. Tutta la nostra società prospera sulla menzogna. In mezzo a noi, il nemico più pericoloso della verità e della libertà è la maggioranza compatta. E’ o non è essa che mi impedisce di dire la verità? La maggioranza non ha mai ragione. Mai. Da chi è costituita la maggioranza degli abitanti di un paese? Dalle persone intelligenti o dagli imbecilli? Saremo tutti d’accordo, credo, nell’affermare che sulla faccia della terra gli imbecilli costituiscano l’enorme maggioranza. Ma non per questo è giusto che gli imbecilli debbano comandare sugli intelligenti. Non potete contraddirmi: la maggioranza ha il potere, purtroppo, ma non la ragione. Io, e pochi altri, abbiamo ragione. Le minoranze hanno ragione. Non penso ai conservatori o agli aristocratici, ma ai pochi, agli isolati, che hanno fatto proprie tutte le verità nascenti, che sono all’avanguardia, e dai cui avamposti combattono per le verità che sono sbocciate nella loro coscienza da troppo poco tempo per conquistare una maggioranza. Fu bollato come pazzo il primo che propose di abolire la schiavitù, invece era un rivoluzionario. Ed è una rivoluzione che io propongo: le verità invecchiano, quando diventano troppo mature cominciano a fare la muffa. Non hanno la vita di Matusalemme, ma esse possono vivere, diciamo, diciassette, diciotto anni al massimo. Poi diventano come la conserva dell’anno scorso. Le verità riconosciute dalla folla sono quelle che solo le avanguardie credevano certe ai tempi dei nostri nonni. Ora si lotti per estirpare le verità rinsecchite di cui si nutre purtroppo oggi la maggioranza, perché la folla non è che materia bruta che deve essere trasformata nel vero popolo. Io scriverò sui giornali delle altre città. Tutta la nazione deve sapere come vanno le cose qui da noi.”

Italia, 2011. Ricognizione sul senso di alcune parole: “onestà”, “questione morale”, “spirito civile” nella nostra storia. Ci hanno attraversato troppi tentativi di moralizzazione: da Savonarola a Grillo, passando per Berlinguer e Lega Nord. Anche Berlusconi e Mussolini cominciarono così: moralizzatori che avrebbero spazzato via la corruzione, il lassismo, il malcostume politico e civile.

“ORA BASTA! CON ME NON SI RUBA PIU’!”

Cosa farebbe Stockmann se fosse in Italia? Oggi?

Non direbbe niente. Concepirebbe un rito voodoo:

Stasera riusciremo nel miracolo in cui tutti fallirono. E fallirono perché non basarono la loro riforma morale sull’unica cosa che in Italia da sempre funziona: la superstizione. La scaramanzia.

Celebreremo un collettivo rituale civile al cui culmine a chiunque infranga ogni qualsivoglia legge, dal non pagar le tasse all’occupar incarichi pubblici per intrallazzi e non per meriti, ma anche soltanto rubi la merenda a scuola o menta ai suoi elettori, insomma anteponga i suoi interessi a quelli della collettività, noi auguriamo

CHE GLI MUOIA UN PARENTE DEL NUCLEO FAMILIARE O PERISCA LUI DI LUNGO E DOLOROSO MALE INCURABILE.

Presenzierà il Mago Pasquale di Forcella, specialista in fatture, malocchio e numeri del Lotto.

Come avverrà? Attraverso la “Preghiera della Grande Speranza”, l’apice del rito, recitata soprattutto affinché essa si diffonda e tutti i potenziali adepti, la grande maggioranza onesta del paese, la ripetano ogni sera prima d’addormentarsi. Desiderio che, se espresso in maniera così collettiva, acquista tale immane potenziale energetico da sfociare nella concreta, ’effettuale,’ attuazione.

Vero, già sperimentato, basta crederci.

Devono saper tutti i disonesti

Ch’auguriamo loro: “Qualcosa di brutto

Possa accadervi, pur se orma non resti

Di vostri malgesti”. Malattia o lutto!

