UNA STORIA ZEN

La Trance mask, tecnica elaborata da Keith Johnstone fondatore del Moose Loose Theatre (Calgari, Canada) e portata attualmente avanti da Steve Jarand in una ricerca che fonde le tecniche utilizzate dagli stregoni voodoo del Burchina Faso al teatro di improvvisazione moderno, permette di esplorare un lato prettamente viscerale del rapporto attore- maschera, con il risultato di un personaggio vivo e vegeto, autentico nell’istintività, totalmente primitivo nella parola come nei comportamenti, pertanto da istruire alla vita reale. Questo personaggio in scena mostrerà un’assoluta spontaneità, proprio come quella di un bambino al quale tutto è concesso. Come si può dedurre il risultato è oltre che imprevedibile, esilarante, i colpi di scena e l’innocenza dimostrata da queste figure ricorda senza dubbio i clown dei primi del secolo per la capacità di far apparire una cosa semplice come bere un bicchier d’acqua un problema insormontabile.

La full mask invece priva dell’uso della parola, proprio per questa assenza lavora su un piano decisamente più poetico dove il gesto e il “sentire” sono l’unica forma di movimento che consente come per magia alla maschera un cambio di espressione .

Una Storia Zen”
è la rivisitazione di una vera e propria leggenda-espediente Buddista Zen reinterpretata e rivissuta nell’attualità senza per questo perdere il messaggio originale in essa contenuto.

ESASPARANDO GODOT

La Trance mask, tecnica elaborata da Keith Johnstone fondatore del Moose Loose Theatre (Calgari, Canada) e portata attualmente avanti da Steve Jarand in una ricerca che fonde le tecniche utilizzate dagli stregoni voodoo del Burchina Faso al teatro di improvvisazione moderno, permette di esplorare un lato prettamente viscerale del rapporto attore- maschera, con il risultato di un personaggio vivo e vegeto, autentico nell’istintività, totalmente primitivo nella parola come nei comportamenti, pertanto da istruire alla vita reale. Questo personaggio in scena mostrerà un’assoluta spontaneità, proprio come quella di un bambino al quale tutto è concesso. Come si può dedurre il risultato è oltre che imprevedibile, esilarante, i colpi di scena e l’innocenza dimostrata da queste figure ricorda senza dubbio i clown dei primi del secolo per la capacità di far apparire una cosa semplice come bere un bicchier d’acqua un problema insormontabile.

La full mask invece priva dell’uso della parola, proprio per questa assenza lavora su un piano decisamente più poetico dove il gesto e il “sentire” sono l’unica forma di movimento che consente come per magia alla maschera un cambio di espressione .

esasperando Godot” è il risultato di un lavoro sul testo del capolavoro del teatro dell’assurdo di Samuel Beckett, applicato alle Trance Mask

Lo spettatore si renderà conto ben presto che l’assenza della parola lascia spazio a un altro forte legame con i personaggi, un legame fatto di risate e sospiri dove il tempo perde i suoi parametri.

RISVEGLI SOTTO COPERTA

La Trance mask, tecnica elaborata da Keith Johnstone fondatore del Moose Loose Theatre (Calgari, Canada) e portata attualmente avanti da Steve Jarand in una ricerca che fonde le tecniche utilizzate dagli stregoni voodoo del Burchina Faso al teatro di improvvisazione moderno, permette di esplorare un lato prettamente viscerale del rapporto attore- maschera, con il risultato di un personaggio vivo e vegeto, autentico nell’istintività, totalmente primitivo nella parola come nei comportamenti, pertanto da istruire alla vita reale. Questo personaggio in scena mostrerà un’assoluta spontaneità, proprio come quella di un bambino al quale tutto è concesso. Come si può dedurre il risultato è oltre che imprevedibile, esilarante, i colpi di scena e l’innocenza dimostrata da queste figure ricorda senza dubbio i clown dei primi del secolo per la capacità di far apparire una cosa semplice come bere un bicchier d’acqua un problema insormontabile.

La full mask invece priva dell’uso della parola, proprio per questa assenza lavora su un piano decisamente più poetico dove il gesto e il “sentire” sono l’unica forma di movimento che consente come per magia alla maschera un cambio di espressione .

Risvegli sottocoperta”, è una breve comedy generata dai postumi di una sbornia e dalle sue imbarazzanti conseguenze.

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Il gruppo Anam nasce dal desiderio di tre artisti di esplorare l’infinito potenziale della maschera e dalla sua possibilità di aprire finestre che si affacciano sull’ inconscio umano.

Daniele Pettinau, che già aveva esplorato la maschera della “Commedia Umana” con Fabio Mangolini, decide di approfondire la ricerca con l’uso di questo strumento con i Familie Floez e con Steve Jarand del Loose Moose Theatre; è infatti in occasione di un master con Steve che incontra Simone Tani che già da tempo seguiva il percorso formativo del Loose theatre a Calgari (Canada). I due oltre all’amore in comune per la maschera scoprono di venire dalla stessa isola : la Sardegna; si aggiunge al duo un’altra ”isolana”, Jude Claybourne (London) anche lei allieva di Steve ,improvvisatrice, scrittrice e costruttrice di maschere. In Danimarca nella fantastica cornice del Odsherred Theater School di Nykobing, cominciano la collaborazione elaborando delle improvvisazioni con le Full e le Trance mask, l’ottima sintonia lavorativa li porta a continuare il lavoro di costruzione e ricerca su questo sempre più vorticoso strumento investigativo dell’animo umano.