Napoli

P.O.V.
Per Ora No

Progetto di Giovanni Del Monte e Fabio Rossi
Con Giovanni Del Monte e Fabio Rossi
Installazione sonora Giuseppe Stellato

“Quando tu fai qualcosa al di là della voglia, la voglia della voglia, questo è il porno. È una svogliatezza. […] il porno è ilmanque, è quanto non è, è quanto ha superato se stesso, è quanto non ha voglia…” cit. C.B. Partendo da questa citazione e interpretandola in maniera assolutamente libera, abbiamo deciso di intraprendere un viaggio, ancora per molti verso ignoto, che abbiamo intitolato in questa prima fase ”Per ora no”, attraverso la parola “porno”, indagandone la poetica, l’esteticità, la bestialità, il linguaggio verbale-visivo, il suono, il gioco delle parti, la natura del tutto umana del termine e, in questo contesto, quello umano, il porno diventa una linea di confine tra quello che si è e quello che non si è, e quello che non si è e quello che si vorrebbe essere. Quella stessa linea di confine che ci solletica sulla messa in discussione e sulla messa in crisi del concetto di pudore-decoro. Il nostro progetto sul porno è inteso, quindi, come un “per ora no”, come un cartello posto all’ingresso di un teatro con su scritto “torno subito”.

METODOLOGIA DI LAVORO
Abbiamo iniziato e condiviso un percorso artistico lungo dieci anni. Il nostro primo lavoro parlava, attraverso la metafora di uno splendido libro,”Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, dell’occupazione del teatro Dubrovka da parte dei terroristi ceceni. Oggi vogliamo “disoccupare” il teatro, inteso come luogo, uscirne, liberarlo da noi e dagli spettatori; sporcarci nuovamente di vita per rientrarci più motivati e nutriti. Il vostro progetto lo accogliamo come uno stimolo, come una “provocazione”, come una prima indagine su un percorso che ci vedrà impegnati, per tutto il tempo che sarà necessario. Per noi essere osceni, inteso come fuori dalla scena, è ormai da diverso tempo una convinzione di lavoro. Già da qualche anno, abbiamo abbandonato l’idea del “prodotto finale”, occupandoci e preoccupandoci più dell’esperienza di costruzione, della fase, più comunemente definita ” periodo di prova”. Ci interessa l’esperienza e non la “bomboniera”. Ci interessa l’atto di “defecare” e non “l’escremento finale”. ”L’escremento” lo utilizziamo come concime per nutrire e nutrirci, per rafforzare i nostri corpi e le nostre menti e consentire loro di continuare il percorso intrapreso. Gli appuntamenti come quello dell’Altofest, ci consentono di mettere in ordine gli appunti di viaggio, per poi continuare la rotta sicuri che si sta sempre trattando una materia viva. La messa in discussione di quello che si realizza man mano che si crea è per noi indispensabile, fondamentale. Trattare l’escremento-prodotto nella stessa maniera in cui lo scultore lavora la pietra grezza, scovando la figura che urge dentro di lui, o meglio, dentro la pietra stessa. Picasso diceva : “Io non cerco, trovo”. Ecco, noi non cerchiamo nulla, noi agiamo, noi viviamo lo spazio e, così facendo, entriamo in contatto con le cose che ci circondano. Togliere invece di aggiungere. Fare in modo che sia il luogo in cui andare a lavorare, qualora si manifestasse la possibilità, ad influenzarci e così andandone a sondare la rotta e a determinarne la condotta.

 

Del-Monte-+-Rossi-P.O.V

Giovanni Del Monte e Fabio Rossi 
Abbiamo iniziato e condiviso un percorso artistico lungo dieci anni. Il nostro primo lavoro parlava, attraverso la metafora di uno splendido libro,”Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, dell’occupazione del teatro Dubrovka da parte dei terroristi ceceni. Oggi vogliamo “disoccupare” il teatro, inteso come luogo, uscirne, liberarlo da noi e dagli spettatori; sporcarci nuovamente di vita per rientrarci più motivati e nutriti.  Per noi essere osceni, inteso come fuori dalla scena, è ormai da diverso tempo una convinzione di lavoro. Già da qualche anno, abbiamo abbandonato l’idea del “prodotto finale”, occupandoci e preoccupandoci più dell’esperienza di costruzione, della fase, più comunemente definita ” periodo di prova”. Ci interessa l’esperienza e non la “bomboniera”. La messa in discussione di quello che si realizza man mano che si crea è per noi indispensabile,  fondamentale.  Abbiamo deciso di intraprendere un viaggio sulla pornografia, ancora per molti verso ignoto, che abbiamo intitolato ”Per ora no”, indagandone la poetica, l’esteticità, la bestialità, il linguaggio verbale-visivo, il suono, il gioco delle parti, la natura del tutto umana del termine e, in questo contesto, quello umano, il porno diventa una linea di confine tra quello che si è e quello che non si è, e quello che non si è e quello che si vorrebbe essere. Quella stessa linea di confine che ci solletica sulla messa in discussione e sulla messa in crisi del concetto di pudore-decoro. Il nostro progetto sul porno è inteso, quindi, come un “per ora no”, come un cartello posto all’ingresso di un teatro con su scritto “torno subito”.

Portare il teatro fuori dal teatro, cambiare il terreno di gioco è, per noi, un’esigenza mentale, ma soprattutto fisica. La necessità di cacciare fuori dalle mura del teatro il linguaggio teatrale stesso per crearci la possibilità di vedere come questo può connettersi e dialogare col tessuto sociale. Avvicinarsi allo spettatore, renderlo in qualche modo parte del processo creativo, abitare quei luoghi che sono quasi esclusivamente ad uso quotidiano del cittadino, trasformarli attraverso i nostri corpi, attraverso una suggestione da condividere,in un rapporto osmotico che fa di quei luoghi, di quei cittadini, di quei performers, un unico corpo e un unico luogo. Altofest ci dà la possibilità di lavorare liberamente su questi presupposti.