Alcuni risultati raggiunti in località dove già si è svolto il rito:

Pietro Secchi, alto funzionario della P.A, corrotto per favorire alcuni candidati segnalati da alti referenti politici ad un concorso pubblico: ha un cancro alla gola.

Nicola Marrani, Assessore alla Viabilità, appaltatore di lavori di manutenzione stradale sempre alla stessa ditta: perde il figlio in incidente di moto.

Giovanna di Sacco, imprenditrice. Con la miserevole dichiarazione dei redditi ti aspetteresti di trovarla alla mensa Caritas, non sul suo yacht nei weekend. Dove è morta per attacco cardiaco.

Marco Caraccioli, in una Municipale da lui controllata mette il figlio pluribocciato. Ora ha il morbo di Gehring, malattia neurodegenerativa.

Anche sei siamo personalmente molto orgogliosi di questi risultati, lo scopo certo non è moltiplicare disgrazie, ma istituire un deterrente anti-malcostume di inaudita potenza ed efficacia.

STO PAESE LO FACCIAMO DIVENTARE LA SVEZIA!

ANZI NO, LA NORVEGIA!”

Questo farebbe Stockmann, questo faremo noi.

La rivoluzione civile a colpi di jatture:

Amo a tal punto il mio paese che preferirei rovinarlo,

piuttosto che vederlo prosperare nella vergogna

Al momento il tutto è confuso.

Volutamente: è come per la grande cucina. Prendi due cose che non c’entrano nulla tra loro, ma veramente nulla. Rischi un po’, ma se si amalgamano hai svoltato!

Antonello Taurino, attore, comico, è diplomato presso la scuola SAT “La Scuola dopo il Teatro” di Jurij Alschitz e presso la “Scuola Internazionale di Teatro – Kuniaki Ida”), Ha partecipato a Zelig Off e Zelig Arcimboldi con “Il Clerico Vagante” e “Il Teatro senza conflitto”. Da circa dieci anni alterna in tutta Italia recital comici (“Comedian”) a spettacoli di vario tipo “Il Diavolo. Il sogno di Ivan Karamazov”; “Tuz&Bach”, “Miles Gloriosus, ovvero morire di Uranio Impoverito”. Ha lavorato con Compagnia delle Formiche, Teatro dei Filodrammatici, Koreja.

Uno spazio è fatto dalle persone che ci vivono.
Che ci transitano. Che ci passano. Anche per poco.
Uno spazio è tale se è vivo, è vivo se dentro c’è gente viva.
Non c’è casa senza qualcuno che ci abita.
Non c’è strada senza qualcuno che la attraversi.
E questo mi sembra ovvio.

Lo spazio è L’Italia. Una ricerca sul senso civico, civile, degli italiani. Il loro “Noi”, quello che scatta solo alle partite dei Mondiali
“Tra le tante straordinarie qualità che ha il cuore degli italiani, nessuna appartiene alla collettività” (Stehndal).
“Stiamo giocando bene!” (Bruno Pizzul)

Il disprezzo per la cosa pubblica è lo spazio che intercorre tra un italiano e un altro, laddove i due non si conoscano.

Se non ti conosco ti frego.
Se sei mio amico ti aiuto.
E infatti, quello è un figo perché “è amico di tutti”.
Ma perché criticare un atteggiamento finalizzato a conoscere tanta bella gente? Si, la capacità nelle relazioni sociali sono l’unica forma di meritocrazia che ci siamo concessa.

Il rapporto con lo spazio non c’è. C’è il rapporto con gli italiani.
E queste stanno ovunque. Con la loro speranza di cambiamento. Se lo vogliono veramente.
Che spazio abita la speranza? Che forma ha il cambiamento? In che spazio vive il senso civico?

Uno spazio tutto mentale comunque uno spazio ce l’ha.

Lo Stato? Meglio un gruppo di amici. Di poche persone.

Lo spazio è una forma, e la forma qui è quella di una fila alla posta, sgangherata, irregolare e chiassosa, come solo in Italia può essere.

“Come osa dirmi questo! Lei non sa chi sono io!”

“Allora il suo Ufficio Stampa ha dei problemi”