Napoli

Due Fratelli

di Fausto Paravidino

con Raffaele Ausiello, Simona Di Maio, Stefano Ferraro
voce registrata: Larissa Masullo
supporto tecnico: Antonello De Leo
regia: Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo

Il testo di Paravidino è Vincitore del Premio Riccione Teatro 1999 e del Premio Ubu 2001 per la migliore novità italiana; “Due fratelli” di Fausto Paravidino è la storia della convivenza fra tre ragazzi: i fratelli Boris e Lev e la loro coinquilina Erica.
Sono giovani della società del benessere, istruiti, ironici e, a momenti, divertenti, aggrovigliati in un vortice di parole senza scopo, ciondolanti in una cucina di un appartamento lontano da casa, privi di obiettivi – anche quotidiani, anche minimi.
Nessuno prepara un esame universitario, nessuno ha un impegno di lavoro, ma tutti sono impegnati a fare i conti con la propria nullafacenza e con l’apparente mancanza di problemi da risolvere.

Una storia raccontata dall’autore che si limita alle parole pronunciate, drammaturgicamente avaro di note extra-dialogiche e d’indicazioni generiche sui personaggi (età, aspetto fisico, provenienza etc.). Una storia nel segno di una neutralità palese, anche morale, in cui Paravidino non lancia messaggi né distribuisce torti e ragioni ai personaggi da lui creati, senza per questo impedire l’impatto emotivo del lettore sul testo.

Coerentemente con questa lettura, e valutata la storia come rappresentativa di una parte dei giovani degli ultimi vent’anni in questa fetta di mondo, l’idea di messa in scena è quella di colpire lo spettatore con la cocente plausibilità della violenza che vive tra le righe e tra le azioni del testo. Il pubblico siede nella casa in cui si svolge l’azione, testimone diretto e non uditore ‘protetto’ dal distacco palco-platea. Per questa stessa ragione, i sensi chiamati in causa, oltre l’udito e la vista, sono anche l’olfatto (l’odore di caffè o delle arance) e il tatto (la sedia trema se Lev o Boris fanno volare i piatti). Gli effetti audio e le luci sono quasi del tutto azzerati, per lasciar posto agli attori.
I cinquantatré giorni della storia sono compressi in cinquantacinque minuti. Il trascorrere del tempo è segnalato dall’angosciante ticchettio di un orologio e la scansione delle ore da una voce robotica e inespressiva, che non dà scampo a giudizi e commenti.

Come a dire: questa è la storia, anzi questa è una storia. Che sia accaduta o meno non ha molta importanza, poiché sta accadendo in questo momento, dinanzi ai convenuti.

due fratelli

Teatro In Fabula è un collettivo aperto, inclusivo, formato da giovani attori con un intento comune: fare teatro per qualcuno che assiste. Indaghiamo l’essenziale, la parola scritta e l’ascolto. Avversiamo l’urlo fine a se stesso ed il gesto incontrollato. Tentiamo di donare al pubblico il piacere di una fabula, fatta di azioni coerenti e accadimenti, non di chiacchiere e nemmeno informazioni. Non disprezziamo il fallimento: consapevoli che il teatro ha in sé la morte, che lo spettacolo quando è finito già non esiste, ci imponiamo di non accomodarci su forme acquisite e di non decretare come assolute e inamovibili le verità conquistate.

www.teatroinfabula.it