Napoli

Chimera, nel panorama Vesuvio

di e con Serenella Martufi e Francesco Moraca

Esiste solo l’uno, solo l’uno esiste
l’uno solamente, senza il due.
M.G

Risalendo per la collina ci affacciamo sulla strada che ci ha condotto qua sopra. Si accalcano persone, motorini, voci, momenti, tensioni, cadute, fuochi d’artificio, voci roche. Da questo terrazzo, quasi isolato dal reiterarsi della città, abbiamo il privilegio di una prospettiva più ampia, di uno sguardo sul paesaggio in cui normalmente agiamo, e spesso ci sbattiamo.

Nel paesaggio, adesso, possiamo riconoscere la storia del luogo in cui abitiamo, riconosciamo i solchi del nostro tempo e quelli sulle teste dei nostri interlocutori. Da questa distanza proiettiamo (protetti) le parole che da tempo chiediamo che vengano accolte.

Guardando dall’alto, offriamo i nostri occhi per seguire le linee del disegno di cui tutti facciamo parte. La Chimera è il paesaggio che inafferrabile ci parla di noi nel momento stesso in cui lo guardiamo.

Martufi-Moraca-chimera-nel-panorama-Vesuvio

Nata a Cagliari lei, 1985, e a Napoli lui nel 1976

Nel nostro primo lavoro, il magazzino di una libreria è diventato il punto di partenza di una scelta di vita che abbiamo potuto far percorrere al pubblico fino al sesto piano dello stesso edificio, dove celebrare la festa di una consapevolezza.
S. Martufi / F. Moraca

Serenella Martufi – raccontata da Francesco Moraca

Salvare il mondo? O prendere parte al migliore dei mondi possibili? That is the question!
Per conoscere e amare? Eccomi!
Per penetrare e accogliere? Voilà!
Per ondeggiare col tutto e forse cadere? Here I am!
Por hoy, por magnana, por todos los dìas.
Lo giuro.

Francesco Moraca – raccontato da Serenella Martufi

La sua terra era una terra di vulcani che sapeva tremare. Lui lo sapeva e aveva visto la gente uscire per strada a gridare, a guardarsi e parlare quando la terra tremava. E non capiva allora, guardando dal quadrato della sua stanza, come facevano quei palazzi intorno a fare finta che tutto fosse normale, rettangolare e normale. Non potevano contenere tutto, quei perfetti rettangoli da cui si stendevano i panni e in cui davano da mangiare. Allora rientrò nella stanza, si arrampicò sullo schienale del divano e divenne altissimo abbastanza per afferrare un pinocchio che infatti era tondo.
Lo riconobbe, si muoveva a scatti, voleva sembrare un quadrato, ma quel pinocchio era tondo. E allora se la prese quella rotondità, se la prese e se la infilò in petto, e lei, la rotondità, da dentro piano piano iniziò a viaggiare, a trasformarlo. Non fu semplice, si stava trasformando, sapeva cosa non era, ma non cosa sarebbe diventato adesso. I libri gli cadevano di mano, pesanti rettangolari e austeri, parlavano per linee e rette e non per gesti, e gli scivolavano continuamente di mano. E allora capì, capì che doveva scendere per strada per scoprire se era possibile attraversare da solo una terra che trema. Solo il pallone poté portarsi dietro, quello era sempre stato rotondo e adesso gli faceva riconoscere la nuova forma che stava diventando, i suoi gesti e i suoi scatti. Camminava, camminava lungo la strada, nei vicoli e nelle piazze, e a volte aveva paura, perché in un mondo senza spigoli anche l’orizzonte non è netto. L’unica certezza, era che non poteva più rientrare nei rettangoli dei palazzi delle regole. Oramai era uscito, la strada lo aveva riconosciuto e se lo era preso. Scese nella caverne di tufo, salì nei mausolei più antichi, attraversò il mare e tornò indietro, salì su delle torri e chiese se qualcuno un po’ rotondo come lui volesse seguirlo. E allora vide che non era solo, che i suoi confini erano diversi, e fu così netto questo cambio, questa trasformazione, che persino gli occhi che lo avevano generato e lo avevano sempre considerato un quadrato, lo amarono rotondo come era diventato, morbido e danzante sopra la terra che ogni tanto trema, ma sempre imperterrita insieme a lui, respira.

Martufi / Moraca raccontati da TeatrInGestAzione

Francesco Moraca. Conosciuto durante le nostre prime esperienze teatrali e poi felicemente ritrovato per Alfredo #On Air.
Ritrovandoci, abbiamo capito che seppur lontani nello spazio e nel tempo le nostre strade hanno corso insieme. Per questo ciò che ci unisce è un’etica basata sull’onestà e il dono, in una pratica d’inclusione del territorio, usando il teatro come mezzo e non come fine, rispondendo per questo alla necessaria cura dei propri strumenti, attraverso la ricerca costante di un linguaggio che riunisca il pubblico alla scena. Negli anni che ci hanno separato, a Francesco si è unita Serenella Martufi. Giovane mente critica e attenta ai nuovi percorsi della scrittura di scena, segugio che stana il germe prima ancora che sia innestato. Insieme hanno presentato il loro studio ORA GUARDA IN ALTO nella prima edizione di ALTO FEST 2011, che ha inaugurato un sodalizio artistico basato sulla possibilità di modificare il piano reale delle relazioni, dei luoghi e degli oggetti, semplicemente aprendo delle porte e gettando dei ponti tra i propri percorsi e il pubblico, in una ricerca tesa all’incontro tra voce e corpo nel verso poetico.