Roma

Anime in Disuso

danza: Marta Capitani, Pamela Caschetto, Miranda Secondari
suono: Adam Bourke

Esempio di EcoProgettoUrbano:
Scegliamo un cortile privato, che contenga al suo interno oggetti in attesa di smaltimento. Scegliamo un oggetto la cui anima comunichi in modo pregno e denso la sua necessità di essere riadattato ad oggetto scenico. Lo lavoriamo, lo disinstalliamo, lo coloriamo, lo riadiattiamo, gli diamo nuova vita. Creeremo intorno all’oggetto e allo spazio prescelto un’installazione, in cui l’oggetto che ha “abitato” nella sua vecchia veste possa riprendere vita attraverso una ristrutturazione fisica(se necessaria) e una rivisitazione artistico/performativa, attraverso il suo coinvolgimento nel processo creativo. I danzatori opereranno in live, con materiali sonori e danzati composti e sperimentati direttamente nell’interazione con l’oggetto e il luogo fisico prescelto. Le danze partiranno da un lavoro sul contatto con l’oggetto, sulla morbidezza di un corpo che si adatta alle superfici e alle forme, per poterne cogliere anche rimandi evocativi, narrativi ed emotivi. Si può prevedere la localizzazione in differenti cortili o terrazzi con differenti oggetti.

“La scena è un volume materico denso e propagatorio, in cui le energie sottili e gravi dei corpi si diffondono e permeano i corpi degli osservatori.

Danza che segna la scena come fosse una tela, la tocca appena talvolta, o affonda con pennellate decise, lento e magmatico plasmare”.

Anagrama-anime-in-disuso-1

Anagrama è un gruppo che nasce nel 2009 da tre danzatrici (Marta Capitani, Miranda Secondari e Simona Zaccagno). L’etereogenità degli ambiti formativi e delle personalità conduce il gruppo ad una continua indagine intorno all’arte, alla danza e al corpo. La danza di Anagrama è intesa come scultura della tridimensionalità -spazializzazione volumetrica del corpo- e ricerca in interazione con differenti ambiti artistici (suono, arti visive, installazioni sceniche). Grande attenzione Anagrama pone alla creazione del materiale sonoro e alla sua rielaborazione in tempo reale, grazie alla collaborazione con il sound designer Adam Bourke. Nel 2009 Anagrama produce i primissimi lavori del collettivo: Perimetrale Astratto, Kroma e Optico (prodotto col sostegno di Duncan3.0, vincitore Premio della Giuria Rossobastardolive 2010). Anagrama collabora sin dal 2009 con il regista Vincenzo Schino in un continuo scambio artistico e creativo.Nel 2010 produce l’installazione #2 per il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma, aprendosi a partecipazioni in eventi artistici di più ampio spettro. Realizza per “Non Solo in Azione” alle Colonne di San Lorenzo di Milano il site-specific Flaneur in collaborazione con la performer Luna Paese. In Aprile 2011 presenta la coreografia Dark Blooming presso il Teatro Ruskaja dell’Accademia Nazionale di Danza e un’anteprima adattata a spazi performativi extra-teatrali di Meta-Morphyco al Lanificio 159_ Magazzino dell’Arte, Roma. A giugno del 2011 Anagrama è ospite con lo spettacolo Optico al festival LaMaMa Moves! presso LaMaMa Experimental Theatre di New York City. In Dicembre 2011 MetaMorphyco è il progetto prescelto per il debutto al NAO PERFORMING FESTIVAL presso il Did Studio_La Fabbrica del Vapore di Milano, coprodotto da Ariella Vidach-AIEP e sostenuto da ASS.DEMETRA/Centro di Palmetta. In occasione di MetaMorphyco entra a far parte degli autori e danzatori stabili Pamela Caschetto. A Maggio 2012 l’ultimo progetto coreografico Uno, Nessuno e gli Altri Dentro di Te debutta al MACRO, Museo di Arte Contemporanea di Roma. In Agosto 2012 Anagrama sarà presente all’Aquila per intervento urbano all’interno del Festival Cantieri dell’Immaginario.

La ribellione e l’alternativa dell’artista è la sua ricerca e la condivisione di essa. L’artista crea toppe colorate e distorte, laddove il sociale ha rotto le maglie. Il danzatore è rivoluzionario oggi, perchè ascoltarsi e ascoltare gli altri è la sua priorità. La crisi non va urlata, va rovesciata, con altri mezzi, altro. Le linee di ricerca perseguite nel tempo dal collettivo si muovono su più fronti. Lavoriamo per il teatro, ma troviamo grande nutrimento dal confronto con i LUOGHI, custodi di un loro portato coreografico, architettonico, spaziale, plastico, materico, storico, sociale, antropologico, sonoro e visivo. Abbiamo lavorato ed “ abitato” spazi espositivi, ricreativi o spazi urbani. Amiamo confrontare la nostra ricerca con situazioni differenti, amiamo lo straniamento che l’inconveniente può apportare e la grande dose di creatività che mette in atto. Il confronto con gli osservatori diviene diretto e circolare. “Abitare gli spazi” attraverso il corpo per generare piccoli microcosmi da offrire al pubblico alla stregua di opere esposte, spostando gli osservatori in una differente prospettiva rispetto all’atto performativo. La performance si astrae dal tempo di realizzazione e narrazione e diviene opera aperta a tutte le possibili modalità osservative. Essa diviene principalmente visiva, percettiva ed esperienziale. Il pubblico è invitato a sorprendersi variando i propri punti di vista e a passeggiare e girovagare fra le opere viventi, creando il proprio percorso interpretativo ed emozionale. L’occhio dell’osservatore viene stimolato a spostarsi e fisica mente cercare ciò che in quel dato momento e in quel dato ambiente lo attrae, ciò che attira l’attenzione: tensione verso. Quel che ci interessa della danza è il suo essere connessa all’esistenza, incredibilmente presente e mutevole. Danza come plasticità della materia, che si manifesta nella sua potenzialità astratta di generazione di moti scultorei e tattili. Lo spazio del corpo diventa la materia deformabile stessa di sculture danzanti, sonore, visuali. Il danzatore si fa materia permeabile e mutevole. Se la danza ritrova l’originaria necessità e più che espressione si fa flusso, allora essa parlerà lo stesso linguaggio della natura, della fisica, di un organismo. Sarà un linguaggio che non sa cosa dice, ma piuttosto che cosa è.